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La città del male: il testo della bandella realizzato da una scrittrice di gialli

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La bandella è il risvolto interno della copertina dove, di solito, si trova scritto una descrizione succinta del libro. Ho chiesto a Maria Rosaria Perilli che, oltre ad aver letto il testo, è anche una bravissima giallista, di sintetizzare il contenuto di La città del male. Quando l’ho scorso la prima volta, sono rimasto davvero colpito.  Non vi stimola a passare immediatamente alla lettura del romanzo? Eccolo in anteprima:

Cosa hanno in comune i delitti del Mostro di Firenze, un manoscritto criptato del ‘700, un processo dell’Inquisizione del ‘300? Tempi così distanti che riesce quasi impossibile immaginare in dialogo tra di loro, un alternarsi di vicende in cui Geremia Solaris, uomo ormai giunto alla soglia dei cinquant’anni, tra equilibri instabili e pensieri suicidi sarebbe bastato scavalcare quella finestra, calpestare qualche tegola e lasciarsi, semplicemente, andare. Insomma, farla finita con questa buffonata di esistenza – diventa elemento di azione.

Tutto inizia con una mail di Luciano, suo ex professore universitario, che gli consegna, in allegato, un manoscritto da decriptare. Il Solaris, scettico e curioso a un tempo, tenta, riesce, e si ritrova così catapultato tra le oscure pieghe di una Firenze nella quale scorrono insospettati rivoli di sangue, nella voragine di un passato che ritorna e si fa presente e lo conduce a soluzioni amare, attese trepide, a pericolose realtà nascoste, a un finale di cui egli stesso è sconvolto protagonista.

Filo sottile che si dipana e ci conduce dal Medioevo a oggi: un monastero, il cadavere lacerato di una suora, un processo, un manoscritto ritrovato e ricopiato,  i delitti compiuti dal Mostro di Firenze; il continuo alternarsi di tempi e situazioni, personaggi di fantasia strategicamente uniti a personaggi storici – il teologo Ubertino da Casale e l’inquisitore “hereticae pravitatis” di Toscana Accursio Bonfantini – conferiscono a La città del male un fascino speciale e ne fanno originalità nel genere.

Dopo Le colline oscure, Claudio Aita ci avvince ancora e ancora ci sorprende con questo nuovo thriller nel quale la narrazione, pur periodica e intervallata, scorre come pellicola d’un film dalle insolite inquadrature e, tra le mani di un eroe inconsapevole e solitario, sfocia in colpi di scena e soglie di dolore.

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