Basilica della Santissima Annunziata

La basilica della Santissima Annunziata, che occupa il lato settentrionale dell’omonima piazza, è il principale luogo di culto mariano di Firenze, casa madre dell’ordine dei Serviti. Al suo interno, è ambientato un episodio del thriller Il Monastero dei Delitti di Claudio Aita (Newton Compton).

Santissima Annunziata Firenze. Facciata
Santissima Annunziata Firenze. Facciata

Storia del santuario. Il dipinto miracoloso

Il 25 marzo 1250, sul luogo dove un tempo sorgeva un antico oratorio fondato ai tempi di Matilde di Canossa, l’ordine dei Servi di Maria, fondato pochi anni prima da sette ricchi giovani fiorentini, iniziarono la costruzione della futura basilica. Questa prima chiesa, e il convento annesso, furono chiamati di Santa Maria dei Servi di Cafaggio. Nel 1252, secondo la leggenda, i Servi di Maria vollero far dipingere l’affresco della loro Vergine Gloriosa, l’Annunciazione, da un pittore chiamato Bartolomeo, che mise tutta la sua perizia per rappresentare degnamente la scena. Ma nonostante diversi tentativi, fu preso da sfiducia perché non riusciva a dipingere degnamente il volto della Vergine. Cadde così in una strana sonnolenza e al risveglio, per miracolo, il volto apparve già dipinto, completato da un angelo. L’affresco che nei tempi successivi darà il nome alla chiesa, divenne presto oggetto di grande venerazione e di profonda devozione da parte dei fiorentini. Lo scrittore fiorentino Franco Sacchetti racconta che le mura interne dovettero essere addirittura rinforzate per evitare cedimenti dovuti alla grande quantità di ex voto. L’attuale affresco, che si trova nella facciata interna della chiesa, subito a sinistra, risale, è in realtà un dipinto trecentesco che ha subito vari rimaneggiamenti e interventi di restauro nel corso dei secoli.

Negli ultimi decenni del sec. XIV, la chiesa doveva avere una pianta rettangolare, facciata a capanna e una piccola abside circolare. Negli stessi anni venne rinnovato il pavimento e venne realizzato il coro con gli scranni intagliati dal maestro Guglielmo di Calabria. Diversi altri artisti lavorarono in questo periodo alla decorazione di Santa Maria dei Servi. Fra gli altri, il pittore Calandrino (più volte citato dal Boccaccio) che decorò l’occhio della chiesa. Nella prima metà del Trecento vennero realizzate diverse cappelle e altari: S. Anna, San Biagio, San Martino della famiglia Guadagni, Sant’Iacopo, San Michele Arcangelo, Santa Maria del Purgatorio, Sant’Ansano e la SS. Annunziata. Nella metà dello stesso secolo, i maestri Neri di Fioravante e Giovanni di Fioravante ampliarono la struttura della basilica, creando una crociera e le cappelle di San Donnino dei Falconieri. Nel 1384 altri lavori vennero affidati all’architetto Antonio Pucci.

Santissima Annunziata. Interno
Santissima Annunziata. Interno

Nel 1444 fu posta la prima pietra della tribuna. Progettista e direttore dei lavori fu Michelozzo, architetto dei Medici, cui si deve anche la sagrestia, la cappella Villani, la cappella della Madonna, il Chiostrino dei Voti, l’oratorio di San Sebastiano e la parte sinistra della navata. I lavori e ripresero nel 1460 sotto la direzione di Antonio Manetti, cui si deve la parte centrale del porticato.  Dopo l’intervento di Leon Battista Alberti che effettuò alcune modifiche al progetto precedente, la tribuna fu inaugurata nel 1477. Negli stessi anni furono completati i lavori alla navata centrale.

Nel Cinquecento furono dipinti gli affreschi nel Chiostrino dei Voti e gli affreschi del giovanissimo Pontormo. Alla fine del secolo fu aggiunto il portico esterno che permise di accordare la facciata a quella degli altri edifici esistenti nella piazza.

Nella seconda metà del Seicento, Baldassare Franceschini, detto il Volterrano, affrescò la cupola e il soffitto della chiesa. Negli stessi anni, la parte inferiore dell’edificio vennero rivestite da marmi, stucchi e dipinti. A fine Settecento, si decise di rifare la pavimentazione, mentre nel 1857, l’edificio subì un grandioso restauro diretto dall’architetto Giuseppe Poggi.

