Capitolo VIII
I RAPPORTI CON I NON CATTOLICI
La polemica antiprotestante occupa senzaltro un posto di rilievo nei fascicoli della Rivista del Clero Italiano in tutto il periodo da noi preso in esame (almeno fino al 37): senza contare i riferimenti minori, possiamo contare circa venticinque articoli, e addirittura due numeri speciali dedicati allargomento (aprile 1931 e agosto 1934).
Il Protestantesimo viene percepito anzitutto come un pericolo (assai più dellebraismo che non fa comunque proselitismo). Esso infatti svolge una propaganda assai attiva in Italia, fenomeno questo da non sottovalutare, anche perché esso sarebbe finanziato, si afferma, dal capitale inglese e americano.
Si evidenzia innanzitutto il fatto che la penetrazione protestante in Italia utilizzerebbe strumenti estremamente subdoli. Uno di questi è costituito dalla Y.M.C.A. (Young Mens Christian Association) che "se ha avuto benemerenze innegabili durante la guerra, riconosciute anche dalla S. Sede, ha dimostrato però di avere uno scopo ormai certo di propaganda e di penetrazione protestante in Italia. [ ] Loro straniero che in tempo di guerra ha sollevato molte miserie presso di noi, non deve oggi servire per iniziare unaltra guerra contro la nostra Fede. E dovere quindi strettissimo di tutti i cattolici di star lontani da tale associazione per levidente pericolo che va preparando alla loro fede". Essa infatti, con il pretesto di "promuovere lo sviluppo spirituale, morale, intellettuale e fisico della gioventù", attraverso le sue varie attività inculcherebbe nei giovani gli assunti protestanti che si possono riassumere in "libero esame, libera credenza, proscrizione di ogni religione dogmatica e quindi della religione cattolica".
"In mezzo ai giovani, col suo programma agnostico, accomodante, sportivo e locativo, opera attivamente, a un fine dindiretta scattolicizzazione lY.M.C.A [ ].Tra il ring e il football, un game e un party, il sodalizio, senza fare professione né di anticattolicismo né di protestantesimo, anzi alloccorrenza esibendo massima reverenza ad uomini e fatti della Chiesa, squaderna la sua religiosità neutra, netta da dogmi e indipendente da chiese, che è, nella fattispecie, la forma più nociva di neutralizzazione religiosa a frutto dun teismo vago, nel quale Cristo sta come reminescenza estetica duna personalità molta efficiente ma priva di ogni carattere soprannaturale".
Discorso analogo vale per lEsercito della Salvezza, argomento che viene definito nel gennaio 1929 "della massima attualità" per la propaganda intensa svolta dai Salutisti e per le loro lotte intestine concernenti la lotta di successione per il comando dellistituzione che controllerebbe un patrimonio molto consistente". Senza negare i loro indubbi meriti, i Salutisti trarrebbero in inganno i cattolici perché i loro scopi sembrerebbero collimare perfettamente, nel campo della ricostruzione morale, con quello dei cattolici. Contrariamente a quello che danno ad intendere, sono veri e propri Protestanti: il fondatore è un "Pastore Protestante autentico" e "non vendono forse solo Bibbie protestanti?". I Salutisti predicano tutti gli errori degli eretici rinunciando ai sacramenti, ad ogni forma di culto esterno, alla Vergine e ai Santi. Inoltre non perderebbero occasione per dimostrare la loro inimicizia nei confronti della Chiesa cattolica; spesse volte compiono la loro attività umanitaria a condizione, per esempio, che i genitori non facciano battezzare i loro bambini. "I Salutisti hanno il coraggio di affermare il cristianesimo dellEsercito della Salvezza è quello primitivo degli Apostoli! Ma siamo leali e confessiamo che il loro cristianesimo non è quello degli Apostoli, bensì quello di un apostata: Lutero! Non è il cristianesimo della verità, ma quello della ribellione e di Satana!". Si constata tuttavia che, fortunatamente, dopo la guerra la sua influenza è andata scemando gradualmente.
Le sette protestanti che agiscono in Italia sono molteplici. Fra queste si distinguono per pericolosità quella valdese che, avvalendosi di pastori in maggioranza italiani, può agire con maggiore efficacia attraverso le sue missioni sparse su tutto il territorio nazionale e la Chiesa metodista americana che ha trasferito in Italia metodi di polemica anticattolica in uso negli Stati Uniti e annovera "i più rumorosi e trucibaldi anticlericali del protestantesimo surrettizio italiano"; questultima avrebbe cercato addirittura di creare sul Monte Mario, a Roma, una sede monumentale da contrapporre al Vaticano.
Il proselitismo protestante approfitta delle beghe interne ad una parrocchia per infiltrarsi, effettuando un vera e propria forma di "krumiraggio spirituale". Bisognerebbe creare quindi unorganizzazione controffensiva a livello diocesano, nelle zone prese di mira; i parroci si ispirino agli esempi di S. Francesco di Sales che "ha con dolcezza e con perseveranza disfatte le ragne eretiche del Chiablese" e di Don Bosco che "colla propaganda scritta, tenne testa ai primi assalti sistematici del protestantesimo uscito in file serrate fuor delle valli valdesi". Ma il principale rimedio sta nellintegrità della figura del parroco: "Un buon parroco rappresenta come il primo sacramento per la santificazione duna parrocchia; egli è come il battesimo: porta di tutti gli altri sacramenti; è, in altre parole, lo strumento ordinario di cui Iddio si serve per lavorare nelle anime. Ma quando lo strumento stesso diventa indocile nelle mani del celeste Agricoltore, quando questo canale dirrigazione traligna, la parrocchia che doveva essere unoasi di benedizione, diventa un campo arido, e le anime che ne soffrono si volgono, quasi diremmo naturalmente, a qualsivoglia fonte inquinata, la quale abbia lapparenza di portar loro qualche refrigerio". "[ ] Tra i metodi di profilassi e di difesa, questo dopo la preghiera lho visto il più efficace ed il primo necessario; la santità del clero sarà sempre, anche nel campo delleresia, il migliore antidoto! Ché i protestanti non scherzano! "Che avarizia quel sacerdote! Eccone le prove" "Quella non è una chiesa, è una bottega. Vuole le ragioni?" "Come possono parlare di vera fede, se essi ne dimostrano così poca? Guardi le tovaglie dellaltare, i confessionali, le funzioni " "Perché non cè mai pericolo di vederli accanto a un ammalato, specie se povero? Meglio il nostro pastore, che visita e conforta tutti gli infermi!" "Tra di noi ci amiamo veramente, ma guardi come litigiano questi due sacerdoti!"".
I protestanti trovano un valido alleato nellignoranza del popolo; ecco il ritratto di una vittima del proselitismo protestante, un negoziante diventato ora un convinto assertore delleresia: "[ ] Ha fatto la terza elementare; da allora di libri non ne ha visti altri che quelli dei conti e la Bibbia sciupata che tiene fra le mani. Che ne sa di Ezechiele e dei profeti in generale? Nulla di nulla: conosce e nha anche troppo! solo quei cinquanta o cento passi del libro divino che gli si son fatti apprendere a memoria; ma confonde evidentemente! citazioni, mischia questo brano con quello, caoticamente, convulsamente. Soltanto una decisione, eroica per lui, lo strappa alla fine dalle cerebrali, interminabili considerazioni e lo riconduce ai Sacramenti". La mancanza di cultura delle vittime delleresia protestante assume un maggiore significato se viene confrontata con tutti i casi, che vengono ostentati, di intellettuali protestanti che si convertono al cattolicesimo.
Un fattore che avrebbe favorito il proselitismo protestante è stato lurbanesimo, a cui non ha adeguatamente corrisposto la costruzione delle chiese e la presenza dei sacerdoti: "Dove non arriva il prete, si spinge, con cautele varie il pastore".
"Ci vuole molta accortezza, per il fatto che il proselitismo si presenta camaleonticamente sotto forme e colori, evitando di non scoprire che tardi, e al momento opportuno, la propria natura di luterano o wesleyano o avventinista. [ ] A Roma, per esempio, i tenutari duna Sala cristiana presso Ponte S. Angelo, agiscono sui ragazzi con caramelle, figurine e doni di latte; dai ragazzetti risalgono alle madri, che invitano ai loro servizi di culto, introducendo frattanto nelle case più povere inni e cantici e vangeli editi dalla Società Biblica Britannica printed in Italy.
[ ] Tra gli altri mezzucci, che vanno dalla lettera anonima ai libri stampati con giudizi favorevoli del cardinal Mai, è stato escogitato quello, un tempo esclusivo dei rigattieri, dintrodurre nelle cassette postali private, alle portinerie dei casamenti, o lasciar cadere in tram, o spedire per posta, una quantità di fogli, intrisi di tutto il pattume anticlericale, che già formò la zozza dei banchetti massonici della Penisola".
Si ipotizza a più riprese lesistenza di un vero e proprio piano protestante per la conquista dellItalia, sorprendentemente anche dopo che il Concordato gli vieterebbe il proselitismo. Tale attività in Italia assumerebbe caratteristiche peculiari per la presenza sul suolo italico del Pontefice. Vi sarebbe quindi il proposito consapevole di colpire il centro della religione cattolica "[ ] la cui compattezza organica e forza di attrazione stanno aumentando, per reazione, il disgregamento in seno alle trecento denominazioni protestanti, operando una pressione che divarica via via gli stessi protestanti in due direzioni: gli uni verso il cattolicismo, come verso lunica coerente forma di fede cristiana, gli altri verso i surrogati filosofici-teistici del modernismo, del liberalismo, e daltri sinonimi effettivi dei ateismo pratico. Roma sta polarizzando via via attorno a sé grandi masse di acattolici, turbate dallo spettacolo di rovina perpetrata con gli arnesi del libero esame nei residui dogmi del cristianesimo protestantico; e perciò va combattuta, costi quel che costi, nel suo stesso centro, presso lo stesso Vaticano". Il protestantesimo assumerebbe il carattere di un vero e proprio anticlericalismo che troverebbe, per questo motivo, un terreno di penetrazione assai favorevoli negli ambienti massonici, riprendendo "la funzione di scompaginamento morale del popolo nostro".
