Chiesa di Sant’Ambrogio

Chiesa di Sant'Ambrogio, Firenze
Chiesa di Sant’Ambrogio, Firenze

Chi osserva l’attuale facciata della chiesa di Sant’Ambrogio, una superficie spoglia e abbastanza anonima, non può immaginare di trovarsi di fronte a un edificio ricchissimo di storia e di opere d’arte.
All’interno della chiesa si svolge una delle scene del thriller Il Monastero dei delitti di Claudio Aita, con il protagonista, Geremia Solaris, che vi si reca per cercare risposte alla soluzione dei terribili misteri dei quali è testimone.

La chiesa viene menzionata la prima volta nel 988 come edificio sorto nel luogo dove nel 393 sarebbe stato ospitato sant’Ambrogio in visita a Firenze, ma potrebbe essere ancora più antica, forse fondata nel VII secolo come cappella di un convento femminile sorto a memoria del passaggio del santo. All’epoca della visita del santo vescovo milanese questo luogo era posizionato fuori dalle mura, in aperta campagna, vicino alla Croce del Giogo che ricordava il luogo del martirio di san Miniato. Un tabernacolo in terracotta policroma di Giovanni Della Robbia, posto su un lato della piazza raffigura il santo in posa benedicente.

Firenze, chiesa di Sant'Ambrogio, cappella del miracolo del Sacramento
Chiesa di Sant’Ambrogio a Firenze. Cappella del miracolo del Sacramento

Appartenente alle monache benedettine, che vivevano nell’attiguo convento, il 30 dicembre 1230, la chiesa fu teatro di un miracolo eucaristico: un vecchio parroco, di nome Uguccione, trovò alcune gocce di sangue raggrumato nel calice con il quale il giorno prima aveva celebrato la messa e che la sera prima non aveva pulito a dovere. Con grande meraviglia delle monache e del popolo il sangue fu subito raccolto in un’ampolla di cristallo e ne fu informato il vescovo e tutto il clero cittadino. Il vescovo Ardingo Foraboschi, per meglio accertarsi del prodigioso evento chiese di visionare l’ampolla e dopo averla tenuta per un giorno nella sua stanza, la rimandò al convento dentro una ricca custodia d’avorio con intarsi d’oro e fodera di stoffe preziose.
Il miracolo ebbe una risonanza anche fuori da Firenze e alimentò la devozione intorno al mistero eucaristico, trent’anni prima di quello più celebre di  Bolsena, immortalato da Raffaello nelle Stanze vaticane, a seguito del quale venne istituita la festa del Corpus Domini.

Per il grande afflusso di fedeli, alla fine del Duecento la chiesa di Sant’Ambrogio fu ampliata e ricostruita in forme gotiche. La pianta è pressoché fedele a quella odierna, con una lunga aula rettangolare a navata unica, con un presbiterio rialzato. Ai lati del presbiterio si aprono due cappelle laterali, delle quali la più grande a sinistra è la Cappella del miracolo, decorata un secolo dopo.

Chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze. Interno
Chiesa di Sant’Ambrogio a Firenze. Interno

A qualche decennio posteriore risale l’affresco della Madonna del latte in trono, coi santi Bartolomeo e Giovanni, attribuito alla scuola di Andrea Orcagna (in passato ritenuta anche opera di Agnolo Gaddi) sulla destra vicino all’ingresso. La sinopia è stato staccata nel corso del restauro conseguente all’alluvione del 1966, e adesso si trova sulla parete anteriore della chiesa. Allo stesso periodo risalgono altri affreschi come la Deposizione attribuita a Niccolò Gerini, un tempo dietro al quarto altare laterale di destra, sotto la cui sinopia, pure staccata e posta sulla controfacciata interna, fu ritrovato la sinopia di un affresco ancora più antico, un Sant’Onofrio attribuito al Maestro di Figline, oggi restituito alla sua collocazione originaria. Altri affreschi trecenteschi più deteriorati sono un’Annunciazione di scuola fiorentina dietro il primo altare a sinistra e un Martirio di San Sebastiano, attribuito ad Agnolo Gaddi, posto vicino al primo altare di sinistra. Di attribuzione a Lorenzo di Bicci è la pala della Madonna con bambino e santi sulla cappella alla destra dell’altare, mentre la vicina pala della Madonna in trono con bambino e santi, sulla parete di destra, è attribuita a Giovanni di Bartolomeo Cristiani.
La venerata reliquia era conservata sull’altare maggiore, dove ai primi del Quattrocento era stata adornata prima dalla Sant’Anna Metterza di Masaccio e Masolino (1424-1426) e poi dall’Incoronazione della Vergine di Filippo Lippi (1447), due preziosissime pale oggi entrambe agli Uffizi. Analoga sorte è toccata anche alla Madonna col Bambino e santi, detta anche Pala delle convertite, di Sandro Botticelli che pure un tempo si trovava in questa chiesa.