Il porticato e il Chiostro dei Voti

Santissima Annunziata. Chiostrino dei Voti. Andrea del Sarto
Santissima Annunziata. Chiostrino dei Voti. Andrea del Sarto

L’ampio porticato in pietra serena che sovrasta l’entrata della basilica, fu eretto da Giovanni Caccini, continuando il disegno dell’arco centrale di Michelozzo (1453). Lo stemma del Papa Leone X campeggia su un dipinto molto deteriorato di Iacopo Carucci detto il Pontormo. Tutto il loggiato venne edificato nel 1601 e un’iscrizione latina che corre sopra gli archi ricorda i nomi dei fratelli Alessandro e Roberto Pucci che lo fecero costruire in onore della Vergine. Sotto il porticato si aprono tre porte: Quella centrale conduce nel Chiostro dei Voti e, attraverso di esso, alla chiesa; quella a sinistra conduce al Chiostro Grande e quella destra all’Oratorio di S. Sebastiano. Sopra la porta centrale è l’Annunciazione in mosaico di David Ghirlandaio (1512).

Il Chiostro dei Voti ha questo nome perché un tempo vi si raccoglievano gli ex-voto e le immagini che i fedeli offrivano alla Madonna in segno di gratitudine per le grazie ricevute. Il portico quadrilatero del Chiostro fu iniziato nel 1447 su disegno di Michelozzo di Bartolommeo. Ma esso è noto soprattutto per l’importante ciclo di affreschi che ne decorano le lunette e che videro il contributo del Baldovinetti e Cosimo Rosselli, ormai anziani, cui succedettero i giovani Andrea del Sarto, il Pontormo, il Rosso fiorentino e il Franciabigio.

I dipinti a destra di chi entra rappresentano episodi della vita della Vergine: l’Assunzione (1513) e del Rosso fiorentino; la Visitazione (1515), del Pontormo; lo Sposalizio di Maria (1514), del Franciabigio. Nelle due lunette che seguono vi erano un tempo gli sportelli dell’armadio dell’argenteria dipinti dal Beato Angelico e ora al Museo di S. Marco. Al loro posto è stata posta la Madonna della Neve, altorilievo marmoreo attribuito a Luca della Robbia. Di Andrea del Sarto sono la Natività della Vergine e il Corteo dei Magi (1513-1514). In quest’ultimo affresco, l’artista raffigurò il suo amico Iacopo Sansovino  (il personaggio che con la destra accenna) e il musicista Francesco d’Agnolo Aiolle (la figura intera che guarda verso l’esterno). Dietro le spalle dell’Aiolle, Andrea del Sarto, eseguì il proprio autoritratto.

Dopo le due porte della chiesa, vi è l’Adorazione dei Pastori di Alessio Baldovinetti (1463). Il ciclo dedicato alla vita di S. Filippo Benizi, il più famoso fra i sette santi fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria, occupa tutto il lato sinistro del portico. Il primo affresco (Vocazione di San Filippo Benizi, 1476) è di Cosimo Rosselli, ma le altre cinque lunette sono di Andrea del Sarto che le dipinse fra il 1509 e il 1510. Esse rappresentano S. Filippo che risana un lebbroso, i Bestemmiatori puniti, la Liberazione di un’indemoniata, la Morte del santo e resurrezione di un fanciullo, la Devozione dei fiorentini alle reliquie di S. Filippo (nel vecchio vestito di rosso, è ritratto Andrea della Robbia.
Gli altri affreschi nelle volte sono di Chimenti di Lorenzo, del Cinelli, del Bechi e di Andrea di Cosimo. Le due acquasantiere di bronzo davanti all’entrata principale della chiesa sono di Francesco Susini (1615).

Il Chiostro dei morti e Cappella della Compagnia di San Luca

Sulla sinistra della chiesa si apre il chiostro grande, detto anche chiostro dei morti. Fu modificato nel corso degli anni da Michelozzo e altri. Le venticinque lunette dipinte sott gli archi sono state realizzate da diversi autori. Le prime tre a sinistra sono di Ventura Salimbeni (1605) e rappresentano San Manetto dell’Antella e il pontefice Clemente IV (con un ritratto di Dante); l’ Ampliamento di Santa Maria di Cafaggio; la Morte di san Bonfiglio Monaldi, primo Generale dell’Ordine. La quarta lunetta è stata dipinta da Bernardini Poccetti (1612) e raffigura la Morte di san Bonagiunta Manetti. La quinta e la sesta furono dipinte da Matteo Rosselli (1614): San Bonfiglio rassegna le dimissioni da superiore; Approvazione dell’Ordine dei Servi di Maria.