Interessante notare che si attribuisce un ruolo primario, per quanto concerne il proselitismo protestante agli spretati, dei quali si costruisce unimmagine moralmente negativa:
"Il protestantesimo estero si vale, per le conquiste in Italia, sopra tutto di quei disgraziati preti e frati che, specialmente nel periodo delle trucibalde gazzarre anticlericali da cui fu afflitta la Nazione ancora giovane, gittarono alle ortiche la tonaca, o dietro il miraggio della nomea effimera elargita, con una raggiera savonaroliana, ai transfughi più rumorosi, o dietro leffimero ondeggiamento duna gonna femminile : persone di solito moralmente molto discutibili. Il solo impiego di costoro, che, per una paga, mutarono religione, rivela nei finanziatori doltre Alpe un sentimento di nutrito disprezzo per il popolo italiano, una volta che ritengono di poterlo scattolicizare mediante prestazioni parecchio equivoche, mostrando di mantenere nella radice del loro pensiero, quel borioso disdegno per le razze mediterranee in genere e quella italiana in ispecie, che così spesso rigurgita nella polemica anticattolica dei più retrivi scrittori protestanti".
Un problema che viene più volte sollevato è quello della terribile concorrenza che i protestanti fanno ai cattolici in campo missionario, giovandosi dei notevoli mezzi economici di cui dispongono: "E noto che i protestanti, sorretti da Nazioni ricche e da Enti finanziari potenti, spendono quasi venti volte più delle Missioni cattoliche Daltra parte, per unefficace opera di penetrazione, accanto al ministero strettamente evangelico, occorrono scuole, ospedali, centri di assistenza, tutto un complesso di istituzioni che dimandano larghi sussidi, e, nel confronto colle protestanti, le Missioni nostre, in genere, sono povere!
Dove le Missioni cattoliche non possono essere superate, è nellazione spirituale, e vuol dire nei risultati. Come prestigio e come influenza diretta sulle anime, la superiorità del missionario cattolico è incontestabile".
" Un giorno, avendo fatto visita alla Missione Cattolica di Kisumu, sul lago Vittoria Nyanza, trovai il vecchio missionario inglese sulla veranda della sua casetta, seduto a tavolino, il capo fra le mani. Al mio saluto, sollevò il capo: aveva gli occhi ripieni di lagrime; e, alla mia domanda, rispose con queste parole che non ho più dimenticato: "[..] Padre, noi siamo battuti!". Precisamente ciò che sta avvenendo in altre missioni. I Protestanti, con denaro sonante e con la loro opera di persuasione, avevano attirato alla loro Missione due catecumene alle quali il missionario cattolico non poteva provvedere i mezzi per accasarsi".
"Non è un mistero per nessuno che mentre i ministri dellerrore, i missionari protestanti, nuotano nelle sterline e nei dollari che affluiscono loro dallInghilterra e dallAmerica, gli araldi del Gran Re, i missionari cattolici debbono invece lottare ogni giorno con lo squallore della miseria".
Dei protestanti si evidenzia spesso la povertà teologica. Nei contraddittori essi finirebbero inevitabilmente col soccombere nei confronti di un prete cattolico. Ma allo scopo "non pare da trascurarsi quella preparazione dottrinale alla controversia protestante, che può presentarsi anche di sorpresa; ma che, ad ogni modo, gioverà sempre ad illuminare i fedeli che vivessero in mezzo o vicino allambiente protestante". Una adeguata cultura teologica del sacerdote fa sì che i protestanti si trovino inevitabilmente in difficoltà, e ciò viene spesso evidenziato con compiacenza: "I due si trovarono subito completamente perduti, e loro che da tempo si divertivano a calunniare i preti come degli ignoranti e dei turlupinatori, che nella ignoranza vogliono mantenere il popolo, ben presto si accorsero di avere a che fare con un uomo di eccezionale cultura biblica, e che la Chiesa Cattolica, anziché condannare lo studio delle Sacre Scritture è la sola che veramente le favorisce".
La Rivista del Clero Italiano si preoccupa a più riprese di fornire gli strumenti adeguati per controbattere adeguatamente agli attacchi protestanti in campo teologico,
La propaganda protestante in Italia, si osserva, "si riduce a lavorare allo sgretolamento della fede del popolo; crudamente, alla sua paganizzazione. Così è: i paesi protestanti, Stati Uniti, Inghilterra, Germania, a detta di pastori protestanti avveduti e seri, sono afflitti da larghi strati fino al 60 per cento di persone atee, praticamente ignare di cristianesimo: pagane o semipagane".
Dal punto di vista teologico, il Protestantesimo, sarebbe stato "un vasto movimento di idee e di masse", che ha costituito una radicale deformazione del Cristianesimo, quale fino allora la Chiesa laveva professato, sulla scorta degli insegnamenti del Vangelo e della tradizione cristiana.
I protestanti salutano nella Riforma la "salutare reazione alla corruzione romana, ma:
"[ ] gli uomini i quali primi inalberarono il vessillo della Riforma protestantica, per la loro condotta personale erano i meno qualificati ad ad operare una salutare epurazione di costumi, aggravarono anzi la corruzione col loro esempio e le loro ree dottrine; [ ] Lo storico imparziale deve convenire che alla vera morale cristiana Lutero, Arrigo VIII, Calvino, creatore del protestantesimo germanico il primo, autore dello scisma inglese divenuto eresia ci famosi Sei Articoli il secondo, animatore e istigatore del protestantesimo francese il terzo, hanno contravvenuto in maniera sfacciata essi medesimi alla morale cristiana e fomentarono negli altri ogni più insolente dissolutezza". Lutero fu "[ ] altezzoso, prepotente, tirannico ed ora pauroso, adulatore vile; disinvolto fino alla sfacciataggine nel determinare conforme la opportunità, il suo "credo", nel produrre sentenze assolutorie su peccati e delitti riprovevoli; [ ] istigatore dogni dissolutezza facendo lecito il concubinato, il divorzio e in certi casi perfino la poligamia; fomentatore di disordini sociali alle autorità legittime ovvero col far obbligo ai potenti di reprimere con la violenza ogni anche legittima aspirazione di popoli, se ciò contrasta i progetti di predominio. La sua vita poi quale si rifletti ne suoi scritti e particolarmente nel suo epistolario, lo dimostrano bugiardo di professione, dissoluto, dedito al peccato, solitario, crapulone, ubbriacone". Simile il giudizio sugli altri padri del Protestantesimo.
Il dogma della predestinazione assoluta conduceva alla certezza della salute delluomo giustificato: "Simili teorie erano vere insinuazioni, anzi veri incitamenti al peccare, al delinquere quindi". Il risultato della Riforma luterana fu, di conseguenza, "la peggior corruzione morale di cui mai fu tanto afflitta la umanità". Questi sono i leitmotiv della propaganda antiprotestante, quale riscontriamo nelle pagine della Rivista del Clero Italiano. Non vi è assolutamente alcuna forma di apertura, in considerazione anche del fatto che i Protestanti, così si afferma, non possono opporre nulla al sistema granitico costruito dalla Chiesa cattolica nella sua storia millenaria.
Abbiamo visto che la preoccupazione per la propaganda protestante, in considerazione anche delle metodologie impiegate e degli scopi prefissi, continua ben oltre il Concordato del 1929 e la legislazione che regola i culti ammessi in Italia, vietando praticamente il proselitismo delle religioni non cattoliche. Tuttavia durante gli anni 30 laccento viene posto maggiormente sulla constatazione della crisi interna al mondo protestante, crisi che verrà fortemente acuita dalla politica religiosa nazista. Negli stessi anni assistiamo allaccentuazione delle tematiche mariane, con riferimento spesso esplicitamente polemico al protestantesimo.
E curioso comunque notare che ancora nel 1934 si constati linsufficienza della preparazione del clero per contrastare la propaganda eretica:
"Il Clero dItalia, sembra che finora sia stato lasciato relativamente tranquillo dal protestantesimo; perciò attraverso i manuali di teologia la conoscenza degli errori protestantici si restringeva dordinario solo a quelli più fondamentali e la loro confutazione raramente si affacciava al di qua di Lutero, Calvino e Zuinglio. Cosicché ancora oggi accade che, trovandosi un sacerdote alle prese con qualche cellula eretica, comincia senzaltro a tuonare contro il suddetto ternario e crede di aver fatto molto se, con un superficialissimo volumetto di storia e di apologetica alla mano, sia riuscito a scagliar fulmini contro i corifei della rivolta.
Ma intanto che egli spara troppo di lontano contro uomini stramorti ed errori che hanno già subito troppe modificazioni, il nemico vivo, il pastore o colportore intelligente, speditogli da chissà quale setta, e che per caso se ne sta quatto quatto ad ascoltarlo, non solo se la ride, ma forse potrà finanche avere qualche motivo di congratularsi con loratore! E questo non lo diciamo per lamplificazione; son cose avvenute!
[ ] Quanti sacerdoti, per esempio, hanno avuto lagio di conoscere lindefinito spezzettamento di dottrine e di sette avvenuto in seno al protestantesimo? Quanti di essi conoscono almeno quelle che al presente lavorano in Italia? Ce ne sono circa venticinque! Ma quanti del nostro Clero sarebbero in grado di distinguerle, di conoscerne la storia, le dottrine particolari, le variazioni dei loro errori, i metodi di propaganda, operosità più o meno intensa, più o meno nociva di penetrazione?".
Fra le figure di esempi di lotta contro il pericolo protestante che vengono proposte, vi sono le figure di sacerdoti in prima linea al tempo dei primi tentativi di penetrazione in Italia. Tale è il caso di Nicolò Rusca (1563-1618), arciprete di Sondrio, il quale si trovò ad agire nella Valtellina invasa dalleresia. "Ed eccolo restaurare il culto pubblico quasi totalmente abbandonato, promuovere nei fedeli la divozione eucaristica, procurare al tutta la Valtellina unabbondante assistenza spirituale di Religiosi, amministrare con cura estrema i SS. Sacramenti, istruire nella dottrina cristiana, difendere la verità della fede con dispute in più luoghi della Valle e con opera e con stampa: nello stesso tempo in lui una ineffabile carità verso gli erranti, una vita ecclesiastica di edificantissima virtù e penitenza. Il vescovo di Coira lo chiamava la gemma dei sacerdoti; gli avversari non hanno mai potuto con giusta verità trovar in lui un difetto colpabile". I protestanti non poterono fare altro che trarlo prigioniero in Svizzera dove venne "[ ] giudicato sommariamente da un iniquo tribunale composto di uomini facinorosi e di fanatici predicanti, barbaramente e senza pietà torturato fino alla morte".
