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Scrivere il Medioevo: istruzioni per l’uso. Parte 1 – L’ambiente naturale

lupo medioevo scrittura claudioaita.it

Ambientare un romanzo nel Medioevo ha un suo fascino indiscutibile. Ma, prima di prendere la penna in mano o di battere le prime parole sulla tastiera del nostro computer, dobbiamo chiederci: siamo sicuri di conoscere questo periodo storico, fra l’altro lunghissimo?

Noi partiamo dal presupposto che le condizioni fisiche non siano poi cambiate molto dal medioevo a ora… cosa che non corrisponde a verità. Non per i fattori biotici (popolazione, variazione della flora e della fauna, ecc). Discutibile per l’uomo stesso (biologia, fisiologia, psicologia, caratteri somatici, ecc). Ma nemmeno per i fattori abiotici. Non conoscere questi fattori può portare a pericolosi anacronismi. Bisogna, insomma documentarsi a fondo anche su questi aspetti se vogliamo che la nostra vicenda sia storicamente rigorosa. E un romanzo storico deve essere tale, per definizione.

Da uomini moderni, diamo per scontato di poter controllare l’ambiente che ci circonda. Che, infatti, è ormai sin troppo antropizzato. I condizionamenti topografici, al giorno d’oggi, non esistono praticamente più. Viaggiare, grazie alla tecnologia e a una rete di comunicazione capillare, non è più un problema. Gli ambienti estremi sono anch’essi completamente colonizzati. I fiumi, il mare, la foresta, la fauna sono imbrigliati e spesso ridotti a fossili. Ma, soprattutto, tra l’uomo e l’ambiente si è interposto un velo tecnologico che impedisce quasi ogni contatto diretto.

La differenza fondamentale rispetto a oggi è che l’uomo medievale aveva meno mezzi per agire sull’ambiente, per utilizzarlo o per difendersene. E il rapporto era molto più fisico e immediato.

Ma c’è un’ulteriore difficoltà. Ambientare una vicenda nel medioevo vuol dire inserirla in un contesto del quale, spesso, non abbiamo una sufficiente informazione. Ci sono epoche che risultano completamente buie, per la mancanza di documentazione, e delle quali sappiamo davvero poco, soprattutto dal punto di vista della vita materiale.

miniatura bestiario2 claudioaita.itLa verità è che l’uomo medievale si trovava di fronte un ambiente molto diverso da quello che vediamo oggi.

Le stesse forme del terreno sul quale agiscono i nostri personaggi possono aver subito modificazioni anche notevoli dall’epoca della vicenda al momento in cui scriviamo. E le mappe di oggi possono essere anche molto diverse da quelle di qualche secolo fa. Trasformazioni dovute a fenomeni di lungo periodo o a sconvolgimenti improvvisi.

Nel corso della storia medievale sono stati terremoti anche importanti come quelli in Renania in epoca carolingia, quello nel 1356 fra Svizzera e Germania. Quello del 1117 della pianura Padana che ha determinato la riedificazione delle attuali cattedrali romaniche. E poi tanti alti, come quelli della Catalogna e Andalusia (sec. XV e XVI) e quello disastroso di Lisbona del 1755 (riportato da Voltaire nel Candide).

Ci sono stati, inoltre, consistenti fenomeni carsici e di erosione. Pensiamo a Volterra, in Toscana, inghiottita in parte dalle balze. Oppure all’area di Chambery dove nel 1248 uno smottamento di grande ampiezza inghiottì diversi villaggi e migliaia di persone.

Ma anche fenomeni più lenti hanno causato fenomeni importanti come, ad esempio, l’ampliamento del delta del Po e le foci degli altri fiumi, il bradisismo della costa tirrenica campana dovuta a fenomeni vulcanici. Oppure l’insabbiamento del porto di Pisa (e prima ancora della vicina Luni e di Aquileia), l’innalzamento del terreno di parte della scandinavia a causa del ritrarsi del ghiaccio che ha determinato l’impraticabilità di alcuni porti come quello di Birka con i suoi drakkar (sec X), lo sprofondamento di Venezia.