Santissima Annunziata. Andrea del Sarto Madonna. del sacco
Santissima Annunziata. Andrea del Sarto Madonna. del sacco

Sul lato seguente troviamo ancora una lunetta del Salimbeni (1608), Visione di san Filippo Benizi. Nell’ottava, Arsenio Mascagni (1625) ha dipinto il tradizionale Volto della Madonna dipinto da un angelo. La nona lunetta è dì Matteo Rosselli (1616): Innocenzo IV e il cardinale Fieschi protettore dell’Ordine dei Servi. Nella decima ancora il Mascagni con la Posa della prima pietra di Santa Maria di Cafaggio, e nell’undicesima, il Rosselli (1616) con San Manetto alla presenza del re di Francia.

Le sei lunette del braccio nord sono affrescate da Bernardino Poccetti. Rappresentano: l’Apparizione della Madonna al vescovo di Firenze e ai sette Fondatori; Fondazione del monastero di Montesenario; il vescovo di Firenze assegna al nuovo Ordine la regola di sant’Agostino; I sette fiorentini si ritirano a villa Camarzia; Vocazione alla vita eremitica; Nascita del nuovo Ordine nella compagnia dei Laudesi. La lunetta sopra la porta secondaria di entrata alla chiesa, è una pregevole opera di Andrea del Sarto: la Madonna del Sacco (1525). Sulla sinistra, è situato il sepolcro di Chiarissimo dei Falconieri.

Le sette lunette lungo il lato della chiesa, sono affrescate dal Poccetti: Morte di sant’Alessio Falconieri, San Filippo Benizi converte due peccatrici; Morte dei santi Uguccione e Sostegno; Sant’Uguccione alla presenza di Rodolfo I conte d’Asburgo; San Sostegno a Parigi davanti al re Filippo; San Manetto rinunzia al governo dell’Ordine in favore di san Filippo Benizi; Sant’Amadio degli Amidei risuscita un fanciullo annegato. Sotto la quarta e la quinta lunetta, si trova il monumento sepolcrale di Guglielmo di Durfort, morto nella battaglia di Campaldino (1289).

Dal Chiostro Grande si accede alla cappella di San Luca o dei Pittori. Questa cappella è legata al nome dello scultore fiorentino dell’Ordine dei Servi di Maria, Giovanni Angelo Montorsoli che restaurò a proprie spese questo locale, facendone la sede della rinnovata Compagnia del Disegno (1562). Alessandro Allori nel 1571 affrescò La Santissima Trinità cui la cappella era dedicata. All’interno, affresco del Pontormo raffigurante la Vergine e i santi.  Sopra l’altare, affresco di Giorgio Vasari San Luca che dipinge la Vergine. Nella parete di fronte, la Fabbrica del Tempio di Salomone di Santi di Tito. Nella volta del soffitto, Vergine e san Bernardo, di Luca Giordano (1685). Nella cappella, vi è un organo positivo di Tommaso Fabbri da Faenza (1702)
Le statue intorno alla cappella sono del Montorsoli, del Giambologna e di altri scultori fiorentini dell’epoca. Al centro un pozzetto con cornice marmorea segna l’accesso sotterraneo alla cappella mortuaria, dove vennero sepolti il Pontormo, lo stesso Montorsoli, il Franciabigio, Benvenuto Cellini, Lorenzo Bartolini e diversi altri. Fino a Rodolfo Siviero nel 1983.
Nel piccolo vestibolo che funge da sagrestia si trovano altre opere, tra cui un San Giovanni a Patmos, terracotta di scuola robbiana. Di Antonio da Sangallo il Vecchio è il Crocifisso ligneo mentre la sinopia raffigurante la Vergine in trono e santi è da attribuirsi a Raffaellino del Garbo.