Negli anni 30 sulle pagine della Rivista del Clero Italiano, notiamo che la polemica antiprotestante tende a porre laccento su due tematiche in particolare: la crisi interna del Protestantesimo, soprattutto di quello tedesco a causa dellavanzata del nazismo, ed il culto, soprattutto mariano, che viene contrapposto alla teologia eretica ricercandone in particolar modo i contatti con la tradizione primitiva della Chiesa.
Si afferma che i problemi che attanagliano il mondo protestante, sarebbero la conseguenza logica di una plurisecolare evoluzione che avrebbe condotto, oltre che al pullulare delle sette, allabbandono stesso della fede nel soprannaturale, con il contributo fondamentale delle dottrine razionalistiche: "Le teorie del Ritschl, del Paulsen e di Adolfo Arnack; le ribellioni di pastori, che non ammettevano più il Credo e la dogmatica luterana giungendo persino il Venerdì Santo, a sostituire un commento dun dramma di Schiller alla predicazione della Passione di Cristo; lincredulità di molti pastori, iniziatasi durante i loro studi teologici per colpa del veleno razionalistico delle cattedre universitarie, hanno a poco a poco orientato gli animi verso labbandono graduale delle stesse basi del Cristianesimo".
E anche per questo che il nazionalsocialismo troverebbe da subito notevoli consensi fra i protestanti tedeschi. Si fa notare che lo stesso antisemitismo ha una fonte illustre addirittura in Lutero, autore nel 1538 di una lettera contro losservanza del sabato e nel 1542 di uno scritto intitolato Dei giudei e delle loro menzogne, deciso a bandire una persecuzione sterminatrice contro gli Ebrei. La dottrina antiebraica contemporanea non sarebbe quindi assolutamente nulla di nuovo per il protestantesimo tedesco.
Il dramma del protestantesimo si riassume nella contrapposizione fra le sue diverse anime riguardo allatteggiamento nei confronti del ruolo monopolistico assunto dallassociazione religioso-politica dei tedesco-cristiani, con i suoi assunti di carattere razzista, da cui è derivata la Reichskirche, o chiesa evangelica unificata, con un vescovo nazionale a Berlino. La reazione dei protestanti conservatori è stata dettata dal fatto che "essi soltanto hanno avuto limpida la visione che il protestantesimo correva inesorabilmente ad un completo sfacelo"; ma "Veramente, i tedesco-cristiani non avevano fatto altro, se non applicare il criterio del libero esame, insegnato da Lutero".
"Noi assistiamo alle ultime conseguenze dei principi luterani e della Riforma. Quando il delirio protestante germanico ci viene a sostenere [ ] che "Gesù Cristo non potè essere di stirpe ebraica; la Sua enorme superiorità morale, il Suo aspetto fisico, i suoi stessi capelli biondi, dimostrano che Egli era di razza ariana[ ]; Egli rappresenta una irruzione della razza nordica nel mondo ebraico in sfacelo"; quando, dico, il razzismo, ci ammanisce questo po po di roba, noi ci chiediamo, è vero, se in Germania i manicomi sono chiusi; tuttavia non possiamo dimenticare che chi si getta dal precipizio non può arrestarsi a metà, alla Confessione di Augusta, ma è costretto a cadere nel baratro ed a sfracellarsi.
Forse gli avvenimenti di oggi preparano il ritorno dei protestanti conservatori a Roma".
Il culto mariano viene contrapposto come arma polemica contro la teologia protestante soprattutto a partire dal 1935: "[ ] se anche nella Scrittura nulla si dicesse delle dignità e dei privilegi della Madonna, quali la Immacolata Concezione, la sua verginale e divina Maternità, la sua assunzione in cielo, la sua potente intercessione: noi abbiamo il diritto ed il dovere di credere tutto ciò come parte della nostra Fede, consegnata alla Tradizione, al consenso del popolo cristiano, al magistero infallibile della Chiesa". Il culto alla Madonna è uno dei segni di riconoscimento della vera Chiesa: "La mancanza del culto di Maria è una delle più penose lacune del Protestantesimo. Un cristianesimo senza Maria o con Maria scoronata e spogliata della luce di gloria non ci pare comprensibile": gli stessi protestanti, anzi, "per non voler ammettere il culto di Maria, cercano di fare svanire, svalutandoli, i documenti che di tale culto ci sono fortunatamente pervenuti". Ma si dà è anche una spiegazione demoniaca dietro allatteggiamento antimariano dei protestanti: "Sembrerebbe strano che vi siano stati e vi siano tuttora uomini che tentino di avvilire Colei che grandeggia sopra ogni altra creatura e che forma la gloria della famiglia umana. Noi non troviamo che una soluzione, una sola soluzione che ci spieghi questo mistero di odio. Leresia subisce linfluenza del "padre della menzogna" come le Scritture chiamano il demonio: esso partecipa ad unostilità contro Maria, la cui perseveranza sarebbe inesplicabile, se fosse solamente umana: lostilità parte dallangelo decaduto".
Diversi sono le citazioni di conversioni al cattolicesimo (una quindicina sono sicuramente identificabili come provenienti da ambienti protestanti) e le abbiamo potute riscontrare soprattutto nel periodo 1928-1933; da notare il particolare rilievo dato alla statura intellettuale dei convertiti (fra di essi un premio Nobel) ed alla loro posizione allinterno della gerarchia (due ministri di culto anglicani ed un rettore episcopale della chiesa presbiteriana); quanto alla loro provenienza, ove espressa, essi sono generalmente luterani, presbiteriani e anglicani.
Lunica apertura parziale nei confronti dei protestanti italiani che appare sulla Rivista del Clero Italiano porta la firma di Giovanni Cavigioli (similmente, sarà sua praticamente lunica concessione nei confronti degli Ebrei, come avremo occasione di vedere nel prossimo paragrafo); in unarticolo apparso nel 1924, egli richiama il dovere della carità del sacerdote, ai sensi del can. 1350 del Codice di diritto canonico: "Il nostro atteggiamento spirituale di fronte a loro deve essere pieno di sollecita e costante carità: una carità che supponga sempre, fino a prova contraria, la loro buona fede, senza dileggi e acrimonie [ ] anzi con un ottimismo sicuro delle ascose vie per cui Dio lavora anche alla loro salute, come da ignote scaturigini fa arrivare agli arbusti nelle sabbie del deserto, la fresca vena delle sorgenti delloasi". La politica pastorale dovrebbe consistere nella formula "né cercarli né sfuggirli di proposito", ma sfruttare intelligentemente e senza preconcetti le occasioni che si presentano, come ad esempio le conversioni alle soglie di un matrimonio. Soprattutto "bisogna fornire una visione cattolica, integrale e sistematica, della vita, del mondo, di Dio, di Cristo e dellopera di Cristo".
Affrontare largomento dellatteggiamento della Rivista del Clero Italiano nei confronti dellEbraismo, significa dover prendere in considerazione il connesso problema del presunto antisemitismo di Padre Gemelli. Secondo unopinione abbastanza diffusa, egli sarebbe stato "disposto a individuare, nelle discriminazioni antiebraiche il ripetersi dellantica condanna per il popolo deicida".
Tale ipotesi sembrerebbe suffragata da alcuni fatti.
Il 9 gennaio 1939, commemorando allUniversità di Bologna il chirurgo medioevale Guglielmo da Saliceto, aggiunge alcune frasi a lode di Mussolini ed a giustificazione della legislazione razziale, frasi che nessuno gli aveva, a quanto sembra, assolutamente richiesto. Tali affermazioni verranno utilizzate quali capi daccusa contro di lui, quando nel 1945 gli Alleati cercheranno con insistenza di epurarlo dalla vita civile e universitaria, per le sue presunte collisioni con il regime fascista, tentativo che non avrà buon fine soltanto grazie ad un deciso intervento della S. Sede. Notiamo soltanto che in tale sede non si ha difficoltà alcuna ad accusare il Rettore dellUniversità Cattolica di connivenza con il regime fascista.
Tuttavia nel memoriale in sua difesa approntato dallOlgiati l11 maggio 1945 si afferma fra laltro che il Gemelli "aiutò i perseguitati politici, molto dei quali e fra essi numerosi ebrei gli debbono la loro salvezza. Alcuni furono dal Rettore stesso aiutati a recarsi in Svizzera; altri furono nascosti in Milano. Tra quelli che erano studenti nel 1945, con decreto falsificato, venne iscritto un ebreo; e, nellottobre 1944, una studente ebrea convertita potè discutere la sua tesi di laurea".
In una lettera inviata dallo stesso Gemelli al card. Pizzardo e a mons. Montini scrive: "aiutai fin dal 1939 ebrei e perseguitati politici, specie universitari italiani e tedeschi, a mettersi in salvo e a trovare posto di lavoro in altre Nazioni".
Nella relazione inviata al comando alleato dalla Commissione di epurazione presieduta da M. Roberti e Ezio Franceschini, si affermava: "Quando fu chiamato da Pio XI a fondare e a presiedere la Pontificia Accademia delle Scienze, nella quale entrarono subito undici Premi Nobel e non vi fu distinzione di religione e di razza, padre Gemelli non esitò ad accogliere ebrei messi al bando dalla vita civile italiana, come S.E. Levi Civita, e S.E. Volterra. Alla loro morte padre Gemelli fu lunico che ne tessé pubblicamente lelogio come Presidente della Pontificia Accademia, alla presenza di Sua Santità Pio XII, e fra il silenzio unanime e codardo della stampa italiana asservita al regime.
