Galluzzo

Galluzzo (Firenze) - Palazzo del Podestà
Galluzzo (Firenze) – Palazzo del Podestà

Galluzzo è una frazione di Firenze, situata nella parte più meridionale del territorio comunale. Fu comune autonomo fino al 1931 quando il suo territorio venne smembrato fra Firenze, Scandicci, Bagno a Ripoli e Impruneta.
Nei pressi del centro abitato, si svolge una delle scene del thriller Il monastero dei delitti di Claudio Aita (Newton Compton).

Fra i centri di interesse nell’abitato del Galluzzo, vi è il Palazzo del Podestà, ristrutturazione quattrocentesca di un edificio appartenuto alla famiglia Canigiani. Dotato di tre piani è a pianta quadrangolare con cortile interno, attorno al quale si distribuivano la residenza privata del podestà, dei suoi collaboratori, una stanza per le sentenze, una delle udienze, una sala del Consiglio, le prigioni criminali e per le donne e infine una Sala dei Tormenti. Numerosi stemmi sulla facciata (in tutti 42), appartenuti ai vari podestà e risalenti al periodo tra il 1472 e il 1765. Una ventina sono in terracotta invetriata del XV e XVI secolo. Fra di essi spicca quello di Pagolo di Niccolò Frescobaldi del 1503 e circondato da una pregevole ghirlanda di foglie, fiori e frutta. Il portale in facciata presenta invece l’architrave scolpita con gli stemmi di Firenze (il giglio), del Popolo di Firenze, della Parte Guelfa, dei Priori di Libertà e della Lega del Galluzzo.

Galluzzo (Firenze) - La Certosa
Galluzzo (Firenze) – La Certosa

Il Galluzzo è, tuttavia, noto soprattutto per la presenza nelle sue vicinanze della grandiosa Certosa. Il grande complesso venne fondato nel 1341 da Niccolò Acciaiuoli, membro di una delle più illustre casate fiorentine. Alla sua morte, avvenuta nel 1365, i lavori erano quasi completati. Nei secoli successivi, la Certosa venne arricchita e ampliata. In seguito alle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, il ricco patrimonio di opere d’arte andò disperso e venne successivamente solo in parte recuperato. Tornati i Certosini, essi dovettero subire, tuttavia gli effetti delle nuove soppressioni decretate dal neonato Regno d’Italia (1866). I Certosini poterono tornarvi nuovamente nel 1872 anche se non più in qualità di proprietari dell’immobile. Vennero, infine, sostituiti dai monaci Benedettini di osservanza cistercense nel 1958. Nel 2017 ai Cistercensi è subentrata la comunità di San Leolino.

La Certosa, come gli altri edifici dell’Ordine fondato da San Bruno nel 1084, è strutturata in modo tale da poter permettere ai monaci di poter vivere in completa solitudine la loro esistenza, grazie all’ausilio dei monaci conversi che provvedevano a fornire loro tutto il necessario. Isolamento totale che non escludeva, tuttavia, alcuni momenti vissuti in comunità come il pranzo comune durante le festività e l’ora settimanale di colloquio. Le celle degli eremiti (18 nel caso della Certosa del Galluzzo) erano in realtà piccoli edifici strutturati su più piani. Al pian terreno si trovavano tre piccoli vani, uno munito di camino e da una dispensa il cui sportello fungeva anche da tavolo ribaltabile. Allo stesso piano si trovavano altre due piccole stanze con un letto e un inginocchiatoio. Al piano di sopra era situato lo studio del monaco. Fuori un piccolo giardino e l’accesso alla cantinetta. Accanto alla porta, un piccolo sportello consentiva ai monaci conversi di passare il cibo al confratello recluso. Considerate queste caratteristiche, non sorprende che il numero dei monaci all’interno di un monastero cistercense non fosse mai particolarmente consistente. La stessa Certosa del Galluzzo poteva ospitare un massimo di diciotto monaci di clausure e cinque monaci conversi.

Certosa del Galluzzo. Pontormo. Resurrezione
Certosa del Galluzzo – Pontormo. Resurrezione

La struttura più imponente del complesso della Certosa e la prima che balza agli occhi del visitatore è il palazzo Acciaiuoli, detto anche palazzo degli Studi, la cui costruzione venne affidata a Jacopo Passavanti e Jacopo Talenti. Il ricco Niccolò Acciaiuoli avrebbe voluto trascorrere qui i suoi ultima anni di vita ospitando molti giovani promettenti da avviare alle arti. Purtroppo i lavori proseguirono con lentezza tanto che a metà Cinquecento solo il primo piano era stato completato. Attualmente, il pian terreno ospita un laboratorio di restauro librario.