L’oratorio di San Sebastiano

Dalla parte opposta alla chiesa, a destra rispetto all’entrata centrale una porta conduce nell’Oratorio di San Sebastiano, costruito dalla famiglia Pucci nel 1452 che ne affidò il progetto a Michelozzo. Il presbiterio fu rifatto nel 1608 dall’architetto e scultore Giovanni Caccini e terminato da Gherardo Silvani. Gli affreschi della volta sono del Poccetti, mentre le tele sono del Paggi e del Lomi e le sculture del Novelli.

L’interno della basilica

L’interno, riccamente decorato con marmi, stucchi e dorature in senso barocco, contrasta nettamente con l’essenzialità rinascimentale dell’esterno. Il soffitto venne dipinto dal Volterrano. I grandi quadri in alto, tra i finestroni, con i Miracoli della Madonna sono quasi tutti opera di Cosimo Ulivelli (1671). Il primo a destra invece è di Giovanni Fiammingo, mentre l’ultimo a sinistra, è di Ferdinando Folchi. I cori angelici sopra i due organi sono stati dipinti da Alessandro Nani (a destra) e da Alessandro Rosi (a sinistra). Le pitture dei medaglioni (1693-1702) sono di Tommaso Redi, di Pietro Dandini e di Alessandro Gherardini. Gli stucchi sono opera di Vittorio Barbieri, Carlo Marcellini e Giovanni Battista Comasco. Una curiosità: sopra il secondo medaglione a destra vi è una finestra con grata dorata. Si tratta della finestra dei Principi, dalla quale la famiglia del Granduca, venendo dal Palazzo della Crocetta (oggi Museo Archeologico), poteva assisterre in privato alle funzioni liturgiche che si svolgevano nella Cappella della Madonna.

La controfacciata. La Cappella della Santissima Annunziata

Santissima Annunziata. Cappella dell'Annunciazione
Santissima Annunziata. Cappella dell’Annunciazione

Nella controfacciata, sulla sinistra per chi entra, sorge la Cappella della Santissima Annunziata.  Si hanno notizie di un altare nella chiesa con l’immagine di Maria Santissima Annunziata fin dal 1341 e i documenti testimoniano della grande devozione che la sacra icona ha da sempre ispirato ai fiorentini.

Nel 1447 i frati Servi di Maria, con l’aiuto di Piero di Cosimo de’ Medici, decisero di realizzare l’attuale tempietto che fu terminato l’anno seguente su progetto di Michelozzo ed esecuzione di Pagno di Lapo Portigiani. L’edicola è composta di quattro colonne corinzie di marmo di Carrara che sorreggono la trabeazione intagliata, mentre nel fregio sono scolpiti festoni, nastri e medaglioni. Il soffitto della cappella, anch’esso in marmo con dorature e smalti, proviene probabilmente dalla bottega di Luca della Robbia. L’edicola è chiusa da un reticolato di bronzo, realizzato da Maso di Bartolomeo (1447). Sopra il tempietto si innalza una specie di cuspide barocca, intagliata in legno da Luca Boncinelli su disegno del Volterrano (1674). Nel 1600, l’originario altare fatto costruire da Piero de Medici venne sostituito, por volontà di Ferdinando I de’ Medici con quello attuale in pietre dure e argento realizzato da Egidio Leggi.

Piero de’ Medici, in modo da poter disporre di un vano affinché i membri della sua famiglia potessero assistere alle cerimonie senza doversi confondere con gli altri fedeli, fece trasformare in oratorio o coretto il vano a destra dell’edicola dedicata alla Madonna. I lavori durarono dal 1453 al 1463 su progetto di Giovanni da Bettino cui si devono anche l’intaglio dei marmi dell’arco che unisce la cappella con il coretto, e le finestre. Alla decorazione della volta e delle pareti partecipò anche Alesso Baldovinetti.  Tutto il coretto è rivestito fino all’altezza delle finestre da marmi e intarsi in pietre dure, formanti cinque pannelli che esaltano nei simboli della rosa, del giglio, della luna, del sole, della stella la Madre di Dio. Il disegno di quest’opera è di Giovan Battista Balatri e la sua realizzazione venne affidata all’Opificio delle pietre dure (1671). Nel vano dell’armadio degli argenti, un tempo coperto da un dipinto del Beato Angelico, è ora collocata una ricchissima residenza in argento che incornicia il Salvatore di Andrea del Sarto (1515)

Le cappelle a destra della navata

Cappella di San Nicola da Bari. Proprietà fin dal 1353 della famiglia del Palagio, affrescata nel 1623 da Matteo Rosselli. La tavola dell’altare è di Iacopo Chimenti detto l’Empoli, e raffigura la Vergine con san Nicola e altri santi. Anche i Quattro Evangelisti della volta, e i due episodi della vita di San Nicola nelle lunette, sono del Rosselli.