Essendo stata la famiglia del celebre Herz ridotta alla miseria dai nazisti, in una adunanza della Pontificia Accademia padre Gemelli presentò a Sua Santità Pio XI il manoscritto di un lavoro postumo dellillustre scienziato e ottenne dal Pontefice una somma rilevante per sovvenire alle necessità della famiglia. Di questo atto a favore di un ebreo egli diede relazione fra gli applausi di un pubblico dibattito ammirato nellaula dellUniversità Cattolica nel febbraio del 1939 [ ]
Iniziatosi ufficialmente anche in Italia la persecuzione razziale padre Gemelli protesse, salvò, aiutò nella fuga o nella sistemazione allestero, o clandestina, in patria molti ebrei, fra i quali si possono ricordare per il loro valore scientifico e per la loro fama il prof. Carlo Foà, il chirurgo prof. Mario Donati, il prof. G. Todesco, il prof. Rodolfo Allers, il prof. Gino Sacerdote, in collaborazione con il quale egli pubblicò anche un lavoro scientifico nel 1941[ ], quando il solo nome dei autori ebrei non si poteva citare neppure in libri scientifici, e il farlo poteva comportare gravi sanzioni[ ]".
Dobbiamo però constatare che sulla Rivista del Clero Italiano compare, proprio a firma del Gemelli, un brano chiaramente antisemita; esso si trova inserito in un contesto riguardante i rapporti fra eucarestia ed educazione giovanile e risale al giugno 1922, ovvero in un periodo antecedente la vittoria fascista:
"[ ] Non vogliamo che i signori socialisti ed i signori ebrei (il che spesso è una stessa cosa) avvelenino lanima dei nostri figli, come hanno avvelenato un tempo la nostra. [ ] Il mezzo, lunico mezzo, il mezzo certo, quello dinnanzi al quale i signori socialisti e i signori ebrei che infestano e ammorbano lItalia dovranno piegare è proprio nostro Signore che essi bestemmiano; ovvero nostro Signore Eucaristico.
Ricordate lepisodio di Santa Chiara che fuga i saraceni con il SS. Sacramento? Noi dobbiamo fare un poco così, come essa. Bisogna respingere questi avvelenatori della coscienza dei nostri figli. E il mezzo è il SS. Sacramento".
E non sarà lunico articolo di questo tono apparso sulla rivista. Nel 1926, affrontando il tema del denaro, Francesco Olgiati utilizza, per uno schema di conferenza per il clero, un aneddoto in cui un medico riesce a far rinvenire un ebreo privo di sensi soltanto con il tintinnìo di un pugno di monete dargento: "con gli ebrei unico rimedio è il denaro".
Al di fuori dello stereotipo dellebreo avaro, lisraelita viene percepito come colui che, dopo la Rivoluzione francese, ha potuto conquistare una posizione di privilegio: "Slacciati dalle inerdizioni, gli ebrei hanno saputo approfittare, e come! della libertà. Socialmente parlando non si può dire che la prole dIsraello sia nellestrema caduta. Anzi ha una efficienza mille volte maggiore della sua potenzialità demografica". Tuttavia "[ ] le dottrine dellodio sono per ciò stesso anticristiane. In Italia poi a voler fare dellantisemitismo non ci manca la ragione, ma ci mancherebbe forse anche il pretesto [sic!]. E non si venga a riscaldare i soliti cavoli delle ingerenze ebraiche in grande stile negli angiporti del capitale, della politica, della stampa, dellalta banca, della massoneria. [ ] O che siete sicuri proprio che il piano nobile dellanticlericalismo sia affittato esclusivamente agli ebrei?[ ] Dico questo perché certe frasi fatte di villipendio aprioristico sono di cattivo gusto tanto estetico quanto morale; come quella di chiamare in causa gli israeliti doggi col Sinedrio dei tempi di Gesù Cristo: sulla bocca poi di un prete, nella conversazione ordinaria, hanno un suono più mortificante ancora perché stonano fuor di chiave in confronto delle parole di perdono pronunciate dal divino morente sui giudici crocifissori. [ ] Osserviamo piuttosto che il contenuto positivo dellebraismo, da noi almeno, fa presa preferibilmente sulle signore israelite, tra cui non è difficile dimbattersi in tempre sinceramente pie. [ ] Comunque sia, gli ebrei non fanno proselitismo di sorta e per questo lato non ci disturbano".
Questapertura, rimarrà comunque un fatto isolato. La pastorale nei riguardi degli ebrei si limita in genere a ricercarne semplicemente la conversione. Vi è la sensazione che i tempi siano ormai maturi per un passaggio di quel popolo nel seno del cattolicesimo: "[ ] nella metà del secolo scorso cominciò a Metz un movimento che ha prodotto in seguito importanti conversioni tra gli Ebrei. Le statistiche dicono che da allora ad oggi più di 200.000 ebrei si convertirono al Cristianesimo [..]. E giunto ora il tempo della conversione finale dIsraele? Lentusiasmo nel pregare e nel sacrificarsi per questo scopo simpatico, che si mostra tuttavia nella Chiesa, insieme colla tendenza verso la Chiesa dalla parte del popolo ebraico, è per noi un segno troppo chiaro. Perciò noi sacerdoti dobbiamo essere pronti a fare ogni sforzo per togliere tutti gli ostacoli, che si oppongano alla realizzazione dellideale di Gesù". La conversione degli Ebrei è una necessità anche perché "[ ] la conversione dIsraele è lunico mezzo possibile e conciliabile coi nostri principi cristiani, per neutralizzare linflusso funesto degli Israeliti ostili alla Chiesa. [ ] Il pericolo per la Chiesa da parte dIsraele va mano mano crescendo col rilassamento dello spirito cristiano presso i fedeli, e il pericolo da parte dIsraele forse è altrettanto efetto che causa di questo rilassamento.
Comunque sia, la conversione dIsraele condurrà alla Chiesa un elemento, il quale per origine e vocazione le appartiene, e farà sì che la Chiesa consegua pieno splendore e magnificenza".
Il brano sopra esposto appartiene ad uno scritto del 1926 teso a presentare ai sacerdoti la neocostituita associazione "Amici dIsraele", avente lo scopo di favorire la conversione degli Ebrei. E interessante notare che per illustrare le finalità di questistituzione si affermi che "Gli Ebrei, dispersi per tutto il mondo, insorgono con tanta asprezza, tenacità e ardore contro le divine leggi di Cristo e della Chiesa, che, secondo il detto di una persona, bisognerebbe o convertirli o distruggerli [sic!]. Lungi da noi il desidero di volerli abbattere, desideriamo invece lavorare con zelo, affinché il Padre Celeste, che essi adorano e servono, si degni di ricondurli al Suo Figliuolo Unigenito che essi hanno per Re e per consanguineo".
Ricordiamo comunque che lassociazione Amici dIsraele verrà condannata formalmente dal SantUffizio nel 1928. Essa aveva ottenuto in due soli anni un notevole successo, fatto questo indicativo della sensibilità del clero italiano verso il problema: allinizio del 1927 essa vantava ladesione di diciannove cardinali, settantotto vescovi, circa tremila sacerdoti. I motivi della condanna andavano probabilmente ricercati nella tendenza dellassociazione a superare i limiti della semplice richiesta di conversione, atteggiamento tradizionale della gerarchia ecclesiastica, cercando di evidenziare ad esempio i punti di contatto fra le due religioni e di eliminare i riferimenti di carattere antisemita contenuti nella liturgia.
Sulle pagine della Rivista del Clero Italiano non troviamo, invece, riferimenti ai motivi tradizionali dellantisemitismo cattolico, come, ad esempio, quello relativo ai presunti complotti contro la cristianità condotti dal capitale finanziario ebraico. Tale tema viene invece utilizzato ripetutamente nella polemica contro il protestantesimo, considerato sicuramente più subdolo e pericoloso.
Rispetto allatteggiamento della Rivista del Clero Italiano nei confronti del Protestantesimo, verifichiamo una sensibilmente maggiore apertura nei confronti degli Ortodossi; tuttavia il materiale è quantitativamente molto minore e si riduce grosso modo a due articoli maggiormente qualificanti, apparsi rispettivamente nel 1920 e nel 1927 (il primo concernente lIstituto Pontificio Orientale, il cui progetto viene ripreso da Benedetto XV, il secondo riguardante le raccomandazioni di Pio XI circa una maggiore conoscenza delle Chiese Orientali).
Questa maggiore benevolenza deriva dalla constatazione che nel caso dei cristiani dOriente, "non si tratta di convertire degli eretici, ma di ricondurre al Padre degli scismatici". Negli anni 20 vi è una particolare attenzione nei confronti dellapostolato da svolgere per la conversione degli scismatici.
Bisogna "creare in noi occidentali una mentalità benevole pei fratelli dissidenti, tenendo presente che essi, quasi frantumi di Cristianesimo, hanno conservato, più o meno, qualche cosa della dottrina di Cristo anche in quella situazione che si è venuta creando dopo la situazione, come qualche cosa rimane nella roccia materna in quei blocchi, in quei macigni che si distaccano dalle vette alpine".
Lo stessa immagine viene, fra laltro, ribadita dallEnciclica Rerum Orientalium (8 settembre 1928) di Pio XI, nella quale si sottolinea, trattando dei fratelli separati doriente, "lossequio sincero verso il Signore nostro Gesù Cristo, il singolare amore e la pietà verso la purissima sua Madre, luso stesso vigente dei sacramenti". Come si può notare, è esattamente lopposto di quanto viene evidenziato per il Protestantesimo.
Da qui limportanza, ribadita dallo stesso pontefice, dello studio della storia della Chiesa dOriente, poiché per la riunione "bisogna anzitutto conoscerci ed amarci". Ai cattolici manca talvolta la pietà fraterna, perché non hanno una conoscenza adeguata: "Non si conosce tutto quello che cè di prezioso, di buono, di cristiano, in quei frantumi dellantica verità cattolica".
E in questo sforzo il clero deve essere in prima linea:
"Noi sacerdoti dobbiamo dare il buon esempio: noi dobbiamo studiare seriamente al fine di non esser noi i primi a gettare là i soliti motivi su tutto ciò che appartiene alle cristianità orientali, a coprire di comune disprezzo e i vari punti che fanno fuori della Chiesa di Roma le Chiese dOriente, e quel tanto di prezioso, di buono, di cristiano conservato da esse dellantica verità cattolica".
