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Pseudobiblia: Firenze e il Necronomicon

Pseudobiblia: Firenze e il Necronomicon
Pseudobiblia: Firenze e il Necronomicon

Devo confessare che ho un debole per gli pseudobiblia (dal greco pseudobiblion) ovvero di quei testi mai scritti, ma che vengono citati come se fossero veri. Il più celebre è il Necronomicon, il libro maledetto creato dal genio di Howard Phillips Lovecraft. Io stesso ne ho fatto uso nei miei libri. Nel romanzo Le colline oscure, per esempio, era un manoscritto che raccontava le vicende oscure della Sindone il vero motore della vicenda. Nel thriller Il monastero dei delitti, che uscirà a gennaio con Newton Compton, la trama ruota attorno a un codice scritto da un monaco francescano vissuto nella prima metà del ‘300. Nello stesso romanzo ho anche introdotto un altro codice maledetto, il Libro delle Evocazioni, che sarà centrale nel secondo episodio.

Sarà il mio grande amore per Lovecraft, ma sono convinto che una trama che coinvolga libri maledetti funzioni sempre. L’importante è non esagerare. E Lovecraft è un maestro in queste cose. La leggenda del Necronomicon è tale che, nonostante si tratti del più celebre fra gli pseudobiblia, c’è ancora chi è convinto della sua reale esistenza. Si tratta solo di un libro inventato, quindi. O no?

La risposta a questo mistero potrebbe trovarsi proprio a Firenze, non a caso in quella città che ho scelto come sfondo per il mio ultimo libro, la “città del Male”, come la definisce uno dei protagonisti. Perché proprio Firenze e non, come sarebbe più ovvio, i deserti della penisola arabica o le tetre città della East Coast evocate così magistralmente da Lovecraft? Recentemente si è tornato a parlare di uno strano ritrovamento avvenuto nel lontano 1912 nella Biblioteca Riccardiana di Firenze, ospitata nel rinascimentale palazzo Medici Riccardi. Ebbene, in quell’anno uno studente, sfogliando un codice alchemico medievale, si era trovato fra le mani un frammento di papiro, finito fra quelle pagine chissà per quale oscuro motivo, con una scritta in antichi caratteri greci. Esso venne catalogato come “Fragmentum Alchemicum Florentinum” e schedato con la collocazione Fr, Ricc. 1.1912.
Sfortunatamente, il frammento andò perduto durante l’alluvione del 1966 quando le acque melmose dell’Arno invasero i locali della storica biblioteca.

Pare, però, che un anno prima fosse stato fotografato e analizzato da alcuni studiosi che avevano datato il papiro all’epoca bizantina ed erano riusciti a tradurre il testo, seppur frammentario. La traduzione risultava la seguente:

ma il più grande (?)
deserto d’Arabia
e (costoro) ululano spaventosamente
e ancor più spaventoso
ma il bugiardo
dal cielo con il
mare (?) nasconde la città
chiamata r liee
salvezza del presente
non è morto ciò
passare di ere

Solo più tardi, una professoressa fiorentina notò delle somiglianze fra il testo del Fragmentum Alchemicum Florentinum con quello del Necronomicon citato da Lovecraft. In particolare con i versi riportati nel racconto Il richiamo di Cthulhu:
Non è morto ciò che può vivere in eterno,
e in strani eoni anche la morte può attendere

Ma la cosa più strana era quel riferimento alla città “r liee”, davvero troppo simile alla R’lyeh che nel Necronomicon indicherebbe la spaventosa città sepolta sotto le sabbie della penisola araba. Una città che è sempre stata identificata con la “Iram dalle mille colonne” citata dal Corano come città maledetta e ripresa dalle Mille e una notte. Una coincidenza notevole. Ancor più impressionante se si considera che Iram non sembrerebbe essere una località leggendaria come si pensava fino a pochi anni fa. Alcuni ricercatori, basandosi su fotografie satellitari scattate dalla Nasa, hanno effettuato delle campagne di scavo nel deserto arabo dove si pensava fosse ubicata la mitica Iram e hanno portato alla luce resti di edifici estremamente antichi.

Il mistero però rimane. Esiste davvero una traccia fiorentina del Necronomicon, il libro maledetto scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred, una specie di stregone yemenita morto a Damasco nel 738? La questione è decisamente intrigante anche perché, la scoperta del frammento di papiro nella Biblioteca Riccardiana, avvenuta nel 1912, sarebbe di diversi anni precedente (secondo la biografia ufficiale) la pubblicazione dei primi racconti di Lovecraft riguardanti il testo maledetto. L’autore si sarebbe, quindi, ispirato a testi realmente esistiti?

Inutile dire che neanche delle fotografie del 1965 che documenterebbero il misterioso Fragmentum Alchemicum Florentinum vi è più traccia. Si tratta solo di un’ennesima, per quanto affascinante, leggenda? O qualcuno ha preferito far sparire le prove di un collegamento inconfessabile? Di sicuro, sarebbe lo spunto per un romanzo avvincente. E Firenze non smette mai di essere un luogo di segreti e di misteri senza fine.

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