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Dov’è la Vittoria? Storie di ordinaria idiozia

Vittoria prima guerra mondialeUn paio d’anni fa mi ritrovai a mandare a quel paese un parlamentare valdarnese che, commentando il 4 Novembre, anniversario della Vittoria, su facebook, aveva scritto di aver voluto presenziare a una commemorazione dei caduti della Grande Guerra perché essi “erano morti per la nostra libertà”.

“Per la libertà di chi?” è stata la mia domanda. E gli ho dato dell’ignorante prima di bannarlo. Quello che va sotto il nome altisonante di “Grande Guerra” fu un inutile macello che causò sofferenze indicibili e distrusse definitivamente la supremazia europea. Si parla di oltre dieci milioni di morti, ma sicuramente sono molto di più. Per l’Italia non esistono cifre attendibili, ma già quelle ufficiali sono agghiaccianti. 650mila morti, di cui 400mila al fronte, 100mila in prigionia e i restanti a causa di malattie contratte durante la guerra. 500mila  mutilati, invalidi o gravemente feriti e oltre 40mila con gravissime patologie psichiche dopo anni di trincea. Ma le cifre reali, e non le sapremo mai, sono sicuramente molto più pesanti. Probabilmente il doppio, se consideriamo i civili.

I miei nonni (come quelli di tanti di voi) hanno combattuto sul Monte Sabotino, sul Podgora e così via. Si tratta di luoghi distanti solo poche decine di chilometri dal mio paese di origine. Le montagne sono ancora piene di testimonianze di quell’immenso dramma. Combattevano davvero per la libertà? No di certo. Erano solo dei poveri cristi strappati alle loro famiglie e al loro lavoro di contadini da uno stato che fino ad allora non si era mai fatto vivo se non per riscuotere le tasse. Poveri cristi mandati a morire per una causa della quale non capivano, in fondo, praticamente niente. Gettati allo sbaraglio, baionetta alla mano, da ufficiali incompetenti desiderosi solo di far carriera e, pertanto, incapaci di discutere gli ordini assurdi di generali che se ne stavano al calduccio nelle retrovie, fra orchestrine e balli assieme alle loro consorti. Talmente impreparati che i primi giorni dopo la dichiarazione di guerra (solo per fare un esempio), quando si sapeva benissimo che le postazioni austriache erano quasi completamente sguarnite, in mancanza di ordini superiori che non arrivavano, si preferì aspettare, concedendo tutto il tempo al nemico per rafforzarsi e condannando così le proprie truppe agli anni di terribile vita di trincea che seguirono. Anni trascorsi nel freddo, nel fango, a patire spesso la fame e le malattie e, per giunta, con un equipaggiamento assolutamente insufficiente perché nessuno aveva voluto controllare o frenare chi speculava scandalosamente sulla qualità del cibo e dell’abbigliamento. In queste condizioni i nostri poveri soldati venivano mandati a morire per obiettivi chiaramente sbagliati e suicidi con le mitragliatrici dei carabinieri puntate nella schiena. Sapendo benissimo che le postazioni guadagnata a un costo altissimo non si sarebbero potute tenere. Il tutto, ovviamente, per la gloria dei Cadorna e dei Savoia che avevano importanti partecipazioni nell’Ansaldo, la maggiore industria produttrice di armi nazionale, e in altre aziende.

Morti per la libertà, certamente, ma per quella dei signori Krupp, degli Agnelli, degli Ansaldo. Ovvero per quelli che avevano tutto da guadagnare in una guerra palesemente inutile e alla quale l’Italia era assolutamente impreparata. Gli stessi che non risparmiavano denaro per foraggiare chi proclamava la necessità di intervenire nel conflitto, tale Benito Mussolini compreso.

Aggiungiamo le fucilazioni sommarie, anche di civili inermi da parte di solerti ufficiali. E la miseria, le privazioni patite dalla gente comune, soprattutto dai contadini che si vedevano portare via le braccia indispensabili per coltivare i campi.
Senza dimenticare che quell’eroica guerra, causata dallo scontro degli imperialismi europei (ovvero dagli stati ottocenteschi che in questi giorni molti di voi difendono a spada tratta), non risolse nulla. E fu, anzi, la causa dell’ascesa dei fascismi (con la benedizione degli industriali e dei Savoia) e dei drammi ancora maggiori della Seconda Guerra Mondiale.

Altro che libertà! E quella stessa “Vittoria” tanto strombazzata fu piuttosto una barzelletta, visto che il nostro glorioso esercito a Vittorio Veneto ci arrivò senza, in pratica, nemmeno sparare un colpo. Gli Imperi Centrali avevano perso altrove.

Invece di vuoti discorsi, ci vorrebbe, invece, una Norimberga contro questi criminali di guerra con le loro mani sporche di sangue e di denaro. Criminali che portano il nome di Savoia, Cadorna, Diaz, Badoglio e via di questo passo. Invece le nostre vie e le nostre piazze ostentano ancor oggi, in disprezzo a ogni verità storica, questi nomi. E mentre quei riquadri di marmo venivano appesi sui muri cittadini in bella mostra, gli ex combattenti e i poveri cristi erano costretti , in barba alle promesse di riscatto che la Vittoria avrebbe dovuto loro portare, a infilare le loro poche cose in una valigia e a emigrare.

Ma le vicende di questi, le fucilazioni, la disperazione dei soldati e delle popolazioni, non interessano a nessuno. Sicuramente non alla casta dei politici né di ora, né di allora. Ma nemmeno ai tanti che in questi giorni non hanno perso occasione per osannare la grandezza dello stato centrale, l’unica (secondo loro ) intoccabile panacea di tutti i mali. Da parte mia, da buon friulano, ovvero da appartenente a una nazione che ha visto troppe volte i paletti dei sacri confini patri sorvolare la propria testa, preferisco stare dalla parte degli ultimi, ovvero di quelli che non hanno mai avuto diritto a una storia e che, anzi, la storia l’hanno sempre subita.

Se davvero volete onorare quei morti e rendere loro giustizia, disertate le celebrazioni, gettate vie le corone con i colori di un potere che, anche in questo caso, ha dimostrato solo la sua malefica essenza. Se davvero volete che questa massa di disgraziati riposi in pace, giudicate i fatti storici per quello che sono davvero stati. Processate, con una nuova Norimberga, un’intera classe dirigente assassina e corrotta. E, soprattutto, smettetela di fare i difensori del potere seduti sulle vostre poltrone e con il telecomando in mano. Basta andare con il pensiero alla Spagna di questi giorni e altrove su questo sciagurato pianeta per capire che i Savoia e i Cadorna sono più forti che mai. Imparate qualcosa da quello scandalo chiamato storia. Perché conoscere davvero la storia, quella raccontata dai poveri cristi, è necessario più che mai. Per far sì che qualcosa cambi davvero.

 

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