La conversione degli scismatici, non può avvenire con i tradizionali metodi missionari, tipicamente rivolti a popolazioni completamente ignare del messaggio evangelico: "Questi missionari ci fanno pietà quando vogliono insegnare la religione cristiana a popoli che hanno avuto a maestri i primi maestri del cristianesimo, quando vogliono pervertire la coscienza di milioni di uomini al solo scopo di sottometterli al Papa". Lapostolato dovrebbe invece rivolgersi principalmente alla sfera dirigente (notiamo soltanto che questa è una costante della pastorale di quegli anni): "Per spegnere lo scisma non occorre rivoluzionare il popolo, distruggere le tradizioni, sconvolgerne le abitudini, ma basta, forse, sebbene lopera sia più difficile, convincere la parte colta, trascinare i pastori, dissipare i pregiudizi che a torto separano lOriente da Roma cattolica".
E in questottica che si inseriscono alcuni strumenti, quali lIstituto pontificio orientale, il cui scopo informatore è quello di "mettere gli apostoli dellOriente in grado di capire lo stato danima degli orientali, di penetrare nella loro mentalità, di cominciare la fraterna conversazione al punto preciso in cui essi ora si trovano. Perciò, non polemiche, nelle dotte lezioni. Neanche controversie propriamente dette. Nessuna critica amara, con cui si bolli a sangue lavversario, giacché, di proposito, non si vuole vedere nellorientale un avversario, ma un fratello che si era attardato nello stesso cammino nostro, e che, nella crisi intellettuale delloggi, arrischiava di riprendere la sua strada con sbagliati indirizzi. Donde un metodo, riboccante di carità insieme, e nello stesso tempo rigorosamente scientifico".
Anche nel caso degli Ortodossi, si menzionano casi di conversione al cattolicesimo, soprattutto nel 1929; tuttavia si evidenzia il rapporto di "simpatia" che lega questi fratelli separati alla vera fede cattolica, tanto che "senza nessuno sforzo si mettono a camminare con noi in una perfetta unità di pensieri, daffetti, di opere e con santa emulazione gareggiano per raggiungere le sommità della più alta cristiana perfezione".
Il rapporto fra il Cristianesimo e le altre religioni ("tra il legittimo Sovrano Gesù Cristo e lusurpatore Satana" come si afferma esplicitamente) viene concepito come contrapposizione netta, senza apertura alcuna al dialogo: tale impressione viene confermata dalla stessa terminologia che concede volentieri ampio spazio al gergo squisitamente militare. Lo stesso ambito missionario viene spesso inserito in questa visione di combattimento in essere contro il male, con accenni che tendono facilmente allapocalittico.
Prima comunque di affrontare largomento missionario in senso stretto effettuiamo una breve panoramica sulla lettura che la Rivista del Clero Italiano fornisce delle varie religioni extracristiane (per quanto riguarda la religione ebraica, rimandiamo a quanto già scritto poco più sopra). Tale analisi è di un certo interesse anche in considerazione del fatto che la rivista aveva come scopo programmatico quello di fornire gli strumenti polemici e predicativi al clero italiano, soprattutto a quello minore: possiamo quindi ritenere che questo materiale finisse poi, almeno in una certa misura, per confluire nellimmagine delle altre religioni che proponeva ai fedeli. Abbiamo inoltre constatato che in pratica tutto questo materiale (che si avvale per la maggior parte della penna dellolivetano Silvio Vismara) si concentra in un periodo che va dal 1924 al 1927.
Lunico accenno alle religioni primitive è del 1925, in un articolo che prende spunto dalla Settimana dEtnologia Religiosa svoltasi presso lUniversità Cattolica del Sacro Cuore nel mese di settembre e chi vede la partecipazione dellAutore, Pietro Caldirola. In essa si polemizza contro gli scienziati che affermano che il monoteismo si è affermato piuttosto tardi nellevoluzione religiosa delluomo:
"Tutti i seguaci dei sistemi suddetti, legati a filo doppio alle teorie dellevoluzionismo e del trasformismo, sono andati in ricerca affannosa di una religione semi-bestiale. Non lhanno trovata. Ma dato che dovevano assolutamente trovarla, hanno mutato e deformato e falsificato le religioni dei Primitivi per ridurle entro il quadro preconcetto dei loro sistemi"
Infatti lo studio sperimentale delle popolazioni viventi allo stato più arcaico di tutto il pianeta, avrebbe dimostrato che "[ ] la religione di questi Primitivi fra i Primitivi non devessere cercata nellAnimismo, nella Magia, nel Totemismo, nel Feticismo, nellIdolatria, ché non vè quasi nessuna traccia di tutto ciò, ma nel Monoteismo. [ ] Ma cè ancora dellaltro. Non si tratta di un monoteismo quale che sia, ma di un monoteismo etico. Non soltanto questi Primitivissimi hanno una morale assai elevata. Ma per essi la sorgente unica delle prescrizioni morali e dei costumi è lEssere Supremo, Dio , che vigila allosservanza dei suoi precetti, ricompensa con una vita lunga e felice, punisce con malattie o con la morte prematura".
Del Buddhismo si afferma che in esso "si trova un ideale morale che, sebbene indubbiamente inferiore al Vangelo, è sempre un ideale puro ed elevato"; tuttavia "[ ] oltre che non far sua questione massima lessere supremo, la felicità futura identifica in uno stato che si può presso a poco rassomigliare ad un annientamento, di guisa che si potrebbe anche ritenere che aspirazione del buddista sia il niente assoluto".
Tolto di mezzo il suo carattere religioso "il buddismo non può considerarsi che sotto il nome di sapienza usato dai filosofi greci". Esso ha avuto lindubbio merito di aver spezzato le barriere di casta. "Nel mentre [ ] altri trova essere il buddhismo una religione, anzi una religione universale , noi crediamo che siano più nel vero quelli che non lo riconoscono che come una dottrina sociale, una specie di socialismo predicato nelle piazze contro la tirannia dei bramini, e che per questo appunto ha avuto un meraviglioso successo".
La vita di Buddha viene definita come "un mito naturalistico solare", analogamente a Krishna, anche se vi si riscontrano degli episodi fondamentali "che si possono ritenere sicuri e degni di fede". Si dichiara apertamente che "Siddarta ha condotto una vita austera, è stato un religioso esemplare; [ ] Veramente animato da compassione per le miserie umane, sentiva prepotentemente il bisogno di far partecipi gli uomini dei benefici della sua dottrina, motivo per cui devesi riconoscere che avesse lanimo di un apostolo". Leroismo del Buddha è tuttavia tutto terrestre: "[ ] nulla ci vien dato di constatare che sorpassi la natura, che ci costringa a vedere leroe assolutamente eccezionale. Per quanto grande sia il Budda reale, quale ce lo dipinge seriamente la storia, non troviamo chegli possegga tante altre virtù che son quelle che predicano assolutamente il santo, che accertano un qualche cosa di soprannaturale".
Una valutazione decisamente negativa colpisce invece il Buddhismo contemporaneo, nelle sue varie accezioni. Al crepuscolo della religione in Giappone e alla sua sopravvivenza in Cina, corrisponderebbe una reviviscenza notevole del Buddhismo in India. "NellIndia, la lotta politica ha ravvivato lattaccamento alla dottrina di Budda, e, se mai, ha fatto sorgere uomini nuovi, uomini colti non distruttori del tradizionale pensiero religioso, ma riformatori dellignoranza di gran parte dei bonzi, i quali, presi dalla avidità del denaro, lasciano che la superstizione copra di tenebre il pensiero di Budda, travolga il contenuto del buddismo".
Gli strali della Rivista del Clero Italiano colpiscono ovviamente anche linteresse occidentale contemporaneo nei confronti della dottrina del Buddha:
"Nel buddismo si va a trovare la luce che meglio illumina che non il Cristianesimo, si va a cercare la religione che riempie davvero la vita e più risponde al bisogno umano. E i nostri esteti, così si dice, lavorano, e quindi vivono la parte migliore del loro tempo, tra due altari, luno dedicato a Budda, laltro a San Francesco dAssisi, riavvicinamento bestemmiatore e che rivela la povertà intellettuale del moderno estetismo e la sua superficiale preparazione di cultura".
[..] bisogna però confessare che cagione dellattività di quello studio fu anche lodio occulto o palese contro la religione rivelata da Cristo e al fine precisamente di metterla a pari, e nulla più, di tutte le altre religioni.". La stessa consonanza del sistema di pensiero buddista con la massoneria spiegherebbe inoltre lopera svolta dalla setta a favore del Buddhismo.
Da questo deriverebbero le varie ipotesi avanzata sui presunti legami fra Cristo e il Buddhismo (che si ritenevano allepoca avvalorate dal resoconto di un viaggiatore russo, tale Notovich, risalente ad un trentennio prima).
Le differenze tra Cristianesimo e Buddhismo sono comunque profonde:
"Se si studia il cristianesimo e il buddismo ad un tempo nelle loro origini, nei loro fondatori, nel loro pensiero, trovasi ridicolo, per non dire di peggio, il tentativo di voler mettere il buddismo al posto del cristianesimo che si pretende ormai invecchiato. Si vorrebbe levarsi di dosso un fardello ragionevolmente sopportabile, per mettersene sulle spalle uno che per suo peso ci togli ogni coscienza".
Del Taoismo si accenna soltanto di sfuggita affermando che non sarebbe altro che "linsieme di vecchie superstizioni cinesi rigettate da Confucio".
Di Confucio si afferma che "[ ] pur combattendo lidolatria, non seppe sottrarvisi egli stesso. Non fu un rivoluzionario e non pretese di introdurre novità; solo raccoglieva la scienza degli antichi, coordinava le invenzioni anteriori, fissava ciò chera vago e incerto, e sforzavasi di restituire allumana natura quella luce dorigine divina che le nebbie dellignoranza e il castigo dei vizi avevano offuscata. [ ] Nulla però di eroico in lui, nulla di potentemente rivelatore di una coscienza immensa: non ci troviamo davanti il santo dei santi, il profeta o il profetato che si stacca quasi dalla terra e la terra tocca solo per scuoterla colla scintilla della sua potenza divina".