Cappella del Beato Giovacchino da Siena, dell’Ordine dei Servi. Fu patronato, dal 1371, della famiglia Macinghi. Nel 1677, al posto della tavola della Natività di Nostro Signore, dipinta da Lorenzo di Credi (attualmente agli Uffizi), fu posta l’attuale, il Beato Giovacchino, di Pietro Dandini. Sulla parete sinistra è appeso il Crocifisso in legno, già appartenente all’altare maggiore e intagliato da Antonio e Giuliano da Sangallo (1483). Il monumento sepolcrale del marchese Luigi Tempi è opera dello scultore Ulisse Cambi (1849).

Cappella dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria. Dal 1387 vi ebbe sepoltura la famiglia Cresci. Nel 1643 Matteo Nigetti disegnò l’attuale struttura architettonica. La cupoletta venne affrescata da Baldassarre Franceschini detto il Volterrano con Santa Lucia davanti alla Trinità (1650-1651). Il quadro dei Sette Santi Fondatori è opera del pittore Niccolò Nannetti (1727). Il monumento marmoreo a Fabrizio Colloredo è di Orazio Mochi.

Cappella di San Pellegrino Laziosi dei Servi di Maria. Fu fondata verso il 1425 e intitolata alla Pietà. Nel 1675 Cosimo Ulivelli dipinse la tela dell’altare raffigurante il Crocifisso che risana da cancrena san Pellegrino. Il monumento di marmo della parete di destra, in memoria del medico Angelo Nespoli, è opera di Lorenzo Bartolini (1840). Quello a destra, dedicato a Luigi Garavaglia da Pavia è di Lorenzo Nencini (1835).

Cappella dell’Addolorata. Venne realizzata da Michelozzo verso il 1450 per Orlando di Guccio de’ Medici (di un ramo secondario della famiglia), di cui si vede sulla parete di sinistra il monumento marmoreo attribuito a Bernardo Rossellino. Nel 1455 Andrea del Castagno dipinse nell’ancona dell’altare una Santa Maria Maddalena piangente ai piedi della croce (oggi distrutta). Attualmente, in una nicchia è collocata la statua della Madonna Addolorata. Prima dell’alluvione, era ricoperta da una tela di Raffello Sorbi rappresentante San Filippo Benizi, al quale era stata dedicata la cappella nel 1885. Sulla parete destra un monumento marmoreo della fine del secolo XVI, raccoglie le ceneri di Tommaso de’ Medici, condottiero della flotta del granducato operante nel Tirreno. Gli affreschi delle pareti sono di Cosimo Ulivelli (1677) con I Sette Fondatori dell‘Ordine dei Servi di Maria; e, nelle lunette: i Beati Martiri di Praga, il Martirio del Beato Benincasa e del Beato Piriteo Malvezzi).

Santissima Annunziata Cappella di San Giuliano o di San Giuseppe
Santissima Annunziata. Cappella di San Giuliano o di San Giuseppe

Cappella del Salvatore. Posta sotto l’organo di destra, risale almeno al 1486. Venne decorata di marmi nel 1520 e sull’altare venne posta una tavola di Fra Bartolomeo della Porta raffigurante Il Salvatore e i quattro Evangelisti (attualmente al Museo di Palazzo Pitti), e ai lati: due quadri, con Isaia e Giobbe, dello stesso autore. Queste tavole furono tolte dal cardinale Carlo de’ Medici nel 1556 e al loro posto furono messe delle copie eseguite dall’Empoli. Una copia dell’Empoli si può vedere oggi nella chiesa di San Jacopo tra i Fossi. Fino all’alluvione del 1966, sull’altare si trovava una tavola di Maso da San Friano con l’Ascensione di Gesù al cielo. Al suo posto oggi è presente un mosaico rappresentante Sant’Antonio Pucci dei Servi di Maria, canonizzato nel 1962. I due angeli oranti sui lati, sono attribuiti all’Empoli.

