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Thrillernord. Recensione di “La Casa del Manoscritto Maledetto” a cura di Loredana Gasparri. 06/06/2019

Thrillernord. Recensione di "La Casa del Manoscritto Maledetto" a cura di Loredana Gasparri

Se pensate a Firenze come il faro luminoso di arte, cultura e storia che brillò da solo e ineguagliato nell’Umanesimo e nel Rinascimento, avete ragione.

Se pensate che lo fosse sempre e comunque, e la sua luce artistica fosse anche simbolo di rettitudine e onestà, no. In questo romanzo viene fuori un lato insospettabile di Firenze, talmente contrario al faro di luce di cui sopra, da indurre a pensare che qualcuno si sia messo in testa di attribuire atrocità infernali alla capitale dell’arte solo per calunniarla!

Ammetto che per un momento mi ha sfiorato questo pensiero, ma sono poco obiettiva quando si tratta di questa città che ammiro molto e che conosco poco, in concreto.

La casa del manoscritto maledetto, con questo titolo così drammatico da film horror, è il punto di partenza e il capolinea di un viaggio beffardo di scoperta del profondo inferno nero della città più bella del mondo. Il passeggero e Cicerone al tempo stesso è Geremia Solaris, esperto conoscitore e decifratore quasi infallibile di codici medievali, nonché proprietario di una vita a pezzi, svuotata e quasi annegata nel Chianti.

L’incarico di ritrovare il figliolo perduto e traviato dalla bella tentatrice del nobiluomo prossimo alla dipartita, è anche l’occasione per ritornare in sella, recuperare non solo denaro, ma anche credibilità e autostima. Tuttavia, qualcosa suono storto e malvagio, all’orecchio allenato di Geremia. Ha un certo passato alle spalle. Ha già incrociato persone pericolose, abituate a stare nell’ombra per maneggiare e proteggere segreti secolari e spaventosi. Talmente spaventosi da piombare nel blasfemo, nella malvagità più pura, nella negazione stessa della vita.

Se siete attratti dall’aura di mistero antichissimo e irrintracciabile che permea la massoneria e certe sette/organizzazioni più o meno coeve e non proprio dedite al Bene, e se non vi spaventa andare in cerca di verità terribili, allora questo libro fa per voi. L’autore è un esperto di storia medievale, ha uno stile scorrevole, a tratti ironico (Geremia e il suo tormentatissimo rapporto con il Chianti ne è un esempio), sempre molto professionale e rispettoso. E ha una capacità che non tanti autori di questo genere possiedono: trasferisce la sua competenza e le sue conoscenze al suo personaggio principale.

Nel momento in cui Geremia si ritrova a decifrare simboli complicati o riprodotti volutamente mancanti, a scovare coordinate camuffate brillantemente in testi e immagini, sentiamo che è lui che lo sta facendo.

Il personaggio diventa autorevole, allora, e noi lettori lo ascoltiamo con attenzione, quasi cedendo alla tentazione di chiedergli: dicci di più sull’argomento, per favore!

L’autore sorride compiaciuto e lascia che sia lui a condurre il gioco fino alla fine.

E che fine!

A cura di

Loredana Gasparri

delfurorediaverlibri,blogspot.com

 

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