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Lo storico e il thriller. Un rapporto privilegiato

Spesso mi sento chiedere perché uno storico e studioso delle religioni, quale a tutti gli effetti per formazione e interessi sono, ha deciso di scrivere dei thriller. Per prima cosa rispondo che sono in buona compagnia. Basti citare Barbara Frale. Ma mi accorgo subito che non è sufficiente. La persona che mi chiede questo, molto spesso la fa perché, seppur inconsapevolmente, è intrisa dell’opinione corrente che considera la letteratura (quella con la “L” maiuscola) occuparsi di cose ben più elevate e degne che di omicidi e trame congegnate per trovare l’assassino. Insomma, l’accusa implicita è quella di essermi buttato in un genere commerciale se non “minore” e senza possibilità di redenzione.

Opinione molto diffusa, ripeto, ma che, per fortuna sta lentamente cambiando. Tanto che schiere, ormai, di critici e professoroni attempati sono ormai costretti ad ammettere che tanti testi che girano nel mondo dei thriller sono di alto livello anche letterario. Per quel che mi riguarda, la stesura di un mio testo richiede una tale quantità di ricerche e fatica da competere con la scrittura di un saggio. Non solo. I miei libri sono farciti di riferimenti storici, biblici, di teologia, di citazioni latine, di spiegazioni su come funzionava in dettaglio un processo dell’Inquisizione o su come era strutturato un monastero o una biblioteca medievale. Sono sempre stato convinto, anzi, che il thriller sia molto adatto anche come mezzo di divulgazione di cultura storica in un momento, soprattutto, nel quale la conoscenza della storia, e la cultura in generale, sono più importanti che mai.

Ovviamente, c’è molto di più. Chi mi conosce, sa benissimo che non ho una grande opinione del genere umano e sono molto pessimista sul suo futuro. La storia è, per quel che mi riguarda, uno schifo, uno scandalo che dura da migliaia di anni e che, senza soluzione di continuità, ha solo visto sopraffazione, violenza e morte. Un mondo dove o mangi o sei mangiato e dove non cambierà mai niente se non gli strumenti per uccidere e per permettere a una minoranza, senza alcuna giustificazione, di tenere soggiogata la stragrande maggioranza dell’umanità.
Sto esagerando, forse? Sono assolutamente convinto di no. Ma anche per questo invito a studiare la storia. Perché serve ad aprire gli occhi sulla nostra realtà. E la conoscenza, come diceva don Milani, serve a difenderti.

Rispondere alla domanda perché proprio il thriller?, diventa a questo punto agevole. Perché è il genere, secondo e, più adatto per scavare in una realtà fatta di rapporti violenti, di sangue e via di questo passo. Una violenza che la follia disumanizzante del capitale, nelle sue ultime manifestazioni neoliberiste ha portato a livelli mai riscontrati prima. Su come si manifesti questa violenza potremmo parlarne a lungo, ma non è questa la sede. In definitiva, parafrasando un grandissimo storico come Marc Bloch, L’oggetto del mestiere dello storico (e io aggiungo: dello scrittori di romanzi di genere thriller), la preda, l’oggetto è l’uomo nella sua squallida interezza e nella sua normale ferocia. Per quel che mi concerne, e ne parlo diffusamente nei miei libri, è anche il male, un termine che fa tutt’uno con la storia della razza umana.

Il thriller, insomma, è anche un mezzo formidabile per avvicinare i non specialisti alla storia e ad argomenti che altrimenti risulterebbero ostici. Per questo, è necessario essere molto rigorosi nell’esposizione e nella resa dei dati storici. Cosa che, purtroppo, non sempre avviene. Grazie a Dio, comunque, un segnale di speranza c’è. E lo dimostrano i tanti lettori che pazientemente mi seguono nonostante i tanti riferimenti storici. E, forse, anche per quello. E che, con questo, mi compensano della fatica e delle tante difficoltà della vita.

C’è chi afferma che il thriller (e il giallo in genere) sia in realtà una gara, una guanto di sfida lanciato al lettore affinché trovi la soluzione fra gli elementi, le tracce lasciate nel testo dall’Autore.
Ebbene, gli amici fiorentini (ma questo vale anche per gli altri) non si meraviglino se nelle prossime settimane vedranno comparire sui muri della loro città i simboli di antiche e lontane divinità sanguinarie. Non si tratta del male che si materializza, ma di un’entità malefica che non se n’è mai, in fin dei conti, andata.

Un anticipo, probabilmente, del mio nuovo libro in uscita a breve, i cui primi dettagli potrete trovare in home page del mio sito. Un libro nel quale si parlerà di antiche religioni semitiche, di archeologia biblica e fenicia, di segreti sepolti da un tempo infinito, di alchimisti medievali e dei loro rapporti con i medici, la massoneria più o meno deviata, con il satanismo. E molto altro ancora, ve lo garantisco. Tutto storicamente documentato attingendo anche alle più recenti scoperte archeologiche e filologiche. Per essere un thriller, ovvero un prodotto minore, non c’è male, vero?

Un abbraccio a tutti voi.

Claudio

 

 

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