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Librerie, Firenze e la desertificazione. Il grande complotto

A Firenze, altre due librerie indipendenti stanno chiudendo. Altre seguiranno a breve. L’effetto dello sciagurato accordo Messaggerie-Feltrinelli, benedetto dall’Antitrust, sta facendo vedere tutti i suoi effetti. Le piccole librerie indipendenti, cui spesso è stato chiuso il conto, si trovano costrette ad acquistare il libri da grossisti con condizioni molto risicate e con maggiori costi di gestione rispetto alle catene. Per giunta, senza possibilità, quasi sempre, di pagamenti dilazionati (si paga in contrassegno o in contanti, insomma, libri che probabilmente non si venderanno mai. Puoi rendere i libri, è spesso vero, ma intanto i soldi glieli hai anticipati). Insomma non ce la possono fare.
Si può discutere se questa operazione di desertificazione del territorio voluto dai gruppi dominanti e ormai monopolisti sia intenzionale o no (per me si tratta di un progetto consapevolmente perseguito). Ma la realtà è davanti ai nostri occhi e Firenze non è altro che la cartina di tornasole di una situazione nazionale. Quella che era una capitale del libro, in pochi anni ha visto chiudere gran parte delle librerie. Le poche grandi rimaste (con l’unica eccezione della gloriosa Seeber, ora IBS+Libraccio) sono tutta roba loro… con quel che ne consegue, scarsa offerta di qualità e arroganza compresi.

Per gli editori non va meglio. Anche in questo caso, Firenze, non molti anni fa era la capitale italiana del settore assieme a Milano. Ora è il deserto e le poche realtà che ancora sopravvivano, con grandissima fatica, hanno un piede nella fossa. Stranamente, la distribuzione nazionale, ormai, è sempre quella, una sola, che strangola con le sue percentuali e la politica distributiva anche gli editori di qualità, quando li distribuiscono, ovviamente. Inutile dire che nelle grandi librerie di catena i loro libri non arrivano quasi mai e quando arrivano, rimangono nascosti.
Resta da chiedersi, cosa succederà quando questi signori avranno realizzato il loro progetto di distruzione di ogni realtà concorrente, ad eccezione di Amazon che sfugge dalle loro grinfie. Questione di molto poco, ormai.
A voi consumatori, ovviamente, la possibilità di ostacolare questo progetto tramite la vostra consapevolezza. Un acquisto non è mai neutro, ma ha conseguenze su tutta la filiera che sta dietro. E, sola, può modificare i rapporti di potere.
Devo confessare, però, di essere pessimista. La battaglia è ormai persa. E il pensiero unico ha trionfato anche nel mondo del libro.
Ovviamente, i signori di cui sopra perseguono il profitto, e su questo niente da eccepire. La cosa che lascia perplessi, semmai, è che nessuno si attiva per verificare, come avviene negli altri settori, se esiste una posizione dominante e quindi un inquinamento del mercato.
Comunque, per far capire come la cosa funziona, faccio i conti della serva di un povero libraio indipendente che conosco molto bene.
Mi metto, allora, nei panni del nostro povero libraio. Causa un vecchio contenzioso, praticamente risolto, con Messaggerie, il distributore Fastbook (di proprietà del gruppo Messaggerie, ovviamente, e detentore di buona parte del mercato, si rifiuta di darmi i libri anche pagandoli in contanti. Fatto, questo, abbastanza curioso. Sono costretto, come libraio a prenderli da un grossista che mi fa lo sconto del 29% sul prezzo di copertina, detratto un porto imballo del 3%, rimane un 26%. Su molti altri testi, però, ho lo sconto del 15-10% (cui va tolto il 3% di porto imballo) e talvolta sono “non rendibili”.
Il mio cliente, sapendo che le Feltrinelli, in centro, fanno uno sconto anche del 25% addirittura sulle novità e che Amazon fa normalmente uno sconto del 15%, sono costretto a farglielo anch’io. E quando il cliente, mi chiede di fargli lo sconto della Feltrinelli, io gli rispondo: “Allora, vada alla Feltrinelli”.
Va detto che se andassi da Fastbook otterrei qualche punto di differenza. In ogni caso, questa è concorrenza sleale e non posso farci niente. Non ho margini.
Come editore, se Messaggerie accettasse di distribuire i miei libri, mi chiede uno sconto del 57-60% sul prezzo di copertina e pagamenti lunghissimi. Mi è stata chiesta anche un deposito che avrebbero trattenuto per 1-2 anni. Conti alla mano, lo sconto immediato sfiorava addirittura il, 70%. Quindi, con il 30% dell prezzo di copertina avrei dovuto pagare stampa, redazione, grafica, diritti d’autore, spedizione, magazzino, spese generali, amministrative, tasse, ecc.
Ecco, queste sono le cifre che spiegano come mai librerie indipendenti e piccoli editori chiudono tutti in massa, pieni di debiti cui non riescono più a far fronte. Senza possibilità di assumere e così via. La cosa strana, sulla quale pongo l’attenzione è che il referente è sempre lo stesso…
Ovviamente qui lo nego… ma pur considerano la presenza di altri grandi gruppi come Giunti, Rizzoli, Mondadori e pochi altri, non è che si tratti di un mercato distorto?

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