La morale di Confucio, sarebbe una morale senza metafisica, una morale che non ha saputo elevarsi dallordine terreno. In definitiva la sua dottrina "ci dà una religione indeterminata, una religione priva di luce superiore, una religione in cui immagini, culto e sacerdoti non sono richiesti, sono un soprappiù, un riempitivo per il popolo, il quale ad onta di tanta predicata virtù resta abbandonato agli istinti materiali non sapendo con precisione a qual canto di cielo può sollevare gli occhi per appagare gli intimi bisogni dello spirito".
Lunico riferimento allInduismo è una descrizione della sfilata della processione annuale di Madura, nella quale si descrive il fanatismo indù con tinte estremamente fosche: "La prostituzione sacra, che ripugna violentemente al nostro equilibrio di occidentali ma che ha inalienabile diritto di cittadinanza nellinduismo, tiene nella sfilata la sua cospicua rappresentanza. [ ] E questa la religione di duecento milioni di indù. Ecco come Satana, lusurpatore spodestato, tratta i suoi schiavi".
Riguardo lo Zoroastrismo: "Non si può negare che la religione di Zoroastro sia superiore al paganesimo, combatta, cioè, lidolatria e insegni uno spiritualismo elevato; ma devasi ugualmente riconoscere che il suo dualismo è un errore funesto, ne scuote la morale, e la rende irragionevole. La rivelazione accampata da Zoroastro è priva di prove serie".
Le prese di posizione rispetto allIslam, si limitano in definitiva ad un attacco diretto alla figura del fondatore Maometto. Le sue biografie ricalcherebbero puerilmente il racconto della vita di Gesù, e la sua teologia, opera di un autodidatta non sarebbe assolutamente originale e nulla aggiungerebbe alle tre idee tradizionali di un Dio unico, del giudizio universale, della resurrezione dei corpi. Il proselitismo di Maometto è più casuale che voluto e il successo insperato lo convinsero ad autoproclamarsi profeta di Allah. "Lambizione politica fatta sempre più avida dal trionfo de suoi maneggi, gli fece dimenticare la riforma religiosa. Il predicatore delle verità divine a lui rivelate fu soffocato dallincalzare della sensualità, che gli onori e gli agi aizzavano e tenevano ardente. E il fanatico riformatore religioso e sociale della Mecca divenuto re a Medina rinnegò la sua predicazione, dimenticò le invettive contro i ricchi e i gaudenti, e solo pensò ad allargare la sua potenza, ad aumentare le sue ricchezze, a saziarsi di piaceri. Abiti di seta, profumi, tappeti, donne, tutto quello che una corte orientale può offrire, egli aveva e vi si sprofondava entro quasi volesse rifarsi della miseria della sua giovinezza. [ ] Divenuto padrone dellArabia a forza di alleanze e di spedizioni, si fa dettare da Allah un versetto che giustifichi ogni sua bassezza morale e spirituale".
"Maometto avrebbe potuto riuscire uno degli uomini più benemeriti del genere umano sol che avesse saputo e voluto, solo che dallo speco di Hira fosse riuscito a bandire il cristianesimo anziché un volgare tessuto di pretese rivelazioni.
Visse pur egli in tempi di civiltà progredita e conobbe le profonde dottrine degli Ebrei e quelle elevate dei Cristiani; ed invece eccolo sancire la schiavitù, degradare la donna, misconoscere la santità del matrimonio e della famiglia, fomentare i più volgari istinti sensuali, bandire morte e sterminio a chi si rifiutasse di seguirlo, e predicare luomo strumento di cieco di un fatalismo che soffoca la libertà dell'rbitrio. [...] Il popolo arabo che avrebbe potuto concorrere efficacemente alla civiltà del mondo, riuscì ad esserne il più fiero nemico. [ ] Il Corano chiudeva la porta alle verità che sono norma della vita morale, e inquinando il progresso di quel popolo ne preparò la decadenza e la rovina".
La lunga lotta contro la Cristianità avrebbe dimostrato soltanto una cosa: "[ ] il mondo è rimasto agli occidentali, i quali soli, checchè si dica, sono civili di quella civiltà che nella sua parte migliore è essenzialmente costituita da elementi cristiani".
LIslamismo non ha la pretesa di essere una religione nuova, anche se si differenzia dal cristianesimo dal punto di vista dogmatico. Maometto forse, si afferma, non conosceva nemmeno il Vangelo, e quindi non riconosce in Gesù il Messia, rendendo vano il suo tentativo di riannodarsi a tutta la tradizione monoteista anteriore. Forse anche per questo, lIslamismo ha fatto suo un ideale morale che contrasta completamente con quello cristiano. Tale è il caso di tutta la morale sessuale e matrimoniale. "Schiavitù, fanatismo religioso cieco e battagliero, e tante altre miserie sociali fanno sì che lideale musulmano non solo ripugni allideale cristiano ma resti anche inferiore allideale puramente umano del bramismo e del buddismo; così che riesce una bestemmia il voler attribuire a Dio una religione siffatta".
Inoltre lislamismo non potrebbe definirsi propriamente come religione, perché esso considera unilateralmente il solo aspetto della soggezione alla divinità, ed il rapporto risulta così incompleto e sbilanciato.
Bisogna tuttavia "rendere ai musulmani almeno un merito, e cioè quello di essere profondamente penetrati dei loro dogmi, e di avere per loro Dio e pel loro profeta un rispetto che difficilmente riscontrasi presso seguaci di altre credenze: qualcosa da imitare ce lhanno pure loro".
Un certo interesse dimostra la Rivista del Clero Italiano, nei primi anni 20 nei riguardi della Teosofia, ovvero di una forma di religiosità le cui origini si coincidono con la fondazione della Società Teosofica fondata a New York nel 1875. Essa avrebbe lo scopo di "aiutare la povera umanità ridando alloriente e svelando alloccidente "le verità spirituali giacenti nascoste nella Filosofia Orientale"", e ciò come reazione al materialismo dilagante. La teosofia sarebbe sempre esistita, anche se sotto diverse forme, quale lo Gnosticismo; si tratterebbe quindi di una specie di "nuovo Vangelo" rievocato da un nuovo Messaggero alla fine del secolo XIX. Il carattere di questa religione è iniziatica, perché le loro dottrine non sarebbero conosciute che da un ristretto numero di adepti.
Tutte le religioni apparterebbero allo stesso tronco, e sarebbero rivelazioni di esseri divini, i quali, insegnando sempre la stessa morale, si sarebbero volta volta limitati a fornire quella parte di verità che lumanità sarebbe stata in grado di ricevere. Lo scopo dei teosofi sarebbe quindi di "riverire e servire la religione ovunque la troviamo a penetrare attraverso la varietà della fede esteriore fino allunità della vita nascosta".
Per quanto riguardo il nostro specifico interesse, dobbiamo rilevare che la Rivista del Clero Italiano, pur affrontando largomento poche volte, ha tuttavia una certa oscillazione, soprattutto riguardo la sua effettiva pericolosità.
Nel 1921 il problema viene minimizzato da un articolo de Emilio Chiocchetti (il quale scriverà comunque altri volumi sullargomento):
"Diciamolo subito: da noi, in Italia, un pericolo "teosofico" imminente e vasto non cè. Siamo troppo positivi per sentire qualche attrazione, qualche simpatia che non sia fatta di pura curiosità, verso le forme di religiosità così fantastiche e ridicole, che i pontefici della teosofia danno in pasto ai creduloni e soprattutto alle credulone di certi salotti aristocratici saturi di isterismo e di snobismo mistico morboso; abbiamo il concetto troppo sano per non udire subito quanto sono cervellotiche e stupide le manipolazioni che i teosofi perpetrano a tutto andare delle verità cristiane, svisando, imitando, deformando in tutte le maniere i testi del Vangelo e le dottrine della tradizione. [ ] Tuttavia, poiché nelle grandi città, anche in Italia, vivono dei cenacoli teosofici, e alle grandi città affluiscono da ogni parte, per ragioni di studio e a cercare lavoro, un gran numero di giovani e di ragazze ancora inesperti della vita; e poiché i maestri di teosofia sono zelantissimi nella propaganda delle loro dottrine, per mezzo di conferenze, di lezioni, di opuscoli, di libri, di periodici e di fogli volanti, non sarà inutile che il Clero conosca, a salvezza delle anime, qualche cosa di questo strano movimento di idee, o, meglio di fantasticherie, che domanda o ottiene troppo spesso un posto fra le correnti spirituali moderne".
Un po più forte è il tono usato nel 1924:
"[ ] Nulla di strano che un teosofo in parrocchia costituisca un pericolo e forse anche urgente da provocare una avveduta cura di immunizzazione dellambiente in cui allunga la sua propaganda. E vero che nelle masse non riuscirà mai a far presa: ma la zona ristretta dellinfezione non ci autorizza passarvi sopra".
Dal punto di vista strettamente pastorale, il teosofo è un problema maggiore rispetto ad altri: "Voi intavolerete proficuamente una discussione con un protestante, con un socialista, con un anarchico: con un teosofo di professione è una impresa disperata o quasi, perché il suo pensiero è sullasse di un altro orizzonte che non ha più nulla di comune col patrimonio concettuale nostro da cui è impossibile raschiare le impronte del pensiero cristiano".
Notiamo, comunque, che dopo il 1924 largomento non verrà più ripreso.
Passando ad affrontare il problema missionario (o, meglio, la percezione del problema, quale si ricava dallanalisi della Rivista del Clero Italiano), constatiamo in primo luogo che gli scritti relativi ruotano attorno ad alcuni eventi "catalizzatori" costituiti dalle encicliche "missionarie" Maximum Illud di Benedetto XV (30 novembre 1919) e Rerum Ecclesiae di Pio XI (28 febbraio 1928); sarà soprattutto questultimo pontefice a volere la "Mostra Missionaria" come evento centrale dellAnno Santo 1925 e a concepirla come occasione di riflessione e di propulsione per lattività missionaria.
Lenciclica Maximum Illud stimola una riflessione generale sul problema della diffusione della fede, alla fine del conflitto.
