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Recensione di “La Casa dei Manoscritti Maledetti” su La Stamberga d’Inchiostro – 06/06/2019

Una recensione apparsa sul blog “La stamberga d’inchiostro e che volentieri pubblichiamo. Voto, naturalmente, 5/5

È passato esattamente un anno da quando vi ho parlato di Claudio Aita e “Il Monastero dei delitti”, romanzo che mi aveva colpita per il personaggio, Geremia Solaris, decadente e intrappolato in un cupo loop dove non c’era una briciola di speranza se non la consapevolezza che lasciarsi vivere fosse l’unica soluzione per sopravvivere, almeno fino a quando non gli capita sotto mano la giusta sfida in grado di allontanare tutta la negatività. Allora era un documento, un rebus, l’inizio di un vortice di segreti, macchiati di sangue, le cui origini risalivano a un monastero del 1300.

La situazione non è migliorata. Geremia è ancora lo stesso uomo che affronta il dolore con la sua vecchia e fidata amica Chianti, l’unico elisir in grado di attenuare il vuoto lasciato dalla perdita della moglie, morta cinque anni prima. Immagini, luoghi, volti, ogni piccola cosa lo riporta a lei, a ciò che hanno condiviso e il senso di colpa lo ha spinto a barricarsi dietro un muro, dove nessuno è in grado di vedere quanto sia vulnerabile in realtà. Dietro il suo atteggiamento ostile infatti si nasconde un uomo che ha perso tutto, che non riesce ad andare avanti e che vive in balia delle sfide del destino, quelle che arrivano al momento giusto per staccare un po’ la spina dai pensieri dolorosi di sua moglie.

Un avvocato lo rintraccia per conto del conte Guidi per affidargli un compito difficile, ritrovare suo figlio, inghiottito dalle tenebre di una misteriosa donna, una che lo ha portato a fare piazza pulita dei suoi averi lasciando dietro di sé una debole traccia, un manoscritto antico di magia nera, il Libro delle Evocazioni. Seppur riluttante all’inizio all’idea di mettersi al lavoro su un nuovo caso, il suo istinto da studioso lo spinge a interessarsi per mettere chiarezza ai lati in ombra della vicenda.

Non è facile venire a capo di un mistero del genere, soprattutto se la strada è ricca di insidie, segreti e alcune pagine di un manoscritto di tale spessore mancano all’appello, quasi come un enigma già complesso di suo non fosse abbastanza. Per non parlare del volume stesso, “Il Libro delle Evocazioni”, un altro modo per aprire le danze a un ballo sanguinoso, dove sarà lo stesso Geremia a correre i pericoli più grandi. Andare in prima linea, rischiare, perché non si ha niente da perdere è questo che conduce il protagonista a camminare sul filo del rasoio, a fare un passo falso e salvarsi in extremis imparando qualcosa di più importante, qualcosa che va oltre i misteri da decifrare e scritti da tradurre.

Questa volta per Geremia si tratta di affrontare se stesso e il suo dolore, toccare il fondo e risalire per apprezzare, per quanto sia difficile crederlo, la vita che ha ancora da vivere. Ingarbugliato in una situazione di sofferenza assoluta, rabbia e frustrazione in cui è difficile scorgere uno spiraglio, Geremia ci catapulta in una storia in cui ogni cosa viene messa in discussione, dalla fede stessa al modo cui l’umanità vi si approccia, ma non è qui che finisce tutto, perché il bene e il male sono due forze equilibrate fra loro e l’una non può esistere senza l’altra così come il mondo non potrebbe esistere senza una delle due.

Ricercare quindi la verità non è necessariamente un male perché è solo mettendo in discussione ogni cosa che si potrà essere arricchiti da ciò che si scopre lungo il percorso e questo Claudio Aita ce lo dimostra con una storia che, oltre a catturare per il suo fascino, lancia un potente messaggio, invoglia chi legge a non accettare mai ciò che non può essere discusso o messo in discussione perché ogni cosa deriva dalla follia di un ignorante.

Non posso che consigliarvelo, è un romanzo che ho apprezzato anche perché mette in luce un personaggio caratterizzato abilmente, che mostra le sue crepe e non ha paura di superare i suoi limiti.

«Non avrebbe saputo darsi una spiegazione, ma c’era qualcosa che non gli piaceva di quel luogo. Una sensazione soltanto. Eppure, da tempo aveva imparato a fidarsi del suo istinto. E quel nome scritto sull’insegna, poi, avrebbe dovuto dirgli qualcosa, Ma cosa?»

Voto 5/5

Let’s talk about: La casa del manoscritto maledetto di Claudio Aita

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