Palazzo Arcivescovile

Palazzo Arcivescovile Firenze. Il Monastero dei delitti
Palazzo Arcivescovile. La facciata su Piazza San Giovanni

Il Palazzo Arcivescovile di Firenze si trova in Piazza San Giovanni, di fronte al Battistero. Vi è ambientato una scena del thriller Il Monastero dei delitti di Claudio Aita (Newton Compton).

Una sede vescovile esisteva in questo sito già almeno nell’VIII secolo, quando un edificio si ergeva molto più vicino al Battistero di San Giovanni e una porta, detta appunto “Porta del Vescovo”, fra le due costruzioni, segnava il termine del cardo della città romana. Un primo ingrandimento ebbe probabilmente luogo nel sec. XII. All’epoca l’edificio si trovava grosso modo sul sito dell’attuale palazzo e aveva già inglobato l’antica chiesa di San Salvatore al Vescovo, la cui facciata romanica è ancora visibile sul retro, in piazza dell’Olio.

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Palazzo Arcivescovile. Lo stemma di Alessandro di Ottaviano de’ Medici

L’antica sede arcivescovile, in particolare la parte che dava verso il Battistero fu distrutta da un incendio nel 1533. La ricostruzione venne effettuata da Alessandro di Ottaviano de’ Medici (che divenne papa con il nome di Leone XI) il quale affidò l’incarico all’architetto Giovanni Antonio Dosio che realizzò il progetto fra il 1573 e il 1584. Il futuro pontefice fece apporre il proprio stemma personale, con le caratteristiche palle medicee e gli attributi ecclesiastici, sullo spigolo settentrionale dell’edificio.

Nel Seicento e nel Settecento si ebbero lavori di miglioramento e di abbellimento. Nel 1615-1620 venne ristrutturata la Sala di Udienza e decorata dagli affreschi di Nicodemo Ferrucci. Nel 1677 fu aperto un grande portale sul retro, accanto alla facciata della chiesa di San Salvatore, per permettere il passaggio delle carrozze.

Negli anni fra il 1893 e il 1895, la piazza di San Giovanni venne ampliata demolendo la parte dell’edificio a ridosso del Battistero e arretrando la vecchia facciata cinquecentesca. Nel 1895 lo stemma dell’arcivescovo Agostino Bausa, realizzato da Vincenzo Rosignoli, fu collocato sullo spigolo meridionale del palazzo.

Firenze Chiesa di San Salvatore al Vescovo. Il Monastero dei delitti
Chiesa di San Salvatore al Vescovo. La facciata su piazza dell’Olio

L’edificio attuale risulta ormai completamente snaturato rispetto alla struttura originaria. All’interno, vi è un cortile rettangolare con arcate a tutto sesto su colonne doriche e pilastri. Sui due lati più corti si trovano due serliane. Tramite uno scalone settecentesco progettato da Bernardo Ciurini, si giunge al piano superiore dove vi è un loggiato con colonne ioniche.

La chiesa di San Salvatore al Vescovo, la cui facciata è ancora visibile dalla raccolta piazza dell’Olio, rappresenta uno dei pochi esempi superstiti di superficie marmorea originaria, assieme al Battistero di San Giovanni, a San Miniato al Monte e alla Badia. Di probabile origini altomedievali, è documentata già nel 1032. Pare sia stata ricostruita nel 1221, forse da Arnolfo di Cambio. Nel 1737 l’interno fu completamente rifatto su progetto dell’architetto Bernardo Ciurini. Gli affreschi settecenteschi della volta raffigurano l’Ascensione di Cristo di Vincenzo Meucci. Nella navata Resurrezione dello stesso autore. Nella cupoletta del coro, Trasfigurazione di Giandomenico Ferretti cui si deve anche l’Adorazione dei Pastori (1738) dietro l’altare. Le quadrature architettoniche sono opera di Pietro Anderlini.