Il primo piano invece, accoglie la Pinacoteca dove sono collocati i grandi affreschi raffiguranti le Scene della Passione che fino al 1952 si trovavano nelle lunette del chiostro grande. Furono dipinti dal Pontormo negli anni 1523-1525 durante il suo soggiorno alla Certosa per sfuggire alla peste che imperversava a Firenze. Le cinque lunette rappresentano l’Orazione nell’orto, Gesù davanti a Pilato, la Salita al Calvario, la Deposizione dalla Croce e la Resurrezione. Attualmente sono disposte tutte sulla parete sinistra del grande salone coperto da capriate. Sulla parete opposta sono esposte copie realizzate nel tardo Cinquecento da artisti quali Ludovico Cardi detto il Cigoli, Jacopo Ligozzi, Giovan Battista Naldini e l’Empoli.
Altre opere esposte sono il Ritratto di Niccolò Acciaiuoli (sec. XVI), la Madonna col Bambino e Santi del Perugino, l’Incoronazione della Vergine attribuita a Mariotto di Nardo, la Santissima Trinità di Paolo Schiavo, San Pietro da Verona e San Giorgio martire di Ridolfo del Ghirlandaio e l’affresco raffigurante Gesù che predica agli apostoli dell’Empoli.
Nella sala adiacente sono ospitati dipinti del sec. XVII (Cosimo Gamberucci, Orazio Fidani, ecc.)

Certosa del Galluzzo - Chiesa di San Lorenzo
Certosa del Galluzzo – Chiesa di San Lorenzo

Dalla rampa di accesso, un cancello immette nel grande spiazzo dominato dalla facciata della chiesa di San Lorenzo, di origine trecentesca ma ristrutturata nel sec. XVI con l’elegante facciata in pietra serena realizzata da Giovanni Fancelli (1556) decorata con le statue di San Lorenzo e San Bruno, fondatore dell’ordine certosino.
L’interno della chiesa è diviso in due parti distinte, una riservata ai monaci di clausura e una destinata ai monaci conversi, quest’ultima, in realtà una specie di vestibolo aggiunto negli anni 1556-1558. Nel coro dei conversi, all’altare si trova un dipinto di Felice Ficherelli (Vergine che appare a san Filippo Neri, 1657-1659), San Benedetto tra le spine (di Tommaso Garelli, 1601) e Santi e beati certosini di Rutilio Manetti e aiuti.
La parte più antica, di impianto trecentesco, è il Coro dei monaci con il presbiterio cui si accede tramite un portale cinquecentesco in pietra serena. Le volte delle prime tre campate sono dipinte da Orazio Fidani (1653-1655), mentre gli affreschi della terza campata e della parete di fondo sono di Bernardino Poccetti (1592). Su tre pareti si trovano pregevoli stalli in noce intarsiati e intagliati, realizzati negli anni 1570-1590 da Angelo Feltrini con l’aiuto dei figli Giuliano di Baccio d’Agnolo e Domenico Atticciati. Straordinario è anche l’altare maggiore in marmi policromi del 1595. Degno di nota, infine, il pavimento marmoreo, anch’esso della fine del sec. XVI.
Le cappelle della chiesa risentono del gusto barocco. In fondo alla navata a destra è la Cappella delle reliquie e affrescata (dal 1597) dal Poccetti con immagini di Martiri e santi (dipinti completati, dopo la sua morte da Lucio Massari, 1612). A sinistra è la Sagrestia. Dal Coro dei conversi, a destra si accede alla Cappella di San Bruno con affreschi attribuiti ad Antonio Randa (1638). Attigua è la Cappella del Beato Niccolò Albergati, morto nel 1443 e beatificato nel 1744 di cui qui si conserva il corpo. Rinnovata alla fine del sec. XVIII, la cappella conserva dipinti di Giuseppe Sacconi (1744) e stucchi di Giovan Martino Portogalli. Altre cappelle sono quella di S. Margherita, con Santa Margherita risanata dagli angeli di Rutilio Manetti (1615 circa), la Cappella di S. Nicola, con Miracolo di san Nicola di Bari di Fabrizio Boschi (1606 circa), la Cappella del Sacro Cuore con tela e affresco nella cupoletta di Joseph Dorffmeister (1798) e la Cappella di san Giovanni Battista, con Predica del Precursore di Pietro Benvenuti (1801).

