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Scrivere il Medioevo: istruzioni per l’uso. Parte 2 – La tecnologia, le abitazioni, gli abiti

Continuiamo a parlare delle nozioni di base che uno scrittore interessato al medioevo dovrebbe avere, in modo da evitare pericolosi anacronismi. In questo articolo accenneremo brevemente alla tecnologia e ad alcuni aspetti della vita materiale. Il vostro personaggio cosa troverebbe nel suo ambiente? Ad esempio, un mulino. Ma di che genere? Ribadiamo che , rispetto a oggi, l’uomo medievale aveva meno mezzi per agire sull’ambiente, per utilizzarlo o per difendersene. Eppure il medioevo è stato un periodo di grandi innovazioni (o di riscoperte) nell’ambito della tecnologia e dello sfruttamento delle risorse. Innovazioni che hanno inciso profondamente nella vita materiale e, talvolta nei rapporti sociali. Saperlo è fondamentale anche perché la tecnologia, i materiali, ecc. che il vostro protagonista avrebbe trovato sarebbero stati molto diversi a seconda dell’epoca nella quale avete deciso di farlo agire. Sono elementi che, se vi occupate di thriller o di romanzi storici, non potete ignorare. Anche perché se vi rivolgete a un lettore interessato all’ambientazione medievale dei romanzi, dovete mettere in conto che egli, appunto perché interessato, di norma ha una conoscenza non superficiale del periodo. E se scopre un’errore, un incongruenza, salta quel rapporto di fiducia che è la base della riuscita di un romanzo.

Di sicuro, i metalli erano molto meno disponibili di oggi. Ma il ferro, ad esempio, già in epoca merovingia era di ottima qualità. Sappiamo da analisi effettuate principalmente sulle spade che in questo periodo i fabbri erano in grado di ottenere acciai perfettamente temperati e resistenti. La produzione di metallo, prima destinata quasi esclusivamente alla fabbricazione di armi, dal sec. XI in poi poté essere destinata anche agli strumenti destinati alla lavorazione del legno e la pietra, oltre che gli strumenti per i lavori agricoli (aratri, falci, ecc.). Questo non dipese dalla maggiore quantità di minerale estratto (le miniere, come in epoca classica rimangono per buona parte a cielo aperto) ma dal miglioramento delle tecniche di fusione e dal moltiplicarsi di forni che videro l’applicazione sistematica di mantici idraulici. Il che permise di aumentare la potenza del fuoco e le temperature. Tecnica, questa, che avrà effetti positivi anche nella fabbricazione del vetro, dei laterizi, delle ceramiche ecc.

L’utilizzazione dell’energia idraulica è uno dei progressi più importanti realizzati nel corso del medioevo (sec. XI-XIII). Una rivoluzione energetica che viene applicata alla frantumazione del minerale, alla lavorazione del metallo, alla concia delle pelli, alla produzione della carta, della canapa, ecc. E soprattutto per macinare il grano. Dal sec. XI si comincia anche a utilizzare la forza del vento. Il problema della trasformazione del movimento da circolare ad alternato fu risolto con l’albero a camme, già noto nel III sec. a. C. ma reinventato e divulgato nel secoli XI-XII. Il sistema biella-manovella che completò questa rivoluzione fu introdotto nel sec. XIV.

aratro medioevo scrittura claudio aitaIl metallo, comunque, non fu mai troppo abbondante e alcune tecnologie non poterono essere diffuse più di tanto per questo motivo. A lungo, comunque, la forma di energia più usata continuò a essere quella di origine animale o umana. Alcune semplici invenzioni, tuttavia influirono notevolmente anche in quest’ambito. Pensiamo alla carriola (sec. XIV-XV) o della ruota a cerchione e raggi, guarnita da placche di ferro o cerchiata. L’utilizzo degli animali da tiro fu reso molto più efficiente. Già nell’Alto Medioevo si cominciano a ferrare le bestie che, di conseguenza,  sono più stabili e si affaticano meno. Per quanto riguarda il cavallo, il collare da tiro poggia ormai sulle spalle dell’animale, invece di essere costretto a tirare con il collo strangolandosi. Il bue lavora con la testa (il giogo poggia sulle corna). Questo avrò conseguenze molto importanti nell’agricoltura, con la possibilità di usare aratri più pesanti su terreni più compatti e potendo appaiare gli animali invece di disporli in fila, oltre che nei trasporti su terra.

agricoltura miniaturaC’è da notare che coloro che, avendo le disponibilità finanziarie, avrebbero potuto far progredire le tecniche (molte delle quali confinate nel settore delle armi) non lo facevano perché non ne sentivano la necessità. I nobili hanno realizzato il minimo indispensabile (ad esempio nella costruzione dei mulini o migliorando le strade) per aumentare le rendite di un sistema produttivo che rimaneva bloccato. Ai contadini rimaneva solo l’indispensabile per sopravvivere. Al contrario, i signori hanno a lungo impegnato le loro ricchezze in spese superflue e improduttive. Solo i monaci, nella logica autarchica della Regola, hanno contribuito al miglioramento delle tecniche agricole. In particolare i cistercensi, obbligati a lavorare con le loro mani sulle loro proprietà, spesso in zone di nuovo dissodamento. E proprio per questo, non potendo contare su braccia servili, sono stati costretti a migliorare la produttività del lavoro agricolo. Ai cistercensi dobbiamo molte innovazioni e miglioramenti in ambito agricolo e, in particolare, dell’allevamento dei bovini e della lavorazione del latte. Sono loro, fra le altre cose, i padri della lavorazione del formaggio a pasta dura, il famoso “grana” della pianura Padana. Furono talmente efficienti che i loro prodotti, che sopravanzavano il fabbisogno dei loro monasteri, dettero origine a un vivace scambio commerciale.

