Seminario Maggiore Arcivescovile di Firenze

Seminario Maggiore Arcivescovile Firenze
Seminario Maggiore Arcivescovile Firenze

L’attuale edificio del Seminario Maggiore Arcivescovile di Firenze è annesso alla chiesa di San Frediano in Cestello, in Oltrarno, Lungarno Soderini, 19. Dal 1784, il Seminario occupa i locali che furono dell’ex monastero dei Cistercensi e poi delle Carmelitane di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, la grande mistica (1566-1607) che proprio qui ebbe le sue celebri visioni.
All’interno del complesso religioso vi sono due chiostri e l’ex refettorio con un grande affresco di Bernardino Poccetti raffigurante la Cena di Gesù dopo il digiuno nel deserto.
Al pian terreno il corridoio maggiore è coperto da volta e risale al ‘600, come anche le sale a questo piano, il refettorio, le celle dei religiosi e i due chiostri.

Seminario Maggiore Arcivescovile. Chiosro di san Bernardo
Seminario Maggiore Arcivescovile. Chiostro di san Bernardo

Il chiostro più grande, di San Bernardo, deve il suo nome alla statua di San Bernardo di Chiaravalle che calpesta il demonio di Giuseppe Piamontini (1702), posta al centro.
Il secondo chiostro è dedicato a Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, con al centro la statua della santa, realizzata da Antonio Montauti (1726). Su questo chiostro si affacciano le camere dei seminaristi.
Notevole è la Biblioteca che nasce nel 1783 con la donazione al Seminario del Fondo librario del soppresso Convento dei monaci cistercensi del Cestello, da parte del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. La parte più antica della Biblioteca che consta di incunaboli, edizioni del Cinquecento e del Seicento, proviene da questa raccolta. Tra i Codici medievali e umanistici si ricorda, in particolare, il “Codice Rustici” (metà del XV secolo), in cui si narra il viaggio in Terra Santa dell’orafo fiorentino Bartolomeo Rustici e costituisce, con le sue raffigurazioni, una preziosa fonte su come apparivano la città e i suoi monumenti all’epoca.

Gli ambienti del Seminario Maggiore Arcivescovile di Firenze svolgono un ruolo importante nella vicenda narrata nel libro Il monastero dei delitti di Claudio Aita.

 

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi

Bartolomeo Gennari. S. Maria Maddalena de' Pazzi. Pinacoteca Civica, Cento
Bartolomeo Gennari. S. Maria Maddalena de’ Pazzi. Pinacoteca Civica, Cento

Lucrezia de’ Pazzi nacque a Firenze il 2 aprile 1566 da Maria Buondelmonti e da Camillo di Geri de’ Pazzi. Secondogenita di una delle famiglie più in vista nella nobiltà fiorentina dell’epoca, battezzata come Lucrezia, ma chiamata dai familiari Caterina, fu assistita nel suo percorso spirituale da due gesuiti, padre Rossi e padre Blanca, che la educarono alla preghiera.
Si pensa che mentre il padre era governatore a Cortona nel 1581 sia vissuta per qualche tempo nel monastero cortonese delle Poverelle del Terzo Ordine di San Francesco.
Contro i voleri della famiglia, decise di entrare nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli a sedici anni, il 27 novembre 1582 prendendo il nome di suor Maria Maddalena.
I primi cinque anni di vita monastica sono i più noti della biografia maddaleniana, durante i quali si rintracciano Astrazioni, ratti, drammatizzazioni di episodi evangelici, che si intrecciavano con la vita ordinaria della giovane carmelitana.
Le sorelle stupite, furono incaricate dalla madre superiora di effettuare la redazione di appunti e trascrizioni di colloqui di sintesi. Questi appunti rappresentano la fonte principale di conoscenza su Santa Maria Maddalena, ma trattandosi appunto di trascrizioni a volte si trovano lacune.
Vicaria per l’accoglienza delle giovani che venivano in foresteria tra il 1586 e il 1589, fu incaricata della formazione delle giovani dal 1589 al 1607 e sottopriora dal 1604 al 1605.
Ammalatasi poi gravemente morì il 25 maggio 1607 a quarantun’anni. Nel 1611 iniziarono i processi per la beatificazione, che si conclusero il 28 aprile 1669 con canonizzata da parte di Clemente IX.
Le sue spoglie vennero trasferite in Borgo Pinti, presso l’odierna chiesa a lei dedicata. Nel 1888 il corpo venne nuovamente spostato presso il Monastero di Santa Maria Maddalena dei Pazzi a Careggi, dove tutt’ora si trova.