Rassegna stampa

La casa del manoscritto maledetto. Recensione di Cecilia Chiavistelli su Alganews

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La casa del manoscritto maledetto. Recensione di Cecilia Chiavistelli su Alganews

Appena presentato l’ultimo romanzo di Claudio Aita “La casa del manoscritto maledetto” Newton Compton Editori, secondo libro dopo “Il monastero dei delitti” di cui segue la trama e dove il protagonista Geremia Solaris è alle prese con una nuova avventura nella città del male: Firenze “ con le sue viscere colme di segreti inconfessabili”. Un thriller colto, ispirato alle religioni semitiche, fenicie e all’ebraico biblico, con richiami all’alchimia, a fatti di cronaca e di storia medioevale di cui Claudio Aita è un profondo conoscitore. Geremia è un cinquantenne vedovo, dedito all’alcol e al fumo, squattrinato. Solo un anno prima era stato salvato dalla Congregazione di San Michele da un pericolo tremendo quando nascosto mentre cercava di decifrare un codice, causa di efferati delitti. Nella nuova storia, un personaggio di una nobile casata fiorentina chiede a Geremia di rintracciare il suo unico figlio sparito nel nulla. La sola traccia è nascosta in un manoscritto antichissimo “Libro delle Evocazioni” dal contenuto indecifrabile. Sulla copertina è impressa un’immagine inquietante, il Tanit, simbolo millenario che allude a sacrifici di bambini. Una sorta di rito molk dove i bambini venivano uccisi per onorare la dea della fertilità e quindi rendere fertili. La ricerca impegnerà Geremia in una lotta contro il tempo per rintracciare il figlio del barone mentre procede per tentativi nel tradurre l’ignota scrittura del manoscritto. Durante il suo cammino incontra una giovane studentessa di storia medioevale. “Il volto non tradiva segni di trucco e non era ferito da quelle inquietanti presenze metalliche che vanno tanto di moda tra le ragazze d’oggi… Il pallore del viso, questa era la sua impressione, ne esaltava i tratti, un po’ semplici, forse, ma ben proporzionati”. Ester diventa la compagna di Solaris, partecipando all’indagine, senza riuscire a prendere il posto di Sara, la moglie morta cinque anni prima. Analizzando i dati a disposizione per carpire i segreti del manoscritto si imbatte in riti ancestrali di religioni antichissime, storie di sangue e di poteri sovrumani.

Lentamente nella mente di Geremia si fa strada un’ipotesi sconcertante avvalorata da segnali di pericolo preoccupanti. Il fallito tentativo di fare fuori i due insieme a un amico di arti alchemiche, fa capire a Geremia che sta arrivando alla risoluzione del problema.

Intanto il misterioso simbolo si materializza “ sui muri di Firenze, in mezzo a miriadi di altri scarabocchi, alcuni anche con la pretesa di farsi passare come espressione artistica. Un writer sfaticato, visto che faceva ampio uso di un unico cartone, era rimasto affascinato da un simbolo religioso orientale, magari trovato per caso sul web, e, chissà perché aveva deciso di utilizzarlo per imbrattare un po’ di intonaco. Come spiegazione poteva andare. Anche se la comparsa di quei segni proprio negli stessi mesi nei quali veniva rinvenuto il codice, era a dir poco sconcertante”. Tutti i simboli, rintracciati sui muri di vari edifici del centro storico fiorentino disegnano una strana forma geometrica. Inequivocabile segno di riti macabri dove viene versato il sangue di innocenti.

Contemporaneamente intuisce il pericolo, la minaccia diventa sempre più incombente mentre si avvicina alla verità. Sarà inevitabile coinvolgere, ancora una volta, la congrega nascosta e benefattrice, per salvarsi, in un finale a sorpresa che lascia stupefatti.

Claudio Aita, esperto di storia delle religioni e medioevale, è di origini friulane ma fiorentino di adozione. Ha scritto vari libri. Questo è il secondo libro pubblicato da Newton Compton Editori.

(articolo di Cecilia Chiavistelli)

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