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Scrivere un romanzo storico. Alcune riflessioni sparse – Seconda parte

Anche nel caso del romanzo storico vale il principio: “Scrivi di ciò che conosci“.  Non avventuratevi in contesti dei quali avete solo una vaga idea. A meno che non abbiate già messo in conto un grosso impegno a livello di documentazione e ricerca. Ricordatevi che il vostro lettore ideale, molto spesso, essendo un appassionato del periodo sul quale volete scrivere, ne ha una conoscenza non superficiale. E, di conseguenza, avrete ben poche possibilità di farla franca in caso incappaste in qualche errore. Il vostro lettore, non ve lo perdonerà.

Ricordatevi che, se ambite a diventare dei professionisti, non scrivete per voi stessi, ma dovete adeguarvi a quello che il lettore (generico) richiede. Ovvero, dovete scrivere per il mercato. Ma evitate l’errore di scrivere seguendo le mode del momento. Visti i tempi di gestazione e, soprattutto, quelli biblici degli editori, rischiate seriamente che il lettore legga il nostro testo, quando la moda sarà ormai passata. Meglio quindi, pur con un occhio ai gusti del potenziale pubblico e alle richieste dei grandi editori, puntare soprattutto su ciò che conosciamo meglio e su un’idea originale. Dovete avere i vostri modelli, è fondamentale. Ma ispirarsi e studiare lo stile è tutt’altra cosa rispetto al copiare. Perché, di fronte a una copia, si preferisce, di solito, l’originale. Distinguetevi, insomma.

Occorre, però, costruire un racconto che non vada contro quanto è universalmente noto da fonti storiche. Per questo un romanzo storico ha bisogno di una fase di ricerca e di raccolta di documentazione, anche se, soprattutto all’inizio, non si ha idea di che cosa effettivamente servirà. A parte la costruzione dell’ambientazione, la ricerca serve anche a evitare di inserire qualcosa di sbagliato. E, anche per il più piccolo errore, ci sarà sempre qualcuno che se ne accorgerà e che lo farà notare. La ricerca storica non deve necessariamente essere effettuata all’inizio, ma serve anche durante, per definire, e nella fase di revisione, per verificare.

Dato che scrivete di storia, non dovete aver timore a saccheggiare dal lavoro degli storici per trovare degli spunti. Utilizzare il loro lavoro è il modo migliore per apprezzarlo. Non sarebbe tempo sprecato, se è possibile, fare una ricognizione nei luoghi della vicenda o che possono ricordarla. Bisogna, insomma, respirarne l’atmosfera, viverla, immergersi completamente. Sentire come i vostri personaggi.

Molto facilmente, nel corso della narrazione, sarete costretti a spiegare fatti la cui conoscenza si presume non sia nota al lettore ma che è importante per la comprensione delle vicende del vostro libro.

Alessandro Manzoni, per fare un esempio, nei Promessi sposi interrompe la narrazione per inserire delle pagine che diventano vere e proprie opere storiografiche. Più spesso si utilizzano i dialoghi fra due protagonisti, di cose magari banali, ma che hanno lo scopo di istruire il lettore. Ovviamente, l’abilità dello scrittore sta nel far sì che questi brani si inseriscano armonicamente nel contesto, senza appesantire la trama e senza alcuna rigidità. L’importante è, in ogni caso, la coerenza interna, ovvero far capire che il protagonista è autorizzato a fare delle affermazioni perché ne ha le competenze o le informazioni (ad esempio, Casaubon, ne Il pendolo di Foucault può parlare perché è laureando e sta facendo una tesa sui templari). L’ormai anziano Adso, ne Il nome della Rosa, può scrivere di fatti che ha vissuto personalmente. E così via.

Ricordatevi di quanto abbiamo detto nell’articolo precedente circa il “contratto di veridizione” che si stabilisce fra l’autore e il lettore. L’inizio del racconto è fondamentale per catturare l’attenzione e la fiducia del lettore e immergerlo nell’ambientazione storica.

Il lettore desidera essere subito coinvolto nella vicenda. E, quindi, è meglio farlo subito, entrando direttamente in azione. Alcuni scrittori di successo cominciano con un dialogo, con un flashback, ecc.

E già nelle prime pagine bisogna dare un’idea del tipo di storia e dell’argomento trattato (commedia brillante, storia d’amore, divertente, tragica, indagine storica, ecc). Il trucco sta nell’utilizzare pochi elementi chiave per dare l’idea del periodo storico.

Anche nel corso del racconto, per creare l’atmosfera giusta è bene ricorrere a tutti i sensi. Una descrizione è più efficace se viene svolta un po’ alla volta, fornendo man mano i dettagli lungo il procedere della vicenda. Ricordatevi uno dei principi fondamentali della scrittura: “Show, don’t tell!“. Non raccontare tutto subito ma mantenere viva la curiosità del lettore.

Un altro problema fondamentale riguarda il linguaggio da utilizzare in un romanzo storico. Già Walter Scott, il padre del genere con il suo Ivanhoe (1771-1832) aveva fatto una scelta dettata dal buon senso: no al calco filologico che allontanerebbe la stragrande maggioranza dei lettori; allo stesso tempo, attenzione a evitare gli evidenti anacronismi. Questa è la soluzione pratica adottata in gran parte dei romanzi storici. Insomma, gli uomini devono parlare il nostro linguaggio, altrimenti risulterebbero troppo lontani dalla nostra esperienza quotidiana e l’identificazione del lettore con il protagonista, elemento fondamentale per la riuscita del romanzo, diventerebbe molto più difficile. Ma fatelo senza eccedere. E senza dimenticarsi che il vostro è un romanzo storico e quindi, deve essere ambientato in un contesto storicamente corretto.