Certosa del Galluzzo - Chiostro Grande. Particolare del loggiato
Certosa del Galluzzo – Chiostro Grande. Particolare del loggiato

Dalla cappella di Santa Margherita si accede all’Oratorio o Cappella di Santa Maria Nuova, edificata fra fine sec. XIV e inizi sec. XV con pianta a croce greca e rinnovata agli inizi del sec. XVII e nel 1841. Conserva l’originale coro ligneo trecentesco prima posto nella chiesa di San Lorenzo oltre a due vetrate policrome  e due edicole gotiche affrescata nel sec. XVI. Oltre a un dipinto con Martirio di sant’Eulalia di Francesco Curradi e un San Francesco che riceve le stimmate del Cigoli.

Scendendo per una scala decorata da affreschi, si accede alla sottostante Cripta. La Cappella di Tobia, destinata a luogo di sepoltura della famiglia Acciaiuoli, ospita la tomba del fondatore Niccolò Acciaiuoli (morto nel 1365), attribuita alla bottega di Andrea Orcagna. Sul pavimento, tre lastre tombali trecentesche di altri membri della famiglia. La Cappella di Sant’Andrea conserva il sepolcro del cardinale Angelo Acciaiuoli (morto nel 1408) con un bassorilievo attribuito a Donatello, ma più probabilmente opera cinquecentesca di Francesco da Sangallo che curò la decorazione (1550 circa)

Dal piazzale della chiesa di San Lorenzo si accede alla Foresteria, realizzata fra il 1575 e il 1580 ma completata solo alla fine del Settecento. È detto anche Appartamento del Papa perché qui vennero tenuti prigionieri i pontefici Pio VI, fra il 1798 e il 1799, e Pio VII nel 1809.

A sinistra della chiesa si trova il Colloquio, ovvero il Parlatorio, ovvero l’unico ambiente dove i monaci poteva interrompere, una sola volta alla settimana l’obbligo del silenzio. È un ambiente di piccole dimensioni con otto vetrate realizzate da Paolo di Brondo e Gualtieri di Fiandra negli anni 1558-1561 con Storie dell’ordine certosino. A una parete una terracotta invetriata di bottega di Andrea della Robbia con Cristo che porta la Croce. Da un corridoio si accede all’attiguo Chiostrino dei Monaci, di impianto trecentesco ma rimaneggiato negli anni 1558-1559. Questo piccolo spazio costituisce il fulcro all’intero complesso monastico

Certosa del Galluzzo - Il Chiostro Grande

Dal Chiostrino si accede alla Sala del Capitolo, un ambiente ristrutturato tra il 1496 e il primo decennio del sec, XVI. La porta lignea originale è l’opera di un monaco che vi lavorò per circa vent’anni fino al 1501. Sulla parete di fondo, sopra l’altare, una grande Crocifissione affrescata da Mariotto Albertinelli (1506). Al centro del pavimento si trova il monumento funebre del priore Leonardo Buonafede, opera notevole di Francesco da Sangallo (1545) che realizzò anche il pavimento di marmi policromi.

La porta del Refettorio è decorata con una lunetta con San Lorenzo fra due angeli di Benedetto da Maiano (1496). L’ambiente è una grande sala realizzata nel sec. XIV e rifatta attorno al 1494. Di quegli anni è il pulpito in pietra serena.

Il vicino Chiostrino dei Fratelli Conversi risale al 1484 e si sviluppa su due livelli. Al centro è posto il pozzo realizzato da Leonardo Fancelli. Sul chiostrino si aprono le celle dei conversi.

Negli anni fra il 1491 e il 1520 venne realizzato il Chiostro Grande, di chiara impronta rinascimentale, con un armonioso loggiato sostenuto da colonne e decorato con 66 busti in terracotta invetriata (uno per colonna) realizzati da Giovanni della Robbia e aiuti e rappresentanti Personaggi dell’Antico Testamento, apostoli, santi, evangelisti e fondatori di ordini religiosi. Le lunette sopra le porte sono quasi tutte opera di Giovanni di Matteo (1506)