Cappella di Santa Barbara. Posta a destra della crociera, nel 1448 fu affidata alla Compagnia dei Tedeschi e dei Fiamminghi che vivevano e lavoravano a Firenze. Fino a poco tempo era chiamata Cappella degli Sposi. Qui la Compagnia dei Tedeschi e dei Fiamminghi ebbe il proprio luogo sepoltura ed ancora ne rimane la lapide sul pavimento. Un’altra lapide in graffito ricorda Arrigo Brunick, l’artista tedesco che sbalzò in argento il paliotto dell’altare maggiore. Sul pilastro di sinistra, in alto, è il ritratto in marmo del pittore belga Giovanni Stradano. Sull’altare, il quadro di Santa Barbara, dipinto da Giuseppe Grisoni.

Cappella del Santissimo Sacramento detta anche di Santa Giuliana Falconieri, già esistente nel 1350. Posta in fondo ala crociera, fu luogo di sepoltura della famiglia Falconieri. La cappella venne poi detta della Concezione, per una tavola di Matteo Rosselli, posta sull’altare (1605), e rappresentante la Vergine Immacolata. Nel 1676 vi venne traslato il corpo di Santa Giuliana Falconieri, fondatrice delle Suore Mantellate Serve di Maria. Dopo la sua canonizzazione, avvenuta nel 1737, i Falconieri arricchirono con marmi rari la cappella secondo un progetto di Ferdinando Fuga. La cupoletta e la tela dell’altare sono di Vincenzo Meucci, e i due quadri laterali, Morte di Santa Giuliana e Morte di Sant’Alessio Falconieri sono di Giuseppe Grisoni. Recentemente è stato collocato sopra il ciborio dell’altare il Crocifisso delle Misericordie, attribuito ad Alesso Baldovinetti (1456 circa).

Cappella della Pietà. Posta a sinistra della crociera, appartenne dal 1340 alla famiglia dei Pazzi. Nel 1559 divenne proprietà di Baccio Bandinelli. Vi si trova il gruppo scultoreo della Pietà, opera dello stesso Bandinelli che qui è sepolto, assieme alla moglie.

Le cappelle a sinistra della navata

Santissima Annunziata. Cappella dell'Assunta (particolare)
Santissima Annunziata. Cappella dell’Assunta (particolare)

Partendo dalla facciata, procedendo oltre la cappella dell’Annunziata, si trova la cappella di San Giuliano o di San Giuseppe (nota anche come cappella Feroni), fu costruita nel 1451. La decorazione della cappella, arricchita di marmi e stucchi, fu rifatta negli anni 1691-93 su progetto di Giovanni Battista Foggini. All’altare, Andrea del Castagno affrescò un San Giuliano e il Redentore (1455-56). Durante il restauro seicentesco, nel vano sopra l’altare fu posta la tela del Transito di san Giuseppe, del bavarese Johann Carl Loth. Sui due monumenti sepolcrali, della famiglia Feroni, patrona campeggiano la statua di San Francesco del fiorentino Camillo Cateni e quella di San Domenico, di Carlo Marcellini. Le altre sculture sono di Francesco Andreozzi, Isidoro Franchi e Giuseppe Piamontini i medaglioni di bronzo dorato sono di Massimiliano Soldani Benzi. Una lampada d’argento di fine Seicento pende dall’arco della cappella.

Cappella di San Girolamo. Fino a poco tempo fa, la cappella era chiamata del Giudizio Universale, per la tavola di Alessandro Allori, posta sull’altare, e ora spostata nella cappella attigua. Nel 1933 venne alla luce un affresco di Andrea del Castagno raffigurante la Trinità e santi (1453-54) e la cappella riprese il suo nome. Gli affreschi delle pareti, i Profanatori scacciati dal Tempio, Gesù tra i dottori e quelli della volta, il Paradiso terrestre, Profeti e Sibille, Annunciazione, Natività, Presentazione di Gesù al Tempio, Fuga in Egitto sono di Alessandro Allori.

Cappella della Crocifissione. Dal 1450 fu patronato della famiglia Galli. Sull’altare Giovanni Stradano dipinse la tavola della Crocifissione. I due affreschi dei profeti Isaia e Abacuc sono di ignoto, la Resurrezione di Lazzaro, nella parete destra è di Niccola (o Nicola) Monti (1837). Nella parete di sinistra è posto il Giudizio Universale di Alessandro Allori, copia di un particolare del Giudizio di Michelangelo. Originariamente, si trovava nell’attigua cappella di San Girolamo.