Le alluvioni ed eventi climatici estremi hanno causato la modifica del corso di fiumi anche importanti. Come è accaduto con la piena del 587 che ha determinato lo spostamento del letto dell’Adige che fino ad allora si gettava nel Po. Ma meandri e foci cambiano di continuo.

Il mare, con il suo moto, ha eroso coste, demolito scogliere, cancellato foreste, villaggi o terre coltivabili. Fra il 1177 e il 1287 il mare del Nord formò l’olandese Zuiderzee dopo aver rotto il cordone di dune e invaso l’antico lago Flevo.

Molte valli erano ridotte a palude e, perciò impraticabili. Per questo, la viabilità era molto diversa da quella attuale e il traffico, in certe aree, evitava i fondovalle, preferendo i crinali delle colline o i fianchi delle montagne. Un tipico esempio è costituito dal Valdarno superiore fiorentino che vede formarsi i centri urbani secondo i nuovi progetti razionali (le città nuove progettate da Arnolfo, ecc) soltanto nel corso del Duecento, con l’abbandono progressivo dei borghi sui rilievi circostanti e la bonifica delle aree adiacenti l’Arno.

Anche il clima era diverso e ha visto fasi diverse delle quali dobbiamo tener conto. Il medioevo ha conosciuto un periodo freddo verso il 750. Un riscaldamento dal 750 al 1200. Un periodo freddo che va dal sec. XIII fino alla metà del sec. XIV. Un riscaldamento da metà del sec. XIV al XVI secolo.
In definitiva, fino al sec. XII le temperature dovevano essere più alte di 1-2°, il che non evitava, però, frequenti inverni rigidi.

miniatura blog claudioaita.it tres riches heuresLe foreste che avevano ripreso il dominio a partire dagli ultimi secoli dell’Impero romano sono state gradualmente distrutte con implicazioni sul clima e sul suolo (erosione). Anche per l’aumento della popolazione (i terrazzamenti in Toscana, che cercano spazio addirittura sui rilievi compaiono a partire dal sec. XIV). Le essenze arboree cambiano nel tempo, sia per la capacità rigenerativa “naturale” che per l’intervento dell’uomo (dei monaci in particolare sui loro vasti possedimenti). Lo possiamo stabilire, ad esempio, dall’analisi dei pollini nelle torbiere. Sappiamo così, fra l’altro, che in Germania le betulle a un certo punto prendono il posto dei faggi. La Spagna ha visto distrutto il suo patrimonio boschivo dall’allevamento per lasciar posto all’attuale steppa.

In generale l’Occidente altomedievale può essere descritto come un’immensa foresta composta di querce e di faggi che, al nord, diventavano di abeti e di carpini. L’onnipresenza del bosco influiva anche sul clima aumentando l’umidità presente nell’atmosfera.

La foresta è stata attaccata e utilizzata pesantemente con disboscamenti per aumentare il terreno coltivabile e gli spazi dell’allevamento. Ma essa costituiva anche un elemento di equilibrio per l’economia contadina: per l’allevamento dei maiali, per la legna da costruzione e da ardere, per il carbone, per le foglie utilizzate per alimentare gli animali. L’assalto alla foresta, fin dai secc. VII-VIII e soprattutto nei secc. XI-XIII fu determinato dalla necessità di terreni vergini per supportare l’aumento demografico. Ma quell’assalto raggiunse un limite nel sec. XIII sia per l’insufficienza delle tecniche di sfruttamento dei campi così conquistati, sia per la crisi demografica del sec. XIV che fece abbandonare molte aree nuovamente al bosco. Oltre che per i problemi connessi all’erosione irreversibile del suolo che ne era derivata e dalle riserve di caccia che re e signori in molte aree si erano mantenuti. C’è da rilevare che l’assalto alla foresta ha determinato, in particolare la distruzione preferenziali delle piante migliori, causando un deterioramento del manto arboreo e modificando l’idrografia, il microclima e il suolo.

