Angelo Clareno

Angelo Clareno
Angelo Clareno

Angelo Clareno, al secolo Pietro (Chiarino, Cingoli, 1255 circa – Santa Maria d’Aspro, Lucania, 1337), così chiamato dal luogo di nascita entrò nell’ordine dei francescani, aderendo alla corrente dissidente degli Spirituali, diventane uno degli esponenti di spicco. Aderì alle idee del mistico calabrese Gioacchino da Fiore e per questo fu condannato al carcere a vita nel 1280. Liberato nel 1289, venne inviato in Armenia da cui tornò in occasione dell’elezione al pontificato di Celestino V. Dopo l’abdicazione di quest’ultimo, iniziò la persecuzione degli Spirituali da parte del nuovo papa Bonifacio VIII. Dovette fuggire un’altra volta in Grecia (1296) dove acquisì una discreta conoscenza del greco e tradusse in latino varie  opere patristiche come la La scala del Paradiso di Giovanni Climaco. Rientrato nel 1305, dopo la morte di Bonifacio VIII, divenne il capo degli spirituali delle Marche e dell’Umbria.

Nel 1311 fu ad Avignone presso papa Clemente V dove fu processato e prosciolto. Dopo aver incitato alla ribellione gli spirituali di Narbona durante una cerimonia in memoria di Pietro di Giovanni Olivi venne scomunicato nel 1317 da papa Giovanni XXII, acerrimo nemico degli spirituali. Morto il cardinale Giacomo Colonna, suo protettore (1318), si rifugiò a Subiaco. Quindi, per sfuggire all’Inquisizione, in Lucania presso il convento di Santa Maria dell’Aspro, dove attirò tantissimi fedeli del luogo. Qui morì il 15 giugno 1337 e la sua tomba divenne meta di frequenti pellegrinaggi. Angelo Clareno fu venerato dai suoi seguaci che lo considerarono un santo. Ispirandosi al suo insegnamento, fondarono la Congregazione dei Clareni che venne riconosciuta dalla Chiesa e unita definitivamente ai francescani osservanti da Pio V nel 1568.

Fra i suoi scritti si ricordano l’Historia septem tribolationum Ordinis Minorum, narrazione delle persecuzioni subite dagli spirituali, da Francesco d’Assisi al 1325 circa, l’Expositio regulae fratrum Minorum, un’Apologia ad Alvaro Pelagio e innumerevoli scritti ascetici, originali e tradotti dal greco.

Angelo Clareno viene citato nel romanzo Il Monastero dei Delitti di Claudio Aita.

 

Clicca qui per tornare indietro