Cappella dell’Assunta. La famiglia dei da Rabatta fu la patrona della cappella fin dal 1451. Venne restaurata ne 1667. L’Assunzione di Maria del Perugino, fu qui trasportata dall’altare maggiore. In origine la pala aveva due facciate,(1828 ma venne divisa ed oggi un lato si trova nella Galleria dell’Accademia. Sulle pareti, il David e Golia e l’Arca Santa sono di Luigi Ademollo ). In questa cappella si vedono ancora bene i resti dei pilastri originali che separavano la navata centrale da quelle laterali, prima che queste ultime venissero trasformate in cappelle.

Santissima Annunziata. Cappella di San Girolamo. Alessandro Allori, Profeta
Santissima Annunziata. Cappella di San Girolamo. Alessandro Allori, Profeta

Cappella dell’Organo. Era un tempo dedicata a san Rocco e sull’altare si vedeva la statua in legno del santo che ora è nella cappella della Resurrezione. Essendo stato costruito l’organo nel 1634, la cappella fu affidata alla famiglia Palli che pensò alla ricca decorazione marmorea a opera di Bartolomeo Rossi, e fece dipingere da Cesare Dandini il quadro dell’altare, Assunta che protegge Firenze.

Cappella di San Biagio. Al suo posto era un tempo la cappella di Sant’Ansano. Infatti vi si conserva un affresco con il martire senese, di Bicci di Lorenzo (1440). La tela di San Biagio e altri santi martiri è del secolo XV ma di autore ignoto, mentre di Jacopo Vignali sono le due piccole tele dei Santi Pietro e Paolo. La volta fu affrescata dal Volterrano, che vi effigiò Santa Cecilia in mezzo agli angeli musicanti. Il paramento di marmi è opera di Alessandro Malavisti.

Cappella del Crocifisso. Si trova nella crociera di sinistra, già vecchia sagrestia della chiesa. Nel 1445, divenne cappella padronale della famiglia Villani e fu ristrutturata da Michelozzo. Sull’altare il Crocifisso in legno, è uno di quelli detti dei Bianchi (ante 1404). Ai piedi del Crocifisso due pregevoli statue di terracotta a grandezza naturale, la Vergine e san Giovanni Evangelista della bottega di Luca della Robbia, databili al 1430-1450 circa. La tela che a volte ricopre l’ancona fu dipinta nel 1855 da Ferdinando Folchi, e rappresenta una Deposizione. La decorazione in finta architettura (1746) è di Giuseppe Sciaman (Jean-Joseph Chamant), e la volta, di Vincenzo Meucci. La grande statua in terracotta del San Giovanni Battista sembra sia il modello del S. Giovanni ideato da Michelozzo (1452) per il dossale dell’altare del Battistero (ora al Museo dell’Opera del Duomo). Il fonte battesimale è opera di Giuseppe Cassioli (1958); il paliotto dorato dell’altare e l’urna che accoglie san Fiorenzo, sono di Luca Boncinelli (1689).

Accanto, procedendo verso il centro dell’edificio, si trova la cappella di San Filippo, così chiamata per la tavola dell’altare che rappresenta San Filippo Benizzi, opera del Volterrano (1671). Dello stesso autore è il quadro con San Giovanni Evangelista.

A sinistra della cappella di San Filippo si entra nel vestibolo della sagrestia, che ha sul fondo il passaggio alla tribuna. La sagrestia è un ampio locale a due campate. All’altare si trova una Pietà di Cesare Dandini. Ai lati dell’elegante portale quattrocentesco in marmo, due pregevoli lavabi realizzati da Gioacchino Fortini.

Tribuna circolare (presbiterio)

Santissima Annunziata Presbiterio
Santissima Annunziata Presbiterio

La Tribuna è un grande vano circolare circondato da nove cappelle progettato da Michelozzo (1444)  e completato, con modifiche, da Leon Battista Alberti che costruì anche il grandioso arco di collegamento con la navata della chiesa  Nel Settecento, l’ambiente venne decorato in stile barocco da Giovan Battista Foggini. La cupola venne affrescata dal Volterrano (1680-83) con l’Incoronazione della Vergine.