Anche per questi motivi, la fauna dell’Occidente era leggermente diversa da quella che conosciamo e il rapporto quantitativo fra le specie molto differente. E dobbiamo stare attenti se la inseriamo nella nostra narrazione. Ad esempio, il coniglio era completamente sconosciuto nelle isole britanniche prima del sec. XII e il gatto, che è stato importato dall’Africa, pur essendo conosciuto era molto poco diffuso prima della fine del medioevo. Il topo nero si è moltiplicato (ma non ne siamo sicuri) nel sec. XIII, complice anche l’uccisione su larga scala di rapaci e di vipere che se ne cibavano. E ha ceduto il posto al topo grigio solo nei secc. XVIII-XIX. Questo è stato uno dei fattori scatenanti le terribili epidemie di peste dal sec. XIV al XVIII. Il riscaldamento climatico e l’aumento della popolazione che si era insediata in zone a rischio, ha determinato il proliferare nelle paludi nelle vicinanze del mare delle anofeli, le zanzare che diffondevano la malaria. La diminuzione di specie come le lontre o i visoni e il ripopolamento ha determinato una modificazione qualitativa dei pesci dei fiumi. Gli orsi erano molto più diffusi e nel medioevo risultavano molto comuni. Sono stati sterminati completamente soprattutto per la caccia che ne hanno fatto i grandi signori, gli unici che potevano permettersi mute di cani adeguate alla caccia di questi grandi mammiferi. In ogni caso, bisognerà aspettare l’Ottocento e il Novecento per vederli scomparire quasi del tutto.

lupo miniatura blog medioevo claudioaita.itLa presenza dei lupi ha avuto una grande rilevanza nel medioevo soprattutto quando l’Occidente era ricoperto di foreste nel quale i centri abitati apparivano praticamente delle isole. E hanno colpito l’immaginario collettivo per le doti di astuzia, forza, ecc. di questo animale. Con l’eccezione dell’Inghilterra che, protetta dal mare, poté praticamente sterminare questi animali nel corso del medioevo, altrove essi erano talmente presenti da influenzare fortemente il folclore e la favolistica. La presenza e la paura del lupo rimane una costante nelle favole e nelle biografie dei santi. Il lupo mangia i bambini, le donne, i vecchi. Si tratta di un elemento di pericolo da cui bisogna stare in guardia, soprattutto se ci si allontana dal villaggio. Fino ad arrivare agli uomini-lupo, i licantropi presenti nell’immaginario popolare sino a tempi molto recenti in territori come la Lunigiana. Una minaccia che sarà una costante fino al sec. XVIII, spingendosi fino ad assediare i villaggi degli uomini. Ancora nel 1420 invaderanno Parigi. La presenza del lupo rappresenta un po’ il barometro della situazione dell’Occidente. In momenti di crisi e di debolezza degli uomini, si moltiplica e divora. Altrimenti arretra nel profondo dei boschi.

In un territorio dominato dai lupi, gli altri carnivori hanno avuto meno possibilità di svilupparsi in epoca medievale. Ben presente, comunque, il cinghiale, seppur limitato dai predatori e dalle battute di caccia dei signori. Questi animali avevano una taglia diversa da quelli attuali? Non lo sappiamo. La composizione delle pergamene non ci dice nulla perché le pelli venivano ricavate da animali domestici. L’analisi delle pellicce, invece, farebbe presumere che le loro dimensioni non erano diverse.

La caccia, appannaggio dei nobili, ha contribuito grandemente alla riduzione della fauna naturale. Ma anche l’allevamento degli animali domestici ha dato un contributo rilevante. Sia perché questi ultimi cacciavano gli animali selvatici nel loro ambiente, sia perché distruggevano (pecore e capre) il cibo degli erbivori.


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