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Recensione su Aphorism.it a cura di Annamaria Dulcinea Pecoraro

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Una recensione su Aphorism.it a cura di Annamaria Dulcinea Pecoraro (Delitti Progressivi) e che volentieri pubblico.
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Può la storia cambiare, costruire e intrecciarsi a vite? Quanto le parole possono guidare verso la verità e portare alla luce cose dal passato così misterioso?
Può una città essere l’incipit di tante atroci situazioni da trovare una linearità con quanto attualmente accade?

Questo è ciò che la mirabile penna di Claudio Aita produce. Vicende concatenate, legate a un particolare periodo storico, il più buio che imperversava, il 1300, l’inquisizione e nel cuore di Firenze. Un manoscritto dettagliato e con scomode confessioni, tanto da essere “criptato”  nel 1700 e sagacemente custodito fino ai giorni nostri.

Sarà per opera di Geremia Solaris, un quasi cinquantenne, incaricato da un suo ex professore universitario Luciano, a ricostruire ogni singolo dettaglio.
Ogni scoperta è una conquista, ma nel bene e nel male, porta involontariamente anche a una perdita e i personaggi che aiuteranno e depisteranno il protagonista non avranno facile vita.

Firenze diventa così la scenografia del romanzo, e dettagliatamente sono descritti luoghi e edifici, analizzando ogni particolare e dando al lettore quella spinta a voler conoscere e sapere.

Un thriller avvincente, che trova nell’equilibrio precario tra il potere e l’essere limitati, il coraggio di reagire, nonostante la società ostacoli e sia essa stessa mezzo che corrompe o illude di non poter essere in grado di farcela.
Solaris, oltre i suoi limiti e difficoltà, trova nell’umana posizione, quel guizzo per mettere a frutto il suo talento, ricostruendo un percorso storico non indifferente, trovando analogie con i fatti atroci e le inspiegabili morti del “Mostro di Firenze”.

Ognuno è artefice del proprio destino o forse il destino è già scritto  nel DNA d’ognuno. Cosa certa che la giustizia non sempre va di pari passo con l’obiettività.
Una catena di omicidi, bruciature, conti in sospeso, amori mancati o istintivi, che gareggiano all’unisono verso quello sprazzo di luce e pace del cuore.

Un romanzo affascinante che tra flashback e ritrovamenti lascia a bocca aperta e con il fiato sospeso e tra fantasia e reali protagonisti come il teologo Ubertino da Casale e l’inquisitore di Toscana Accursio Bonfantini, conferiscono alla “Città del Male” un fascino eterno.

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