Rassegna stampa

Il Flauto di Pan (blog) – 29 gennaio 2018

I delitti del Mostro di Firenze e un antico manoscritto: a un primo impatto sembrano due elementi inconciliabili, che mai potrebbero avere qualcosa in comune, eppure il romanzo di cui vi parlo oggi si muove su un filo immaginario che li collega svelando verità inimmaginabili.

Si parte da Firenze, ai giorni nostri. Geremia Solaris, studioso, esperto di linguistica e decriptazione di codici, riceve un’e-mail da un suo vecchio docente universitario che gli invia la copia di un vecchio testo e gli chiede aiuto per decifrarlo.

Geremia attraversa un periodo critico della sua vita, rimasto vedovo si è lasciato andare e pare aver perso qualsiasi interesse per il mondo che lo circonda. Giunto alla soglia dei cinquant’anni, si sente ormai finito e trascorre le sue giornate affogando i dolori nell’alcol. Inizialmente accoglie la richiesta del professore più che altro per cortesia, senza avere intenzione di impegnarsi più di tanto nell’impresa, che non lo interessa affatto. Il suo atteggiamento, però cambia, quando l’uomo non si presenta all’appuntamento convenuto per discutere personalmente del libro e Geremia apprende che è morto in uno strano incidente, proprio mentre era diretto a casa sua. Il mistero s’infittisce quando scopre che il manoscritto originale e il computer del professore sono svaniti nel nulla.

Che la sua morte non sia casuale? Che sia legata in qualche modo al vecchio libro e ai segreti nascosti fra le sue pagine?

Il pallido sospetto si trasforma in certezza quando un prete, dai modi poco ortodossi, avvicina Geremia avvalorando i suoi dubbi e mettendolo in guardia da un imminente pericolo. Il religioso in questione è padre Gualberto, ex poliziotto che, prima di prendere i voti, ha fatto parte della squadra investigativa che indagava sui delitti del Mostro di Firenze. È lui a suggerire a Solaris l’idea che vi sia un collegamento fra questi ultimi e l’enigmatico manoscritto; decriptarlo è l’unico modo per far luce sulla vicenda… o quanto meno per avvicinarsi alla soluzione del mistero.

Insolito, per certi versi ardito, il thriller storico orchestrato da Aita getta un ponte fra il controverso caso che negli anni Ottanta ha sconvolto Firenze e una serie di altri crimini che si collocano nel medioevo.  Guidandoci lungo un percorso, intricato e audace, ipotizza che vi sia un unico disegno alla base dei delitti presi in esame e nel mostrarcelo ci fornisce anche la sua chiave interpretativa degli omicidi attribuiti al Mostro, sollevando un interrogativo scottante: il caso può davvero ritenersi risolto o c’è qualcosa che continua a sfuggire perché qualcuno si è adoperato affinché la verità non venisse fuori?

Quello su cui ci sospinge è un terreno in cui fiction e realtà si intrecciano per cui le certezze assolute cedono il passo alle speculazioni, tuttavia ogni ipotesi si fonda su consistenti basi documentali. Nell’insieme il romanzo è avvincente, non solo perché ci propone un intrigante giallo da risolvere ma perché ripercorre pagine di cronaca e di storia molto interessanti. Alcuni passi contenenti riferimenti a momenti salienti e dettagli riguardanti le indagini sul Mostro di Firenze possono rallentare un po’ la lettura se non si conoscono, o non si ricordano bene, tutti gli accadimenti, perché non sempre sono supportati da una completa ricostruzione, presupponendo che il lettore sia già informato dei fatti. Nonostante ciò, si riesce comunque a seguire il filo narrativo che, partendo dal presente, si muove a ritroso nel tempo fino a scavare negli orribili misfatti della Santa Inquisizione, per poi sfociare nel campo dei complotti e delle sette segrete. L’idea che pian piano prende forma è che dietro la lunga serie di omicidi analizzati  ̶  tanto quelli degli anni Ottanta quanto quelli del trecento  ̶  non vi siano dei semplici assassini ma organizzazioni che, restando salde nei secoli, perpetuano l’eterna lotta fra bene e male.

Un’ipotesi che può apparire fantasiosa ma che conserva comunque un contatto con la realtà nel momento in cui ci induce a riflettere su una verità incontestabile: vi sono casi che restano irrisolti perché non sempre chi ha il compito di indagare ha interesse a far emergere la verità; a volte chi si erge a paladino del bene e della giustizia persegue i suoi scopi adottando mezzi discutibili, macchiandosi di atti peggiori di quelli imputabili ai presunti colpevoli.

 

https://il-flauto-di-pan.blogspot.it/2018/01/review-party-il-monastero-dei-delitti.html

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