Presto le monache vollero nuovamente ristrutturare l’edificio, soprattutto desiderose di valorizzare adornando degnamente la cappella detta del miracolo, a sinistra dell’altare maggiore. Fu incaricato Mino da Fiesole di scolpire un tabernacolo marmoreo (1481-1483): l’opera raffigura nella predella a rilievo il prete Uguccione che affida la reliquia alla badessa di Sant’Ambrogio. Davanti a questa sua opera Mino da Fiesole chiese e ottenne di essere sepolto.

A Cosimo Rosselli fu invece chiesto di affrescare la cappella (1486 circa), usando come soggetto il Miracolo del Calice, un evento ritenuto prodigioso per la storia locale: una processione del 1340 con in testa l’esposizione del sangue miracoloso, che avrebbe salvato Firenze dalla peste. La piacevole scena, nella quale figura anche un autoritratto del pittore sulla sinistra assieme ad altri personaggi del suo tempo, è ambientata nella piazzetta davanti alla chiesa, attentamente descritta nelle forme allora contemporanee con uno sfondo paesaggistico e curiosi particolari. Di questo affresco è stata staccata anche la sinopia, che adesso si trova sulla parete subito prima della cappella. Questa sinopia è interessante sia per le linee guida nella parte superiore, d’aiuto per il posizionamento prospettico degli edifici, sia perché i corpi, a differenza dell’affresco, sono disegnati senza le vesti in alcuni particolari, probabilmente per aiutare l’artista a ricordarsi meglio dei volumi che i drappeggi dovevano coprire. Alla realizzazione dell’opera avrebbe contribuito anche un giovane Fra Bartolomeo.

La pala del Baldovinetti della vecchia sistemazione della cappella, che presentava un buco in basso dove era riempito dal tabernacolo, fu integrato da Michele da Larciano detto il Graffione, suo allievo, con la Madonna adorante il Bambino al centro della tavola, trovò collocazione su un altare della parete di sinistra della chiesa dove si trova ancora oggi.

Fra la fine del Quattro e i primi del Cinquecento, furono sepolti in Sant’Ambrogio numerosi artisti, oltre a Mino da Fiesole, anche Andrea Verrocchio, Simone del Pollaiolo detto il Cronaca, i fratelli Del Tasso e Francesco Granacci, dei quali restano le lastre tombali sul pavimento o sulle pareti.
La venerata reliquia era conservata sull’altare maggiore, dove ai primi del Quattrocento era stata adornata prima dalla Sant’Anna Metterza di Masaccio e Masolino (1424-1426) e poi dall’Incoronazione della Vergine di Filippo Lippi (1447), due preziosissime pale oggi entrambe agli Uffizi. Analoga sorte è toccata anche alla Madonna col Bambino e santi, detta anche Pala delle convertite, di Sandro Botticelli che pure un tempo si trovava in questa chiesa.

Nel 1468 le monache vollero spostare la reliquia in una cappella appena costruita a destra dell’ingresso: sul nuovo altare, il tabernacolo con il calice miracoloso era riquadrato dalla tavola con Angeli e i santi Ambrogio, Lorenzo, Giovanni e Caterina d’Alessandria adoranti di Alesso Baldovinetti.

Annessi alla chiesa di Sant’Ambrogio sono ancora visibili gli edifici che costituivano il complesso dell’ex-convento di Sant’Ambrogio che, nonostante le pesanti manomissioni successive, ha una storia molto importante che risale al medioevo.
Probabilmente, è proprio all’interno di questo monastero, all’epoca abitato da monache benedettine, che si svolge gran parte della vicenda trecentesca e del processo inquisitoriale narrato nel libro Il Monastero dei delitti di Claudio Aita.