Il coro ebbe nel 1668 l’attuale sistemazione esterna ad opera di Alessandro Malavisti su disegno di Pier Francesco Silvani. La porta centrale con il gruppo della Carità (in stucco) è del Giambologna (1578). Altre sei statue in marmo posano sulla spalletta del recinto: San Filippo Benizi è attribuita a fra Vincenzo Casali, servita; il Redentore, San Gaudenzio e il San Girolamo sono di Giovanni Angelo Montorsoli, servita (1542 circa); l’Addolorata è di Alessandro Malavisti (1666), il Beato Lottaringo della Stufa è di Agostino Frisson (1668 circa). All’interno del coro il pavimento di marmo risale al 1541; gli stalli di noce su modello dei precedenti, intagliati da Giovanni d’Alesso Unghero nel 1538 furono rifatti nel 1846. I due leggii di ottone, con aquila ad ali spiegate, sono opera pregevole del XIV e XV secolo. Del più antico è stata riconosciuta la provenienza inglese. Il grande leggio in noce al centro del coro è di Antonio Rossi (1852).

All’altar maggiore, un notevole ciborio in argento, opera di Marcantonio Merlini (1655) e paliotto, anch’esso in argento, di Arrigo Brunick (1682).

Nei due pilastri di accesso verso la basilica, sono situati da un lato il monumento funebre di Donato dell’Antella (1702) e statua raffigurante San Paolo, entrambi del Foggini, dall’altro il monumento funebre del vescovo Angelo Marzi Medici di Francesco da Sangallo (1546) e statua con San Pietro di Pier Francesco Silvani.

Santissima Annunziata. Vista del coro
Santissima Annunziata. Vista del coro

Le cappelle del coro, in senso antiorario, partendo dal pilastro di sinistra (rispetto alla navata della chiesa) sono:

Prima cappella con Natività di Maria di Alessandro Allori (1602). Accanto, Episodi della vita del beato Manetto dell’Antella di Alessandro e Cristoforo Allori, da Jacopo Ligozzi e dal Passignano. La volta, molto rovinata, è opera di Bernardo Poccetti.

Seconda cappella con all’altare, Madonna in trono con Bambino e santi di Simone Pignoni (1671) cui si devono anche i dipinti ai lati raffiguranti S. Carlo Borromeo e S. Maria Maddalena de’ Pazzi. Le quattro Virtù cardinali della volta sono di Cosimo Ulivelli.

Terza cappella con all’altare Madonna col Bambino e santi del Perugino. Ai lati due raffiguranti il Martirio di S. Andrea apostolo di ignoto.

Quarta cappella con all’altare Resurrezione di Agnolo Bronzino (1550 circa). A destra statua lignea raffigurante S. Rocco del tedesco Veit Stoss (inizi sec. XVI).

Santissima Annunziata. Bronzino, Resurrezione
Santissima Annunziata. Bronzino, Resurrezione

Quinta cappella, della Madonna del Soccorso, ristrutturata dal Giambologna cui si devono il Crocifisso e i sei bassorilievi con i Misteri della Passione. Sull’altare, tavola con la Madonna del Soccorso attribuita a Bernardo Daddi. La tavola centrale (Pietà) è di Jacopo LIgozziò Le altre due sono di G.B. Paggi (Natività) e del Passignano (Risurrezione). Le due statue dietro l’altare (Vita attiva e Vita contemplativa) sono del Francavilla, mentre le altre quattro (Angeli e Santi) sono di Pietro Tacca. Sulla cupola affresco di Bernardino Poccetti raffigurante il Paradiso.

Sesta cappella. Al centro, Martirio di S. Lucia di Jacopo Vignali (1647-49); a destra Storie dei santi martiri, forse di Niccolò Manetti; a sinistra, Stigmate di S. Francesco.

Settima cappella realizzata dal Passignano, cui si deve anche il dipinto (Guarigione del cieco nato) all’altare. A destra Guarigione dello storpio di Jacopo da Empoli (1604) e a sinistra, dipinto di Pietro Sorri. Gli affreschi sono di Ottavio Vannini.

Ottava cappella con all’altare Sposalizio mistico di S. Caterina di Giovanni Bilivert (1642). A destra, S. Margherita da Cortona di Jacopo Vignali (che ha realizzato anche gli affreschi). A sinistra, dipinto con Maddalena Penitente.

Nona cappella con all’altare tavola di Antonio di Donnino raffigurante S. Anna, la Madonna e il Bambino (1543).