Vista l’insicurezza generale dei trasporti, i progressi principali in quest’ambito, avvengono nel campo della navigazione marittima e fluviale con la comparsa di nuovi tipi di imbarcazioni, più larghe e rotonde e capaci di portare un maggiore quantità di merci e di navigare anche contro vento grazie al velame misto e al solido timone di poppa. Si è quantificato che, anche a cavallo, sulla terraferma era difficile percorrere più di 30 km al giorno (e, infatti, ancora nel Trecento le distanze si misuravano a “giornate”), con un’imbarcazione, in circostanze favorevoli si potevano raggiungere i 100 km giornalieri.

medioevo costruireVisto il predominio della foresta, il materiale da costruzione di base è il legno. Questo vale per per le case dei contadini, ma anche per i castelli che per lungo tempo in molte aree saranno delle torri di legno su dei poggi. Anche parti delle città e le chiese di molte aree sono di legno (il che spiega i frequenti e disastrosi incendi). Spesso lo scheletro di legno è rivestito di argilla, paglia e catrame, tutti elementi che si trovano in loco. Viene impiegata talvolta la terra cotta e seccata al sole sotto forma di mattoni o tegole ma anche questi materiali avranno il sopravvento sul legno solo dopo il medioevo. La pietra dentro un rivestimento di calce viene utilizzata soprattutto nei luoghi dove il territorio non può fornire legname da costruzione se non per le armature e le travi. La pietra viene tagliata solo per gli edifici più importanti (chiese, monasteri, palazzi cittadini, castelli).

Il vero problema è che possediamo pochissime informazioni su come fossero fatte le abitazioni in epoca altomedievale. Se ciò è quasi ovvio per le classi più povere, che vivano in costruzioni fatte di materiali molto degradabili, dobbiamo anche ammettere che non sappiamo praticamente anche degli edifici fatti costruire dai signori e dei potenti. Soprattutto nell’epoca fino al periodo carolingio. Per quanto questo possa apparire sorprendente, l’idea diffusa del castello fortificato fatto di pietra è quanto di più lontano possa essere dalla realtà di gran parte del medioevo. Gli scavi effettuati in gran parte dell’Europa non lasciano addito a dubbi. La residenza di gran parte dei nobili e feudatari non era altro che una torre di legno fatta costruire dal signore, sfruttando le corveés dei contadini, su un rilievo naturale che spesso veniva rialzato artificialmente. Si trattava di un modesto castello protetto da una palizzata, da una scarpata o da un fossato con altri edifici di servizio e spesso una cappella.
Per interi periodi non abbiamo tracce nemmeno dell’architettura religiosa, talvolta distrutta dalle devastazioni di popolazioni barbariche fino ad arrivare al “secolo di ferro” che è durato fino al sec. X inoltrato. Un esempio è costituito dall’architettura carolingia che sappiamo invece essere stata molto originale e con riferimenti classicheggianti. Non ne è rimasto praticamente nulla se non qualche traccia del corpo occidentale a torre di alcuni edifici sacri (il westwerk che sappiamo essere stato un’innovazione di questo periodo) e qualche piccolo edificio residuo, come la piccola Torhalle dell’abbazia di Lorsch, in Germania.

Le costruzioni medievali difendono poco dal freddo e dall’umidità. Le finestre sono piccole e generalmente senza vetri fino a un periodo molto tardo. A Firenze, abbiamo una documentazione dell’esistenza di finestre fatte di vetro nel 1333, quando se ne fa menzione nella documentazione dei danni causati dalla disastrosa alluvione di quell’anno. Nei migliori dei casi sono protette da teli spalmati di cera.  Gli ambienti sono quindi bui e pieni di spifferi. Per isolare, talvolta pochi tessuti o stuoie vengono posti su pavimenti di pietra o di terra battuta. Il camino a muro si afferma lentamente solo a partire dal sec. XI e sostituisce il braciere. Il tiraggio non era mai ottimale, quindi gli ambienti anche più prestigiosi erano fumosi e non particolarmente riscaldati.

Come facevano allora i nostri progenitori dell’età di mezzo a vivere in case così fredde? Possiamo affermare che c’era una diversa sensibilità. L’abbigliamento per gran parte del medioevo fu lo stesso per tutti, ricchi e poveri. A prescindere dalla ricchezza, tutti, laici, ricchi, poveri e religiosi, vestivano in lungo. Ovvero, coprivano tutto il corpo con i vestiti. Non c’era differenziazione fra abiti estivi e invernali. D’inverno si sovrapponevano più vestiti e quello più esterno, normalmente, era foderato di pelliccia (pregiata per i ricchi) ma di capretto e di pecora per gli altri oltre che di animali cacciati. In ogni caso, l’abito invernale offriva un’efficace protezione contro il  freddo. Solo nel sec. XIV assistiamo alla diffusione dell’abito attillato e alla conseguenza differenziazione fra moda maschile e femminile. E l’abito serve sempre più a ostentare la propria ricchezza e status sociale ed economico. E i predicatori cominciano a lanciare i loro strali contro la corruzione dei costumi. Soprattutto quelli femminili.

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