"La parola del Papa, come del generale, che, dopo lo scompiglio duna sorpresa, richiama i suoi alla visione totale della posizione e alla speranza di non fallaci conquiste, si rivolge a tutti: ai Vicari e Prefetti Apostolici, ai missionari, ai Vescovi , al clero, ai fedeli, ed a tutti fa balenare allo sguardo un grandioso ideale: la conversione di tutto il mondo infedele.[ ] Il dovere è di tutti: ciascuno ha da contribuire nel limite delle proprie facoltà. [ ] Il clero si stringa nellUnione Missionaria per una maggior conoscenza del problema e per unopera più fattiva e uniforme a favore della Propagazione della Fede, e soprattutto corrisponda con maggiore generosità alla vocazione missionaria, che il più sovente si innesta sulla vocazione al sacerdozio".
Si lamenta in primo luogo la scarsità di missionari, soprattutto se confrontata con il numero di sacerdoti residenti in Europa (20 mila missionari per un miliardo di infedeli contro, ad esempio, i 70 mila sacerdoti italiani di fronte a 38 milioni di abitanti, dato che non tiene conto del numero delle religiose):
"La cosa si aggrava e prende un aspetto odioso e antipatico per noi italiani, quando si scende a raffronti. Ci dicono le statistiche che oltre tre quarti dei missionari e quattro quinti delle religiose sono francesi. LItalia contribuisce di suo con meno di duemila missionari alla conversione del mondo. Italia, quae apostolos mittere solet! Via! Possiam dire di aver preso sul serio, noi, preti dItalia quellimperativo categorico: Andate? Questimperativo categorico è ormai vecchio di due mila anni, ma come uneco possente si ripercuote ancora al nostro orecchio. E noi si resta? E su 70.000 preti e altrettanti religiosi dItalia, solo un qualche migliaio di valorosi rispondono allappello? Decisamente il nostro amor proprio nazionale nesce fuori a mal partito. [ ] LEuropa cristiana dovrebbe disporre a breve scadenza, per un miliardo di pagani, un esercito di almeno 80.000 missionari".
E curioso notare come questo genere di preoccupazioni sia una costante che possiamo riscontrare anche negli anni successivi. In uno scritto apparso sulla Rivista del Clero Italiano nel 1930 si afferma esplicitamente che lattività missionaria della Chiesa, nel corso della sua storia, ha avuto un andamento ciclico determinato dalle varie fasi storiche. Dopo un periodo fosco, il momento attuale sarebbe ancora favorevole per la propagazione della fede cattolica:
"[ ] Nel sangue, attraverso il lavorìo di mille circostanze, nel Romanticismo, trionfò di nuovo lidea missionaria. Giganti risorsero su dalla tomba gli ordini religiosi, si destò dal torpore il Clero secolare, si aprirono i Seminari delle missioni. [ ] LItalia saccese di fuoco: seppe levar di tasca il soldo generoso, innalzò parecchi Seminari, coltivò la fiamma di vocazioni entusiastiche. Eppure in sì mirabile fervore, quanto è ancor desolante lo sfondo del quadro missionario!"
Nel 1931 si scrive ancora:
"Si può stabilire che ancora oggi limmensa maggioranza dei popoli infedeli sfugge continuamente allinfluenza del cattolicismo.
Dice un missionario che nella Cina: "300 milioni di uomini, non avendo mai avuto loccasione durante la loro vita, dincontrare un prete o un catechista, non hanno mai avuto lidea di farsi cristiani. I tre quarti dei Cinesi attualmente viventi si trovano esattamente nello stato in cui erano i gentili prima della venuta del Salvatore: nessuno ancora ha predicato loro la redenzione!" Ciò dobbiamo profondamente meditare.
Il momento è propizio, perché tanti popoli, specialmente dopo la guerra, sembrano tendere a una vita nuova. Guai a noi se con la nostra attività e cooperazione missionaria non avremo saputo approfittare dellora che il Signore ci offre.
[ ] E urgente di risolvere il problema Missionario, perché la propaganda è immensa da ogni parte, per conquistare questi popoli ad una fede che non è la cattolica".
LAnno Santo del 1925 vede la Mostra Missionaria romana, che si profila come momento centrale di riflessione del movimento missionario.
"Certo, col mettere sotto gli occhi di tutti il rigoglioso movimento delle Missioni, la Chiesa ha inteso di dare una prova della sua vitalità e dellazione che essa svolge sopra ogni punto del globo.
[ ] LEsposizione ha voluto e vuole raggiungere questo scopo, dirci quello che è stato fatto, quello che attualmente si fa, era troppo poco: bisognava dire quello che resta a farsi col concorso di tutti, eccitando specialmente i più fervidi a portare il proprio contributo allattività ed allo zelo della Chiesa Madre".
"LEsposizione Missionaria è un grande libro aperto per studiare la vita della Chiesa nel mondo, nellora attuale, ed anche in secoli passati; è storia e manifestazione vitale dellapostolato mondiale, universale e mondiale della Chiesa, dei miracoli perenni dellapostolato. [ ]".
Dalla manifestazione emerge anche il ruolo di civilizzazione rappresentato dallattività missionaria: "Le frontiere della Fede, sono le frontiere della civiltà Ove la Croce di Cristo protende le sue braccia consolatrici, è il chiarore della luce; di là è il cieco orrore delle tenebre [ ] Ecco adunque la nuova corrente di vita portata dal missionario in paesi selvaggi, riuscendo a fare del barbaro un uomo civile, redimendo per la società genti che senza di lui avrebbero vissuto una vita non molto dissimile da quella degli animali, e talvolta dei più feroci fra gli stessi animali ".
Lenciclica Rerum Ecclesiae di Pio XI del 28 febbraio 1926 contiene un appello ad aiutare le missioni. In primo luogo con la parola: "Anzitutto e con la parola e con gli scritti procurate di introdurre e di gradatamente estendere la santa consuetudine di pregare "il Padrone della messe", perché mandi operai alla sua messe" (Mt 9,38), e di implorare per gli infedeli gli aiuti del lume e della grazia celeste".
Il pontefice raccomanda inoltre di favorire il crescere delle vocazioni missionarie ed esorta a sviluppare lUnione missionaria del clero, istituita da Benedetto XV.
La Rivista del Clero Italiano risponde allappello papale con un articolo di Luigi Drago nel quale si "dice al Clero quel che conviene fare per fare e per far fare il proprio dovere". Illustrando le varie opere pontificie e lUnione Missionaria del Clero, si afferma che "[ ] contribuendo alla propagazione della fede nel mondo, si contribuisce al diffondersi di quella civiltà, la quale nobilita gli individui, rende più rispettate le nazioni ed è sorgente di vero progresso materiale e morale".
A partire dal 1927 assistiamo ad un notevole incremento dellutilizzo di immagini ed espressioni tratte dal repertorio militare. Lattività missionaria viene paragonata ad un evento bellico; "[ ] la guerra delle guerre è questa che da duemila anni dura ininterrotta tra il legittimo Sovrano, Gesù Cristo e lusurpatore Satana". I missionari sono "un esercito di novantamila eroi" che hanno abbandonato la famiglia ed ogni comodità per instaurare il Regno di Cristo. Essi compongono "lesercito di Gesù Cristo, ferreamente inquadrato, formidabilmente equipaggiato, fatalmente destinato alla vittoria".
Urge "moltiplicare gli effettivi", ma "se gli uffici di mobilitazione sono aperti in permanenza, i volontari che accorrono a farvisi iscrivere sono pochi, troppo pochi". "Il Re esige che tutti quelli che non appartengono allarmata effettiva, facciano parte almeno dellarmata ausiliare. Non cè scusa che tenga. Gli altri, quelli che non pregano di cuore e non aiutano di borsa, sono disertori" Si parla di "fronte" africano, indiano, cinese.
Il momento è favorevole e quindi "è venuta lora di lasciare la guerriglia sporadica e di organizzare unoffensiva generale in grande stile contro tutte le potenze dellinferno. Lora di dire al Buddismo: Indietro! allIslam: Indietro! al Protestantesimo: Cedi il posto alla verità integrale dellautentica religione di Gesù Cristo! [ ] prendere le armi bisogna e picchiar giù botte da orbo al diavolo per indurlo a scappare.. a cà del diavolo; infrangere i ceppi di questi mille milioni di schiavi e baciarli in fronte che sono nostri fratelli e condurli per mano al Re damore. Nessun cristiano deve avere pace, finché vi sarà ancora un palmo di terra in potere del nemico, o un povero illuso curvo dinnanzi ai suoi altari infami: finché non si avrà un solo ovile: Roma e un solo Pastore: Gesù".
La Rivista del Clero Italiano dimostrerà un rinnovato interesse allargomento nel 1935, dedicandogli anche un fascicolo speciale.
La percezione generale del periodo è di trovarsi in un periodo decisamente favorevole per lapostolato cattolico: "Evidentemente noi siamo entrati in uno di quei periodi storici preparati misteriosamente dalla Divina Provvidenza, nei quali Iddio domanda alla sua Chiesa un nuovo e più grande sforzo per la propagazione del Vangelo e per la diffusione del Regno di Gesù Cristo". Si sostiene che lopera dei pontificati di Benedetto XV e di Pio XI, che si è meritato lappellativo di "Papa delle missioni" per le sue iniziative in merito, ha dato i suoi frutti. Lo stessa crisi morale a livello planetario (indotta dal razionalismo e dal materialismo che hanno avuto origine con la Rivoluzione Francese e che limperialismo occidentale ha poi diffuso in ogni angolo del globo) avrebbe causato una serie di mutamenti tali da facilitare la penetrazione missionaria. LIslam con la fine dellImpero ottomano avrebbe perso ormai la sua potenza politica, fattore essenziale della sua diffusione; inoltre mancherebbe ormai di un centro organizzatore, capace di resistere, attraverso la difesa delle tradizioni, alla penetrazione occidentale. LIndia ha visto la cultura europea diffondersi largamente allinterno delle sue classi intellettuali. Lo stesso vale per la Cina ed il Giappone dove "non sarà la mitologia buddista e shintoista che potrà soddisfare le esigenze spirituali di un popolo intelligente ed istruito nel quale è penetrato il tarlo del razionalismo occidentale". Anche lAfrica si è trovata inserita nellorbita economica e culturale dei colonizzatori; molti colonizzatori "si sono dimostrati giusti, timorati di Dio, ed hanno irradiato cristianamente il buon esempio, ma non sono stati certamente la maggioranza"; "il nero riconosce la sua inferiorità di fronte al bianco e cerca di imitarlo, ma purtroppo non lo imita sempre nelle sue qualità migliori". Il crollo della Russia ha trascinato con sé quello della potenza ortodossa, e quindi anchessa sarebbe destinata a diventare terra di missione per la Chiesa cattolica.
