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Nel nome di Allah e di Salvini. Alcune riflessioni sulla Festa del Sacrificio

Nel nome di Allah e di Salvini. Alcune riflessioni sulla Festa del SacrificioDunque, ricapitoliamo. Salvini si dice nauseato per la quantità abnorme di animali sgozzati per la festa islamica di Id al-Kabir, o Festa del sacrificio, che ricorda il sacrificio, per l’appunto, di un montone da parte di Abramo al posto del figlio Ismaele, l’equivalente dell’Isacco nostrano (Corano XXVII, 107). In effetti, come dargli torto? Tutto quel sangue di giovani capretti e montoni fa rabbrividire. Gli ebrei almeno, dopo aver rinunciato ai sacrifici umani, hanno smesso da tempo immemore di immolare agnelli sostituendoli con un quasi simbolico cosciotto pasquale.
Quindi, da animalista non posso essere a favore della proibizione di una pratica barbara e assolutamente estranea alla nostra realtà; e plaudere, quindi, al buon Salvini. Che però non si è mai sognato di togliere, mi pare, i piatti a base di carne dalla sua dieta personale e dal menu delle feste leghiste. Intendiamoci, siamo tutti colpevoli, chi più chi meno. Quando noi mangiamo carne (e ne mangiamo troppa) divoriamo sofferenza di esseri viventi. E non ci basta mai. Solo di maiali ne vengono uccisi barbaramente decine di miliardi all’anno per soddisfare l’avidità del nostro palato. Per giunta dopo aver torturato in maniera indicibile animali ridotti a pura merce. Gli islamici (come gli ebrei) almeno circondano l’uccisione degli animali di una ritualità. La rendono, in definitiva, un fatto non banale come capita nel mondo occidentale dove tutto è, semplicemente, denaro.
Osservo anche che la Lega, mentre stigmatizza, a ragione, questo massacro inutile di animali, è sempre stata la spalla politica dei cacciatori, ovvero di uno degli aspetti più beceri e arroganti della nostra società (una potente lobby appoggiata apertamente anche dal pd dell’arci e dai forzisti, bisogna ribadire per correttezza). Arrivando però a proporre di recente addirittura l’apertura alla caccia dei parchi nazionali a questi barbari e l’eliminazione, in pratica, di qualsiasi vincolo alla pratica dell’attività venatoria.
Siamo insomma di fronte alla solita ipocrisia che ha da sempre contraddistinto la nostra classe (pardon, casta) politica. E a farne le spese, come sempre, è chi non si può difendere. In questo caso gli animali e l’ambiente che nulla possono contro il diritto di saccheggio e di preda che di volta in volta gli elettori attribuiscono a questo o a quel gruppo di potere. E i cacciatori che uccidono per sport non sono meno cattivi degli islamici che sgozzano giovani animali invocando su di loro il nome di Allah.

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