Dobbiamo però tener presente che il comportamento, il condizionamento sociale e il linguaggio era in ogni caso diverso da quello che usiamo oggi. Una donna e un contadino si sarebbero espressi in una certa maniera. E un monaco avrebbe utilizzato un vocabolario sicuramente ben diverso da un contadino. Bisogna essere sicuri che ogni parola non troppo familiare al lettore moderno sia ben chiara nel contesto.

“Mai scrivere difficile. Mai costringere chi legge ad aprire il vocabolario. Il linguaggio non deve rappresentare un ostacolo” (Ken Follett)

Bisogna, infine, tener presente che molte parole hanno cambiato significato nel corso del tempo. E la tecnologia, e il contesto anche.

I personaggi e le vicende che li vedono protagonisti devono appartenere al periodo nel quale vivono. Devono pensare, agire, vivere nel modo appropriato al loro tempo. Per prima cosa, quindi, dobbiamo pensare all’ambiente che li circonda, alla loro età, condizione sociale, alla loro occupazione, ecc. E documentarci. I personaggi devono diventare talmente reali che il lettore possa immediatamente identificarsi con essi. Il lettore, come l’autore, deve diventare il protagonista e percepire la realtà tramite lui. Questa è la sfida più importante per uno scrittore, nel romanzo storico, come in qualsiasi altro genere.

I personaggi vanno presentati un po’ alla volta. L’importante è definire bene sin dall’inizio il protagonista e attirare l’attenzione su di lui. Gli altri è bene compaiano nella storia quando vi è una ragione che entrino in scena, preferibilmente, visti con gli occhi del protagonista. Questo è il momento per una breve descrizione fisica e di qualche altro dettaglio utile a fornire una prima impressione al lettore. Attenzione a non raccontare cose che il protagonista (se è suo il punto di vista) non potrebbe conoscere.

Ci sono varie possibilità sulla scelta di ambientazione e personaggi.

Alexandre Dumas (1802-1870), ad esempio, nei suoi racconti fa agire personaggi reali, come Luigi XIII, il cardinale Richelieu, il cardinale Mazarino, e attribuisce loro azioni che hanno effettivamente compiuto. Ovviamente bisogna che non agiscano in contrasto con quello che di loro si conosce. Accanto a loro, Dumas fa agire personaggi di fantasia che, per favorire l’immedesimazione del lettore, hanno una psicologia e un carattere valido non solo nel periodo in cui è ambientato il romanzo, ma anche nell’epoca del lettore. L’ambiente che fa da sfondo alle vicende è assolutamente reale.

Alessandro Manzoni (1785-1873), invece, utilizza personaggi reali ma sconosciuti al pubblico, come la Monaca di Monza o il cardinale Federico Borromeo. E fa risaltare così i protagonisti inventati del suo romanzo che agiscono con la mentalità dell’epoca, lontana talvolta dalla sensibilità del lettore. Anche il personaggio Lucia fu criticato per la sua freddezza, ma il suo atteggiamento era assolutamente coerente con una contadina dell’ambiente lombardo e di quel periodo.

In definitiva, trovare il giusto compromesso tra i gusti del lettore e le psicologie di personaggi lontani nel tempo è la sfida centrale del romanzo storico.

Riguardo la trama, un romanzo storico ha bisogno di un intreccio come capita per i romanzi tradizionali. Non bisogna fare troppo affidamento all’ambientazione storica altrimenti la storia rischia di perdere ritmo e diventare noiosa. Un romanzo storico deve essere soprattutto un buon romanzo.

L’eccesso di riferimenti storici, la pedanteria, aumentano anche il rischio di incappare in anacronismi.

Il racconto non deve avere un ritmo troppo lento. Se qualcosa non serve a far progredire la storia, anche se all’autore può sembrare interessante, è forse il caso di lasciarlo stare. Meglio evitare riferimenti a date, ad avvenimenti politici, se non strettamente necessari e optare per le “banalità”, per la vita vissuta. Meglio essere immersi nella vita di ogni giorno ed evitare tutto quello che “ingessa” il racconto. Un romanzo è un romanzo, non un libro di storia. E deve mantenere la sua veridicità.

Il contenuto del racconto deve essere tale da mantenere viva l’attenzione del lettore e mantenere un certo livello di drammaticità. In teoria, la vicenda dovrebbe svilupparsi in una serie di picchi (climax) man mano crescenti fino all’epilogo finale, soprattutto se il vostro racconto è un thriller o giallo storico. La fine di ogni capitolo, poi dovrebbe essere il punto nel quale il lettore non può abbandonare la lettura se vuole scoprire cosa accadrà. Per poi, magari, nel capitolo seguente parlare d’altro prima di riprendere. E la fine del libro, il fatidico ultimo capitolo deve essere il momento che giustifica tutto il racconto e nel quale tutti i fili della narrazione trovano il loro epilogo.

Per un romanzo storico è fondamentale creare un “effetto di realtà”. E per fare questo è importante curare nei minimi dettagli l’ambientazione storica. Ma anche la vicenda narrata deve essere credibile in ogni sua parte. Per ottenere questo, spesso, si utilizza una testimonianza contemporanea ai fatti che vengono raccontati nel testo (Adso nel Nome della rosa, l’Anonimo nei Promessi sposi). Di solito, in questo caso, l’autore segnala la fonte (certa o presunta che sia) nella prefazione o nota introduttiva e poi lascia che il racconto segua la sua strada.

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