"Basta riflettere alla crisi morale attraversata dalle nostre popolazioni cattoliche negli ultimi centanni, sotto i nefasti influssi del razionalismo e del materialismo, e dei loro diretti discendenti, socialismo e comunismo, per comprendere quanto deve e dovrà essere profonda e terribile questa crisi nei paesi che non sono illuminati dalla luce benefica del Vangelo. Come potranno resistere allurto delle idee moderne le religioni che non solo non hanno un fondamento divino, ma non hanno neppure una base rigorosamente razionale, lontane come sono dal possesso della verità? A chi si rivolgeranno quei popoli quando avranno perduto la fede nei loro dèi e nella religione dei loro padri?
E questa crisi inevitabile, che durerà forse dei secoli, ma che già ha cominciato a farsi sentire in tutto il mondo, che induce quanti credono che Iddio veglia sulle sorti dellumanità, ma sanno pure che lopera di Dio si compie ordinariamente colla cooperazione degli uomini, a considerare il nostro tempo come un tempo in cui è più che mai necessario allargare a tutta lumanità la seminagione del buon seme della verità evangelica".
"Noi siamo in un periodo davanzata frontale che nel pontificato di Pio XI ha portati gli avamposti evangelici al di là delle linee statistiche con un balzo da gigante; si tratta di parecchi milioni di convertiti. Noi stiamo scrivendo una grande pagina nella storia del Cristianesimo. [ ] Noi siamo oggi ad una distanza focale giusta per vedere le grandi linee della Provvidenza convergenti allo scopo di dilatare la Chiesa che omai le sue tende spiega dalluno allaltro mar. [ ] Lannunzio di pace deve arrivare a tutti gli angoli della terra: ma deve esere la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Fra tanti imperialismi di antagonistiche competizioni proclamiamo limperialismo spirituale della conquista cristiana del mondo".
Emergono sempre i temi militareschi, arrivando addirittura ad utilizzare gli slogans utilizzati nella prima guerra mondiale, come questa frase di Cadorna del 1917: "La guerra si vince dietro alle retrovie; la trincea è inespugnabile, se è inespugnabile lanima collettiva della nazione".
Emergono tuttavia delle preoccupazioni. Vi è il pericolo che "i popoli di colore o di civiltà inferiore" si limitino ad assorbire la civiltà europea nella sola accezione economica, senza assorbirne minimamente lanima cristiana; vi è sempre presente la possibilità che quote significative di popolazioni pagane vengano assorbite dallislamismo; nuovi "egoismi di razza" possono ostacolare in maniera significativa la penetrazione missionaria.
Per quanto riguarda più strettamente la figura del missionario, nel 1920 ci si limita a ripetere le raccomandazioni espresse da Benedetto XV; in particolare egli deve curare la santità della vita perché "gli infedeli sono più spesso portati dal sentimento e dallesempio che non dalle dotte ragioni"; è singolare comunque notare che si affermi fra laltro che "si guardino di non far altro guadagno che quello delle anime" oppure che si ricordi "di non propagare il regno degli uomini, ma quello di Cristo, di non formare cittadini della patria terrena, ma di quella celeste".
Si ribadisce che la vocazione alle missioni fra i non credenti "è la perfezione della vocazione ecclesiastica".
Il tema particolarmente ricorrente è comunque quello delleroicità del missionario, che viene ribadito anche in occasione della Mostra missionaria vaticana del 1925.
"Il missionario nella concezione comune e diffusa è luomo che devessere contemplato con un senso dammirazione. Egli abbandona la mamma, i suoi cari, i suoi comodi, il suo cielo, per portare e per innalzare la face della fede e della civiltà in paesi barbari, fra tenebre e morte. [ ] Il missionario della dura realtà quotidiana è bensì questo, ma è anche qualche altra cosa. E un cuore, non già pieno di entusiasmi effimeri e di voli sentimentali, ma ricco di quel vero entusiasmo cristiano, che ben sa come solo la via del Calvario conduce alla risurrezione dei popoli. Saper mantenere e aumentare il proprio ardore e le speranze fra difficoltà di ogni sorta, originate e causate dalla barbarie e dalla immoralità, dalla lingua e dal clima, da bande di briganti e da malattie, dalla propria povertà e dai dollari dei protestanti; saper lavorare per anni e anni un terreno che sembra infecondo e ribelle, bagnandolo col proprio sudore e col sangue; saper cadere morto nel solco a stento aperto, magari senza un apparente successo, con un grido di certezza e di fede: ecco il vero Missionario, non quello della fantasia e dei poeti, ma della Chiesa cattolica".
Non casualmente gli schemi per la predicazione sono pieni di riferimenti a missionari martirizzati nelladempimento del loro dovere religioso.
Nellambito della missione civilizzatrice dellattività missionaria viene evidenziata lattività svolta dai religiosi nellambito specifico dellassistenza sanitaria e in particolare quella rivolta ai lebbrosi. Citiamo a titolo esemplificativo:
"La cura degli infermi è una delle forme di carità che maggiormente colpisce e commuove, perché esige grande sacrificio personale, pazienza senza limiti e spesso vero e proprio eroismo, esponendosi a dare la vita pel contagio delle malattie. In questo campo la Chiesa cattolica ha scritto in tutti i secoli pagine meravigliose, e senza numero sono i martiri incruenti della sua carità.
[ ] Nessuna voce e nessuna penna potrà mai tessere un elogio degno a questi ed altri infiniti eroi della carità e del sacrificio che nelle Missioni Cattoliche compiono il dovere più duro, più ignorato, ma più grande dinnanzi a Dio".
Oltre che il sostegno del popolo (si rimanda per questo a quanto già affermato in tema di predicazione..), si richiede con una certa insistenza ladesione del clero parrocchiale. Le motivazioni proposte sono molteplici. Anzitutto fare azione missionaria a livello di parrocchia significa realizzare praticamente ladveniat Regnum tuum; vuol dire in secondo luogo ottemperare al dovere di solidarietà nei confronti dei confratelli impegnati in unattività eroica; impegnarsi per le missioni contribuisce a migliorare lo spirito sacerdotale individuale; in ultima analisi il beneficio dellimpegno missionario si riverbera nellambito stesso parrocchiale: "[ ] Un sacerdote che nella sua parrocchia lavora con alacrità in favore delle Missioni, saccorge ben presto che cè alcuno che laiuta. Il tono si eleva immediatamente. Lazione missionaria permea ambienti ed anime che sembravano impermeabili. Anche il ghiaccio si riscalda o almeno si muove. Lesperienza di questi ultimi anni ci offre in proposito delle testimonianze meravigliose: e ci fa toccare con mano quale interesse pratico costituisca lazione missionaria agli effetti del nostro stesso ministero".
Uno schema di parrocchia missionaria modello si articolerebbe in quattro punti fondamentali: Commissione Missionaria parrocchiale con riunioni almeno mensili; Gran Giornata Missionaria parrocchiale, con cadenza annuale, che deve essere concepita come momento di analisi e di partenza, e perciò va preparata con una certa attenzione; stampa missionaria a livello parrocchiale e con diffusione capillare famigliare; infine lesempio positivo ed attivo del clero, con liscrizione allUnione Missionaria del Clero.
Questultima associazione trova un certo spazio nella Rivista del Clero Italiano fin dagli inizi. Il suo scopo è quello di sensibilizzare il clero italiano nei confronti delle tematiche missionarie e di favorire le vocazioni da dedicare alla conversione degli infedeli.
"Moltiplichiamo i missionari, accompagniamoli con tutto il necessario alla missione di pace: ecco il perché, il programma, lo scopo da raggiungere dalla Unione Missionaria del Clero.
[ ] Non ci meraviglia lentusiasmo del Clero per questa nuova associazione, anche per il fatto che lorganizzazione aiuterà il lavoro a favore delle missioni: questo fin qui era abbandonato alla iniziativa individuale, che ha dato certo dei risultati ottimi, che alle volte ebbe degli slanci magnifici, ma non poteva avere quellintensità e quella continuità che solo viene dalla organizzazione.
[ ] La nuova associazione darà occasione e mezzo al Clero di parlare e frequentemente delle missioni e non cè dubbio che troveremo ancora nelle nostre popolazioni, pur rovinate dalla miscredenza o già tanto impegnate ad altre iniziative sante, una vera corrispondenza: la carità avvince ancora, alla carità il mondo crede ancora!"
"LUnione Missionaria nella mente del fondatore e nel suo statuto non è altro che una Associazione di sacerdoti, istituita allo scopo di dare ai medesimi una più larga e più profonda conoscenza del problema della evangelizzazione del mondo, onde con zelo e generosità possano promuovere fra il popolo una efficace cooperazione alla salvezza degli infedeli. Essa pertanto promuove prima e soprattutto la cultura missionaria del clero, affinché il clero si faccia maestro del popolo e ne sia il duce cosciente".
Notiamo che si sente il bisogno di precisare che "LUnione non sopprime gli organismi delle Opere missionarie Pontificie, ma soltanto offre loro i suoi buoni uffici" e che "LUnione non raccoglie denaro per sé [ ] ma raccoglie a nome e nellinteresse delle Opere Missionarie tanto Pontificie quanto particolari".
LUnione Missionaria collabora con i parroci nellambito delle Commissioni per le opere missionarie, di cui abbiamo fatto cenno poco sopra. "Queste Commissioni agevolano moltissimo lopera del Parroco e riescono a far meraviglie in aiuto del missionario e per leducazione cristiana anche delle popolazioni. Vedetele allopera: ogni anno trovano mezzo di indire una solenne festa missionaria colle sue belle funzioni religiose, colla accademia missionaria, colla lotteria od altri mezzi. Sono centinaia di foglietti di propaganda che, ogni domenica entrano in ogni casa e che, letti dai giovani e dai vecchi, vi spiegano il miracolo della fioritura di tante belle vocazioni missionarie, pur in tempi tanto e tanto cattivi".
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