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Recensione di “La Casa dei Manoscritti Maledetti” su librierecensioni.com

Librierecensioni.com a cura di Tatiana Vanini

In questo nuovo romanzo di Aita ritroviamo il protagonista conosciuto nell’opera precedente “Il monastero dei delitti”. Geremia Solaris è sempre più un uomo sconfitto, distrutto, carnefice di sé stesso, incapace di ogni reazione che non sia legata alla ricerca del fondo nell’ennesima bottiglia di Chianti. Un personaggio con mille difetti, come un brutto pezzo di anonimo minerale che nasconde al suo interno un diamante, con la capacità di brillare se solo qualcuno si prendesse la briga di percuoterlo nel modo giusto.
I colpi arrivano, nell’incarnazione di un giovane scomparso e in un manoscritto misterioso, criptico, che nessuno ha mai completamente violato svelandone l’oscuro segreto.
Attratto suo malgrado dalla sfida, Geremia riemerge dalla sua immersione alcoolica per confrontarsi ancora una volta con Firenze e la sua doppia faccia, immergendo il lettore in una ricerca antica, ma ancora viva, in un’indagine affascinante.
La trama de “La casa del manoscritto maledetto” affonda le sue radici nelle origini dei culti fenici, semitici e di conseguenza cristiani, nella religione professata da uomini perduti nei millenni, in quei riti che chiedevano sangue, uccisioni rituali in cambio di una vita prospera e feconda.
Le ricerche si svolgono tra i libri, nei detti non detti della Bibbia, nelle verifiche archeologiche, portando a galla un passato sordido, violento, crudele. Facile bollarlo come pratica primitiva ed estinta, ma con l’avanzare delle pagine la teoria acquista vigore, distorta logica, prove a sostegno.
Il manoscritto oggetto del romanzo va interpretato, trovandone la giusta chiave di lettura. Come lui Firenze, la città delle arti, della bellezza e della ricchezza, che nasconde nelle sue fondamenta un volto orrido e turpe, infetto. In perfetta armonia con questi postulati c’è il personaggio di Geremia, pessimo ed ottimo insieme, debosciato alcolizzato e fine genio capace di intuizioni che lo elevano sopra gli altri. Aita va oltre, continuando il suo romanzo e vestendolo di inganni, di figure che appaiono in un modo, ma possono essere tutt’altro, con la sua scrittura avvincente che parte con un ritmo blando per poi diventare sempre più serrato in una escalation di rivelazioni, scoperte, emozioni.
La produzione di questo autore trasforma in carta e parole la divinità di Giano, colui che possedeva due volti, perché le sue storie appaiono in un modo per poi rivelarne un altro, la verità sotto la menzogna, il pianto dietro il riso, come l’antico dio che guardava nel passato e nel futuro, legandoli indissolubilmente in una sequenza di causa ed effetto. Ciò che siamo e saremo dipende da ciò che siamo stati, e ne “La casa del manoscritto maledetto” le prospettive non sono rosee e vengono da anni rossi come il sangue.
Un thriller appassionante, una vicenda che si chiude lasciando aperti spiragli che possono portare a nuove avventure sul confine tra verità e fantasia, tra realtà storiche e contemporanee, perché se è vero che il male esiste, così deve essere anche per chi gli si contrappone.
(Tatiana Vanini)

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